“Senza salutare nessuno. Un ritorno in Istria” di Silvia Dai Pra’

Scritto da  Sophie Moreau Martedì, 24 Settembre 2019 

Un testo conciso e denso che parte da un viaggio come metafora di un incontro, del recupero della memoria, di luoghi non conosciuti ma vissuti indirettamente attraverso la propria storia familiare: meta l’Istria. Scritto quasi paradossalmente oserei dire con leggerezza visto l’argomento doloroso e spinoso che tratta, il male della guerra, eredità pesante che si propaga nelle generazioni, come un lascito che ad un certo punto è necessario aprire e conoscere, il libro è in bilico tra il reportage, il diario di memorie, la storia familiare, una non proprio autobiografia, con alcune pennellate da romanzo. Un testo asciutto, frutto, si intuisce, di un serio studio e ricerca documentata, sebbene conservi un respiro narrativo che non aderisce mai completamente al giornalismo.

 

L’autrice, un dottorato su Elsa Morante, e un lavoro da insegnante, nata a Pontremoli e cresciuta a Massa, ripercorre la storia tra partigiani e foibe per scavare nelle contraddizioni personali, familiari, e in quelle di un popolo intero, cercando di capire se non sciogliere le stesse almeno nello spazio della propria vita. E’ il riconoscimento della vicenda delle foibe che Silvia Dai Pra’ affronta anche nel proprio percorso scolastico di chi la storia la deve insegnare non dico con imparzialità perché il mito del Positivismo è morto alla sua stessa nascita ma con lucidità.
Molti italiani hanno potuto vedere al cinema ma anche in TV, proprio lo scorso inverno, il film di Maximiliano Hernando Bruno Rosso Istria, sulla storia di Norma Cossetto, brutalizzata e gettata in una foiba solo perché figlia di un funzionario fascista. E qualcuno come dice l’autrice non era neppure fascista. Era solo un italiano.
Quello che resta impresso, del lavoro di due anni, di domande della scrittrice che sembravano dar fastidio e di un interrogativo profondo e irrisolto dentro di lei legato all’anoressia del padre, è che in guerra le persone fanno cose terribili, da entrambe le parti. Nel testo pero la Dai Pra’ non è interessata tanto alla contrapposizione tra fascisti-nazisti – spesso solo italiani - e partigiani, quanto a lasciar affiorare la realtà e a fare qualche osservazione come quando scrive “il nazismo faceva della morte una mostra permanente di corpi maciullati….il comunismo invece la morte la nascondeva. Il nazismo trucidava, il comunismo faceva sparire….forse il comunismo nascondeva i suoi morti perché non erano previsti alla radice… perché il comunismo voleva essere ideologia d’amore e non di morte…”.
La violenza però è spesso la stessa anche di segno opposto e quello che preme all’autrice è non tanto il dialogo sulle ideologie che restano sullo sfondo quanto i segni e le cicatrici che queste e le loro degenerazioni lasciano sulla pelle. Una storia intima e privata affidata soprattutto alle due nonne.
Una sorta di terapia psicanalista della propria vocazione anche politica, alla luce della storia. Un modo nuovo per riflettere senza giudizi e tesi preconfezionate e uno spunto di riflessione, se mi è consentito, per chi oggi continua ad essere di sinistra e a sentirsi di sinistra, cercando una nuova configurazione.


Senza salutare nessuno. Un ritorno in Istria
di Silvia Dai Pra’
Laterza
i Robinson
Bari, 2019
pp. 161
16,00 euro

Articolo scritto da Sophie Moreau

TOP