"Soltanto il cielo non ha confini" di Guido Mattioni

Scritto da  Giovedì, 01 Gennaio 2015 

Un libro è anche un oggetto e parla con la sua carta oltre che con la sua storia: i libri di Guido Mattioni cominciano dalla copertina e dal titolo, un messaggio forte e centrale, la suggestione malinconica e determinata dell’avventura che è la vita. “Soltanto il cielo non ha confini è letteratura pura, nutrita dalla conoscenza e dalle esperienze di un inviato speciale che ha visto con i propri occhi luoghi e persone, ascoltato voci, cercato indizi, ma che ci restituisce una vera storia letteraria, non un reportage camuffato da letteratura. Ben scritto, senza contaminazioni televisive ed effetti speciali, ha il gusto della buona lingua, con momenti poetici come anche la capacità di piegarsi ai diversi registri dei personaggi. Non domina i protagonisti, non li omologa attraverso la propria voce, non ce li restituisce in uno stile ‘unificato’ e conformato come un buon cronista. Guido si nasconde per farli vivere e restituirceli nella loro tenerezza, brutalità, qualche volta volgarità. Senza moralismi, il libro è anche un messaggio etico che attinge ai valori universali dell’esistenza, della responsabilità dell’uomo con se stesso, alla ricerca del proprio benessere profondo, con il coraggio di andare e tornare a se stesso.

E’ una storia di emigrazione dal sud verso “l’America”, una metafora del sogno e della promessa per chi è disposto a tutto non avendo nulla da perdere. Il confine tracciato dal Rio Grande, un nome presuntuoso come ci racconta l’autore con una certa ironia, è tracciato sulla terra dagli uomini ma non ha un senso, se non di strumentalizzazione politica. L’umanità in cielo non è separata né divisa da barriere. Questo confine è secondo al mondo solo a quella tragica linea immaginaria che separa la Sicilia dalla Tunisia e che a livello internazionale viene detta una faglia sociale. Segna infatti un divario incolmabile tra due mondi che si costeggiano, ma viaggiano lontani anni luce tra un ‘nord’ nei due casi citati, ricco e vecchio, e un ‘sud’, povero e giovane. La storia di trafficanti di uomini e braccia, di disperati strappati alla propria patria che annaspano in un nuovo mondo che spesso diventa un nuovo inferno è la storia di un’ordinaria follia, tremendamente attuale.

Nel libro – del quale non voglio svelare nulla nella trama – c’è una vicenda personale e familiare di due gemelli, Hernando e Diego che lasciano i genitori in due momenti distinti per varcare il confine e prendono due strade divergenti. Si rincontreranno in circostanze dolorose e forse i loro destini si separeranno per sempre, ma non è dato sapere. Per uno dei due ci sarà un viaggio di ritorno che non è quello dell’Ulisse di Tennyson, che rientra ad Itaca malinconico e come prigioniero, smanioso di ripartire. Il suo ritorno sarà autentico perché ogni viaggio è comunque di sola andata e quello che si è conosciuto e vissuto lontano da casa ci cambia per sempre e ci fa assaporare e vivere le nostre origini con una consapevolezza matura. Non è un tornare indietro, non è inutile: il viaggio di ritorno è un passo avanti verso una meta interiore. Mi pare che questo sia il messaggio centrale della storia, garbato ed elegante, come nello stile del suo autore. C’è anche lo spirito dell’avventura, l’importanza di farsi carico del rischio della vita perché è solo misurandosi con la tentazione e la diversità di un mondo tanto agognato, che Hernando comprende che le sue esigenze per raggiungere la felicità non contemplano grandi necessità consumistiche. C’è un bisogno altro, che non è necessariamente migliore o più spirituale, è semplicemente la vocazione di ognuno e per Hernando, che diventa protagonista verso la fine del libro - così Diego lo è nella parte centrale del racconto - è il recupero dell’identità della terra simboleggiata dalla dimensione olfattiva che è il nostro senso più animale e più autentico ché non può essere ingannato.

Una storia ricca di metafore che però resta pienamente narrativa, senza accenti didascalici, lasciando al lettore lo spazio dell’interpretazione.

Infine, nello snodo della vicenda, c’è l’esperienza giornalistica di un giornalismo di frontiera, da prima linea, dove la cronaca è l’anima della redazione, perché è prima di tutto storia di persone.

Soltanto il cielo non ha confini
di Guido Mattioni
INK Edizioni , 2014
€ 14,00

Articolo di Ilaria Guidantoni

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