“Settantotto. Comincia l’agonia della Prima Repubblica” di Fabio Galluccio

Scritto da  Sabato, 28 Marzo 2015 

Un’idea decisamente originale, per una lettura scorrevole e per raccogliere le idee su un anno spartiacque al quale nessuno aveva mai pensato di dedicare tanta attenzione. Se il ’68 è un simbolo acquisito come per altro il Duemila, la fine degli anni Settanta con riferimento a dodici mesi che hanno cambiato l’Italia, non era mai stata presa in considerazione. Una scrittura piana eppure carica di emozione, attraverso il filtro del vissuto di chi allora era un ragazzo di ventiquattro anni, senza però indugiare su sentimentalismi e personalismi. Un’analisi lucida e sintetica che accostando e raccogliendo fatti e novità di quell’anno, quasi naturalmente si ha un mosaico con un disegno al quale forse non avevamo pensato.

Settantotto, per me allora bambina, evoca un passaggio radicale nella mia vita – un fatto del tutto personale – quale il mio trasferimento a Milano e insieme il passaggio alla coscienza civile alla quale non sapevo ancora dare un nome: il rapimento Moro commentato dai miei genitori fu il mio primo tuffo nella politica. Ho così letto queste pagine con la curiosità di ritrovare quello che ho conosciuto più tardi o vissuto inconsapevolmente in diretta, per sentito dire o per sentito e basta.

L’autore mantiene una partecipazione discreta, lasciando parlare i fatti ed uscendo allo scoperto soprattutto per raccontare il suo amore per la letteratura e il cinema, a fare da colonna sonora ai fatti rumorosi di quell’anno. Nel 1978, secondo Galluccio, c’è la chiusura dell’ultima frangia della cultura rivoluzionaria degli anni Settanta e l’anticipazione di quello che verrà, anche molto tempo dopo. In quell’anno finisce un’utopia della sinistra con il rapimento Moro, lo scardinamento del dialogo politico e la premessa per una nuova necessità di collaborazione dopo il compromesso storico; inizia la concretizzazione di una marcia sociale in termini legali con la legge Basaglia e l’approvazione dell’aborto; mentre l’attacco a Bankitalia muove il mondo verso la confluenza, connivenza e confusione tra politica e finanza. E’ l’anno in cui emerge l’affaire della Loggia P2 ed emerge la figura di Berlusconi. Fu allora che inizia la sua ascesa che cambierà la comunicazione italiana: colui che per primo ha parlato del libro come prodotto (di marketing). E’ l’anno della violenza, della mafia che viene allo scoperto e dell’inizio della fine delle ideologie che lascia dietro di sé una scia di morti e feriti impressionanti spesso addirittura vittime collaterali dei bersagli. Infine è l’anno che mette in crisi le nuove certezze: quelle sopravanzate dal Sessantotto che ha dato vita ad una nuova cristallizzazione dopo l’abbattimento del modello della società tradizionale: presidenti della Repubblica e Papi compresi non sono inamovibili.

I fatti citati tra quelli di cronaca, sotto le luci della ribalta politica nazionale e gli eventi culturali sono molti e lascio al lettore il piacere di scoprirli o di ritrovarli o, ancora, di rileggerli all’interno di un contesto organico con la giusta distanza del tempo e della memoria.
Un merito va all’autore: la capacità di tenersi lontano dal manicheismo tra bene e male. Non è un libro a tesi e chi scrive non si sente necessariamente dalla parte giusta soprattutto perché nel suo dichiarato liberalismo gobettiano si mette al riparo dalla spartizione tra destra e sinistra, nell’anno acuto dello scontro frontale, associato dai più e storicizzato, rispettivamente, come il male e il bene e poi, ipocritamente, declinato nel politicamente scorretto e corretto.
Un libro che si legge volentieri e facilmente, come un diario ritrovato per molti, come un viaggio allo scoperta di quell’alveo che custodisce il nostro presente per i giovani di oggi, figli di una generazione che purtroppo ha dimenticato la storia.

Settantotto
Comincia l’agonia della Prima Repubblica
di Fabio Galluccio
Oltre Edizioni
14,50 euro

Articolo di Ilaria Guidantoni

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