“Sempre fiori mai un fioraio”

Scritto da  Domenica, 16 Ottobre 2016 

Ricordi a tavola

Paolo Poli con Pino Strabioli

Una lunga chiacchierata a puntate che assomiglia a una colazione tra amici, lontano dal tono della biografia, frizzante, gustosa e irreverente per certi aspetti come il suo protagonista. Un libro a due voci tra ricordi e voglia di imparare ogni giorni, di cogliere l’attimo senza presenzialismi, ma con l’intensità spontanea dell’essere eterno bambino. Sullo sfondo Roma di oggi e il teatro italiano con i suoi protagonisti dietro le quinte.

Il titolo ci racconta molto e nulla del libro, una battuta che ne traccia lo spirito. Non è un libro scritto da qualcuno su qualcun altro quanto una conversazione a quattro mani che diventa una sonata a tavola dove la traccia è data dalla piccola ladra, il registratore. Una conversazione tra amici, intimi, affascinati e in una dimensione di reciprocità che si avverte e che diventa un’altra storia accanto a quella raccontata. “Sempre fiori e mai un fioraio”, senza svelare troppo è una battuta di Paolo Poli rivolta a Pino Strabioli e ripresa alla fine del libro da Franca Valeri per una sorta di lieto fine, che segna l’inizio di un’amicizia oltre che del testo. E’ un libro che corre nel segno della vivacità orale, da leggere più che raccontare perché Poli si racconta a spizzichi e bocconi come avviene in una conoscenza non in un’intervista e si segue lo svolgimento della vicenda su un doppio binario, quello degli incontri con Strabioli, dove lo si vede attraverso gli occhi del narratore, si colgono le mosse, i tic, le inclinazioni, i gusti del quotidiano, da una parte; quello del Poli sul palcoscenico e dietro le quinte, dell’infanzia, della giovinezza, del successo e delle malinconie che intreccia presente e passato sempre guardando a un futuro. Poli non vuole infatti fare lezione e raccontare la propria esperienza perché ha ancora la voglia di imparare. C’è tanto della sua infanzia e della grande tenerezza e complicità con la propria famiglia, una nonna, la mamma maestra, il padre trasgressivo e compagno di giochi, la sorella Lucia, amata. C’è la povertà che non diventa miseria dell’infanzia, il mondo e il gusto fascista che gli fa paura, la fascinazione per la religione popolare e il grande amore, quello per i libri. Come si dice in un passaggio del libro “Ho imparato più dalla letteratura che dalla vita. Non ho mai voluto scrivere un libro. Ho preferito leggerli…Io recito, scrivere è un’altra cosa.” Il ritratto che emerge è una figura amata non solo dal pubblico, ammirata, curiosa, che è sempre pronta all’amore ma forse non a innamorarsi: “Amori veri mai avuti. Mi garbava uno che vedevo sul tram le rose che non colsi”. C’è in questa confessione non sfrontata o arrogante, forse appena malinconica, senza autocommento. Dei libri invece si innamora e in modo scherzoso il libro traccia la sua educazione sentimentale da Flaubert che con Madame Bovary a suo parere ha scritto uno dei libri più belli al mondo, a Marcel Proust, al noiosissimo Manzoni, al Dante del Paradiso che nessuno aveva immaginato prima. Naturalmente c’è tanto teatro tra amici e compagni di viaggio ed un particolare si nota: Poli parla solo bene o non parla degli altri, non è incline al pettegolezzo. Sicuramente emerge anche una grande affresco al femminile da Laura Betti sua amica e complice come molte donne in un gineceo del quale si sente parte integrante. La sua vita è un palcoscenico perché il teatro appare a Poli come la versione credibile e più autentica della vita. Per Strabioli è l’ultimo rappresentante del teatro italiano all’antica, un vero capocomico e non è difficile crederlo visto che per Poli la letteratura è quotidianità.

Sempre fiori mai un fioraio
Ricordi a tavola
Paolo Poli con Pino Strabioli
Controtempo – Rizzoli
Ia edizione maggio 2013
14,00 euro

Articolo di Ilaria Guidantoni

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