“Stella stellina” di Kaori Ekuni

Scritto da  Domenica, 24 Luglio 2016 

A quanto pare, per Mutsuki l'onestà era una cosa terribilmente importante. Era disposto a qualunque sacrificio pur di essere onesto. Anche una fastidiosa seccatura come quella assemblea di famiglia, per dire. Per fortuna io diventavo sempre più disonesta, anche per lui.

In un Giappone ancora fortemente condizionato da rigide norme sociali che, in molti casi, antepongono il rispetto delle apparenze alla libera espressione individuale Kaori Ekuni, classe 1964, racconta la storia di Mutsuki e Shoko, coppia di novelli sposi. Mutsuki, giovane medico, e Shoko, traduttrice, vivono una quotidianità ordinaria, fatta di ritualità domestiche in via di costruzione, di rapporti di lavoro e famigliari. Attraverso uno stile che alterna un costante descrittivismo pittorico - certamente il richiamo più forte alla tradizione e alle radici culturali giapponesi – e una prosa asciutta, paratattica, incline ad un'ampia inserzione di dialoghi (che mostra una forte influenza della narrativa anglo-americana contemporanea), l'autrice apre ai lettori uno spazio domestico che si rivela, con l'avanzare delle pagine, molto meno convenzionale di quanto le apparenze lascerebbero supporre. Mutsuki e Shoko hanno portato a compimento il percorso che le rispettive famiglie e la società avevano segnato per loro: gli anni di studio, il raggiungimento di una buona posizione professionale, il matrimonio. Un matrimonio a “tavolino” che ai genitori offre quel tipo di tranquillità data dalla “normalizzazione” dei rapporti - in una società fortemente basata sul rispetto dei ruoli – e che per i due protagonisti invece rappresenta la sola occasione per poter essere sé stessi in modo completamente onesto e trasparente. Mutsuki ha un compagno, Shoko soffre di disturbi depressivi, il matrimonio è la sola “protezione” possibile per le loro esistenze. Kaori Ekuni restituisce ai lettori la complessità che si può celare dietro alle categorie sociali e alle relazioni apparentemente più tradizionali e, al contempo, rivendica un diritto alla libera espressione individuale che, in larga parte, passa attraverso l'affermazione di un personaggio femminile forte e determinato, la cui coerenza nell'affermazione di bisogni e desideri non si trasforma mai in eroismo rivoluzionario o in stoica dedizione.

Shoko è vulnerabile, il soggetto potenzialmente debole, ma rifiuta il ruolo di donna da proteggere rivendicando invece l'assoluta dignità tanto delle sue scelte razionali, quanto dei suoi eccessi emotivi. Non rappresenta un personaggio e si rifiuta di giocare un ruolo, ma lo fa con la consapevolezza dei limiti imposti dal contesto in cui vive. Non si scaglia in una lotta impari contro il sistema, lo scardina utilizzando gli strumenti a sua disposizione e, allo stesso tempo, facendosi carico delle difficoltà e incertezze del marito. Definita dalla rivista letteraria Hatoyo! come una delle principali esponenti della narrativa L-bungaku (direttamente collegata ai movimenti di liberazione della donna) insieme ad autrici come Hiromi Kawakami, Setsuko Shinota e Fumio Yamamoto, Kaori Ekuni può certamente essere inserita fra le scrittrici di riferimento di quella terza ondata femminista attente ad affrontare i temi dell'emancipazione, dei diritti, del rispetto delle individualità, anche nei casi di maggior messa in discussione dei modelli eteronormativi.

L'omosessualità, il disagio mentale, la critica alle norme sociali, maternità e paternità (vere e surrogate), l'apertura a nuovi rapporti affettivi e di relazione, la convivenza con i modelli familiari acquisiti sono al centro di questo romanzo che, con una leggerezza in cui non c'è traccia di superficialità, apre nuovi e interessanti spiragli sul quel Giappone contemporaneo troppo spesso costretto dentro rappresentazioni stereotipate che ne hanno fatto da una parte il baluardo della più sfrenata modernità, dall'altra la roccaforte di una tradizione dalle tinte romantiche non prive di una certa nostalgia.

Stella stellina
di Kaori Ekuni
Atmoshpere libri, 2013.

Articolo di Caterina Bonetti

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