“Se questa è una donna” di Luca Attanasio, Associazione culturale L’Erudita

Scritto da  Domenica, 06 Aprile 2014 

Tre racconti, tre storie di donne e di dolore, ma anche di grande dignità. Un viaggio nell’orrore delle migrazioni, fughe dal dramma attraverso l’inferno, nella speranza che non viene mai meno. Testimonianze giornalistiche in forma di novella, il linguaggio delle emozioni che non mitiga l’orrore, ma lo umanizza attraverso le emozioni. Un lavoro legato al giornalismo dell’autenticità, oltre dati e numeri, provando a immergersi nell’altro. Una scrittura piana, schietta, corretta, con una bella capacità iconopoietica in grado di farsi donna, gioire e soffrire con ognuna di loro e, oserei dire, noi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Yergalum Aminata e Shirin, tre vite di donne, tra l’Africa, l’Iran e l’Afganistan, in fuga da una vita misera, di stenti o di umiliazione, di solitudine interiore. Un viaggio rocambolesco attraverso l‘inferno dei trafficanti di uomini dove l’essere donna è un punto a sfavore. Tutte con un mito: andarsene, non solo, arrivare in Italia. Tre donne di coraggio, ritratti che non si commiserano, non maledicono la vita, anzi la apprezzano come solo chi ha metabolizzato la sofferenza per vincerla con la forza interiore e non con il potere. Luca Attanasio raccoglie testimonianze con lo spirito del giornalista, senza risparmiarci particolari dell’orrore né edulcorare le vicende, né vestirle di un suo messaggio. Il narratore si rende trasparente, entra nel cuore dei suoi personaggi, ne prende le sembianze ed è solo la voce. Si fa ascolto, risuonando totalmente di loro. Il valore del libro è proprio in questa capacità di camminare sul crinale tra la narrazione, la novella e l’indagine, che fa emozionare il lettore perché è credibile.


L’idea di questo libro nasce dalla rielaborazione di decine di interviste svolte presso il centro “Passaggio nei Territori di Giano”, il servizio per vittime di tortura e richiedenti asilo dell’ININMP (Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti e per il contrasto della Povertà), Ospedale San Gallicano di Roma.
Nel testo riecheggia infatti la conoscenza e la dimestichezza con temi sociali quali l’emarginazione, l’emigrazione, i diritti umani e la familiarità con alcuni paesi, ma soprattutto con la dimensione del viaggio, fuori dalla sfera turistica. La nota originale delle tre storie che non vorrei svelare, è l’atteggiamento delle donne, in un caso di una bambina che lasciamo alla fine della storia una ragazza, giovane. Passano attraverso il dolore fisico, la tortura, la violazione e le umiliazioni, la paura, la desolazione e non si paralizzano per lo sconforto. Sono più sensibili al dolore morale che a quello fisico e per una donna sembra strano. Soprattutto sono donne che nella loro femminilità trovano coraggio e forza ma non la rabbia, neppure la voglia di rivincita, solo una grande dignità e questo è un messaggio di grande insegnamento che forse le donne europee e americane hanno bisogno di accogliere perché le loro battaglie, sono state e sono, al contrario, troppo spesso combattute in nome della rivendicazione. C’è in questi profili – commovente nell’ultima storia – una disponibilità grandiosa all’ascolto, all’accoglienza, alla fiducia nonostante tutto nel maschile, che può essere guidato dall’orrore verso una vita dignitosa. Pur nella loro crudezza queste storie lasciano un buon sapore non perché finiscono bene, almeno con la speranza di un nuova vita, quanto perché sono in grado di dare coraggio, al di là del contesto, che sia l’Etiopia, il Burkina Faso, o l’Iran, per diventare un inno alla vita che è più forte di tutto e riserva atrocità insospettabili e amori tenerissimi. Sembra che l’umanità, soprattutto al maschile e in condizioni estreme, abbia difficoltà a trovare le modulazioni medie di frequenza, diventando bestiale o angelica.

 

“Se questa è una donna”
di Luca Attanasio
Associazione culturale L’Erudita
Euro 13,00

 

Articolo di Ilaria Guidantoni

 

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