“Romances sans paroles” di Paul Verlaine

Scritto da  Sophie Moreau Sabato, 24 Giugno 2017 

Un testo poetico che rivela il Verlaine più intimo, contraddittorio, innovativo e rivoluzionario, nella lingua come nel sentire, in qualche modo dissacrante, con la sua lirica che oserei dire “sgrammaticata”, ironica, dove l’aulico e il popolare si intrecciano senza che l’uno riesca a prevalere sull’altro.

 

Il testo è una raccolta esile presentata in questa edizione con un saggio introduttivo ampio, accompagnato da note scrupolose, seguite da un dossier articolato per concludere con una biografia. Nell’insieme è una lettura impegnativa che nella parte critica contrasta quasi con la struttura “leggera” della composizione. La raccolta è stata scritta tra il 1872 e il 1874, anno di svolta che costituisce un tornante significativo per la poesia di espressione francese. E’ l’inizio difficile della III Repubblica, il disincanto che caratterizza il secondo Impero, il dominio del denaro, un senso di pessimismo quando gli echi della rivoluzione del 1830 sono ormai lontani. Pesa sul paese la disfatta della Guerra franco-prussiana del 1870 e il fallimento della Comune di Parigi con i suoi strascichi post-rivoluzionari. In questo anno di chiude anche l’epoca dell’avventura che aveva riunito diversi dissidenti parnassiani tra i quali Verlaine e Rimbaud ma la poesia, al contrario di quanto crede Banville, sta rinascendo. Cero è necessaria un rivoluzione perché come ossrva Verlain la poesia e il romanzo francesi sono sempre meno tradotti e letti perché gli autori sono ripiegati su loro stessi, sull’effetto estetico, sul proprio sentire intimo che non riesce a cogliere l’universale. Quest’opera – di appena qualche decina di pagine – forma una piccola antologia, componendo un volumetto come spesso la critica ha sottolineato che in qualche modo si accorda anche nella forma con quella scrittura “minore” nella quale si era già provato con i Poèmes saturniens. La brevità è sinonimo in questa raccolta di densità così come la divisione quadripartita obbedisce all’energia delle “piccole frasi” e anche la grafica con i suoi vuoti e pieni scandisce il ritmo del sentire. Una parte della critica ha focalizzato l’attenzione sull’elemento autobiografico legato all’incontro con Rimbaud e la relazione turbolenta che ne è seguita. D’altronde Rimbaud fu un lettore scopritore di Verlaine, quello delle Fêtes galantes, astuto consigliere di una lettura che trova rivoluzionaria e “senza coerenza”. In effetti il volume – che avrà tre edizioni, la seconda, del 1887, è quella recensita, forse la più equilibrata e curata: la prima, del 1874, fu corretta poco e a distanza perché l’autore era in carcere e in quella del 1891 sono state introdotte innovazioni – non obbedisce a nessuna regola ed è una contaminazione di generi diversi che attraversa toni differenti e generi eterogenei, quasi giustapposti: accanto all’elemento lirico, c’è quello erotico talora quasi scabroso – qualche volta perfino scientifico – emblematico in alcuni componimenti dal fin troppo titolo esplicito (come il Sonet du trou du cul) e ironico, ma anche quello popolare, della canzone e della filastrocca con un ritmo musicale che costringe il lettore ad una lettura ad alta voce per poterne apprezzare lo spirito. Mescola l’aspetto sofisticato e quello della canzone popolare parigina e insieme disegna con le parole, ispirato da molta pittura (Verlaine stesso è un disegnatore). Arduo se non con un’analisi minuziosa e specialistica commentare le poesie che lascio al lettore per il piacere di scoprire in una lettura sonora che porti alla luce le sinestesie frequenti e l’andamento delle Ariettes il cui termine per altro di origine italiana evoca la partitura musicale: nella settiman il ritmo è dato dalla specularità tra cuore e anima, uomo e donna. Nella seconda parte, Paysages belges, emerge l’elemento pittorico di Verlaine, il piacere per la descrizione che avvicina la composizione alla prosa del cahier Quinze jours en Hollande. La lunga composizione Birds in the night ci riporta al Verlaine più intimo, al travaglio e alla contraddizione del suo sentire ed è ritenuto dalla critica un testo cerniera per l’unità della composizione. Il poema si conclude con Aquarelles, pennellate dalle quali emergono istantanee nelle quali è difficile distinguere il sentire interiore e quello della natura in una rispondenza chiaroscurale. Nell’insieme l’opera prelude al simbolismo lontana anche fisicamente dalla corposità dei testi massicci del Naturalismo francese, che va nella direzione dell’identità tra poeta e artista, tra poeta e musicista, facendo sì che la parola anche graficamente si de materializzi in favore di un verso musicale, ineffabile che molto tempo dopo sarà teorizzato dal filosofo russo naturalizzato francese Wladimir Jankélévitc ne La musique et l’ineffable. Anche quando la musica è una ballata, una canzone Verlaine è innovativo perché non le imita ma ne restituisce l’essenza, ci gioca in chiave ironica, ne assimila lo spirito senza però rinunciare a elevarsi verso la lirica, l’intimità come in modo geniale fa quando riscrive il mito dell’ebreo errante. 

Romances sans paroles
di Paul Verlaine
Présentation par Arnaud Bernadet
GF Flammarion
Paris, 2012
Euro 5,50

Articolo di Sophie Moreau



Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

TOP