“Sissi Boy” di Francesca De Angelis

Scritto da  Lunedì, 17 Novembre 2014 

La conferenza del signor S. G.
Monologo teatrale

di FRANCA DE ANGELIS

Liberamente ispirato alla storia vera di Kirk Andrew Murphy

Un testo scritto per il teatro, un monologo con lo spirito e il ritmo di una commedia, il contenuto e l’esito di una tragedia. E’ anche un esempio di teatro giornalistico, in parte strutturato come una conferenza, come una testimonianza-confessione e una cronaca.

Recensito per Saltinaria.it in occasione della rappresentazione teatrale di Galliano Mariani a Castrovillari per il Calabbria Teatro Festival che si è tenuto dal 16 al 9 ottobre scorso – riproposto recentemente a Milano al Filodrammatici nella rassegna Illecite visioni – ho voluto leggere il testo di Franca De Angelis perché ho intuito che le parole ascoltate dal palcoscenico meritassero di essere “ruminate”, ascoltate nel silenzio, dilatate. Il testo di Franca De Angelis, pescarese, sceneggiatrice per il cinema e la televisione, è incisivo, pungente, con un’ironia che in certi momenti è dilagante; in altri graffiante, crudele, con accenti di lirismo e di tenerezza. Condensa con grande abilità tecnica, in poche pagine una storia rendendola leggibile, come un racconto, non semplicemente come un copione da portare in scena; tanto che a mio parere meriterebbe di diventare un racconto lungo o un romanzo breve. Ne ha tutti gli ingredienti; basta solo cambiare la cottura per avere un piatto nuovo. Probabilmente questa capacità le è dovuta anche alla sua esperienza da entrambe le parti della barricata.

Trasferitasi a Roma, infatti, a diciotto anni, dove ad oggi vive e lavora, ha trascorso qualche anno come attrice e aiuto regista, diventando poi sceneggiatrice per il cinema e la televisione (collaborando con registi come Carlo Lizzani e Giuliano Montaldo). Il cortometraggio da lei scritto “Senza parole” ha rappresentato l’Italia agli Oscar nel 1997 e ha ricevuto il David di Donatello. Per le sale è autrice fra l’altro del film “La vespa e la regina”, con Claudia Gerini. Dopo aver lavorato a lungo – e con successo per la tv – si è recentemente si è avvicinata alla drammaturgia teatrale con “Sissy boy” (prima rappresentazione al Festival dell’Incanto, con Galliano Mariani, regia di Anna Cianca), tra altri lavori. Nel testo scritto si gusta soprattutto la riflessione intimistica, la confessione, il vissuto del protagonista, in scena “bilanciato” dal rilievo di altri personaggi – pur immaginati e raccontati dall’interprete unico – e dal video che crea un piano secondario dove emerge la figura della madre. La vicenda è quella di un bambino, Sergio Bello, “diverso”, un maschiofemmina come lo definisce il fratello Carlo con un evidente disprezzo, che non dispiace affatto però all’oggetto di questo apprezzamento. E’ la storia di una “correzione” forzata che lo porterà a rinunciare alla propria vocazione per farsi amare dalla madre; a diventare un bambino talpa, ovvero invisibile, un adolescente talpa, fino ad un giovane e un uomo talpa. Malgrado i tentativi più o meno goffi di tentare strade diverse, l’elaborazione analitica, l’accettazione di sé, soprattutto il perdono verso la madre, l’epilogo sarà tragico. Il testo mette insieme molti spunti che giocano sulla forza devastante dei traumi infantili spesso inflitti senza cattiveria, a volte con leggerezza, talaltra per troppo amore o semplicemente per incapacità e sulla difficoltà di uscirne in modo definitivo per vivere e non semplicemente sopravvivere. Il messaggio è positivo, anche se questo aspetto passa forse più in teatro che nel testo scritto, perché si può tornare a vivere e ricostruirsi ma è molto difficile. La memoria di un trauma, soprattutto la memoria del corpo non è facile da recidere, al di là della volontà. Soprattutto, emerge in modo quasi grottesco e struggente ad un tempo, è molto complesso riprogrammarsi. La tenerezza, il ritrovarsi bambino, che la scrittrice sottolinea anche nella regressione del linguaggio del protagonista, sembra non consentire il salto dal sogno alla realtà forse perché quell’anima bambina è stata violentata proprio nel suo gioco e nel mondo della fantasia dove tutto o quasi è possibile.

Articolo di Ilaria Guidantoni

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