"Salammbô", Gustave Flaubert

Scritto da  Lunedì, 18 Agosto 2014 

L’estate è anche il tempo ideale per rileggere o leggere un classico mancante ché c’è bisogno di tempi più dilatati. E’ proprio questo che salta agli occhi a chi sempre più, pur allenato a leggere, è abituato a letture contemporanee o di letteratura corrente. I classici non sono necessariamente più impegnativi ma richiedono un ritmo lento, meditato.

 

Da molto tempo desideravo leggere Salammbô, opera di Gustave Flaubert, poco nota almeno in Italia, dopo la mia frequentazione con Cartagine, dov’è ambientata la vicenda, ed essendo venuta a conoscenza dell’amore di questo autore francese per la Tunisia, segnatamente l’allora quartiere reale de’ la Marsa (oggi il quartiere internazionale dove vivo come molti francesi e italiani di Tunisi). Flaubert è in qualche modo un autore esotico per l’epoca, grande conoscitore del mondo arabo grazie ai suoi viaggi tra Tunisia, Siria ed Egitto nonché viaggiatore europeo. Formatosi a Parigi, figlio dell’alta borghesia, frequentatore schivo di intellettuali e salotti, in particolare amico di Victor Hugo, fu il traghettatore della letteratura francese dal romanticismo al realismo, come dimostra questa narrazione, che lega i due aspetti attraverso la storia.

Con Salammbô ci trasferiamo nel III secolo avanti Cristo, nel 241, durante la prima delle Guerre Puniche, e la Tunisia fa ingresso nel romanzo moderno storico. Flaubert rincorre la bellezza, il bello stile primariamente, senza diventare lezioso, ma regalando pagine di scrittura prima ancora che di racconto, che oggi suonano non consuete e con un lavoro di finitura ormai quasi scomparso dal francese attuale. Sullo sfondo della storia un incontro d’amore che cozza con la Ragion di Stato e destinato al fallimento con la morte di entrambi gli innamorati, la principessa Salammbô, figlia di Cartagine o meglio Amilcare – padre di Annibale – e il mercenario Libico Matho. Da sottolineare la ricostruzione della fedeltà dei luoghi che per chi li conosce bene li ritrova, la dovizia dei particolari dei costumi e dell’arte della guerra di allora, frutto di uno studio approfondito e documentato ben lontano dal gusto spettacolare della fiction poco credibile di oggi.

Flaubert ci regala un racconto oggi forse datato nel gusto, ma raffinato, scrupoloso, un grande affresco, mitigato dalla delicatezza della figura femminile, quasi trasfigurazione della dea fenicia Tanit, simbolo della fecondità. E’ una storia di Cartagine antica, nella sua fierezza, ben prima della sua distruzione, quando i Cartaginesi impiegano i mercenari per ingrossare le fila dell’esercito contro Roma. In embrione già il rischio dell’arruolamento di soldati di provincia che non essendo pagati adeguatamente da Cartagine, dopo la festa nei giardini della capitale con la quale si apre il libro, si rivoltano contro lo stesso Amilcare, anche se poi vengono annientati. La storia corre su tre binari paralleli, rispettivamente la campagna, che porta al trionfo di Cartagine e alla ferocia sul nemico Matho sconfitto insieme al suo fedele servitore greco, Spendius che gli deve la riconoscenza per la vita (storia di un’amicizia nel senso classico del termine); la vicenda d’amore appena accennata, con Salammbô che è quasi una dea, la preoccupazione di Amilcare che la destina al re dei Numidi e l’amore incondizionato del suo alleato e poi nemico; e la vicenda magico-religiosa del mantello di Tanit che condurrà poi alla morte i due innamorati.

Un testo datato forse, ma utile per uno sguardo europeo dalla parte dei Cartaginesi, non scontato nell’epoca nella quale scrive Flaubert; un’occasione per leggere pagine di un elegante francese e la voglia di viaggiare per capire che contagia l’Europa prima di trasformarsi in gusto dell’esotico e in varianti orientaliste. Io l’ho letta nell’edizione tunisina di Cérès stampata da Finzi, ma ovviamente ce ne sono miriadi.

Salammbô
Gustave Flaubert
Cérès éditions – Imprimerie Finzi, Tunis 2008
5,800 dinari tunisini

Articolo di Ilaria Guidantoni

TOP