“Roma è una bugia” di Filippo La Porta

Scritto da  Lunedì, 25 Agosto 2014 

Un viaggio nel mosaico di Roma le cui tessere sono i quartieri, mondi dentro un macrocosmo, che a loro volta contengono altri universi, per certi aspetti inconciliabili, per altri intrecciati. Il testo di Filippo La Porta è scritto in uno stile piano e semplice, scorrevole quanto raffinato, un concentrato della storia e del tessuto sociale romano che ci porta a spasso senza tesi, con incantamento non scontato, né romantico, e un’ironia pungente, originale, che non si appunta sulle stereotipizzazioni dei romani.

 

E’ una storia che racconta attraverso la mappa della città la storia, incorporando l’oggi della Grande bellezza ad epoche lontane, toccando aneddoti, sfiorando i monumenti, le abitudini della gente, i caratteri, citando qua e là gli eventi. La chiave di lettura originale è offerta dalla prospettiva degli scrittori. La Roma che ne emerge è il ricordo del protagonista, l’autore, negli Anni ’70 delle assemblee studentesche partendo dal quartiere dei Parioli, dove il vissuto personale è un’emozione distillata, attraverso lo sguardo di scrittori e intellettuali, nonché dell’occhio di pittori di cui Filippo La Porta si è nutrito, essendo un Critico letterario.

Nulla di accademico però nel suo fluire, rende la letteratura non solo voce e ritratto del luogo, ma essa stessa personaggio. Gli scrittori spesso sono stati anche i compagni di viaggio dell’autore che non è mai in primo piano, mantenendosi nella giusta distanza di io narrante e nello stesso tempo guardandosi egli stesso come personaggio. A volte si ha l’impressione che La Porta nel rievocare quei giorni si riveda come in un album fotografico e animi un personaggio, Filippo, ormai distillato dall’immediatezza della cronaca e del diario. C’è un aspetto molto interessante, a mio, giudizio che è il valore del libro come elemento vivo di relazione umana in grado di tessere reti che sostengono amicizie e rapporti. Conoscere lo stesso libro è come avere un’amicizia in comune, rafforza il legame, a volte lo compromette e comunque diventa un elemento di condivisione dal quale non si può prescindere. Quando, come ricorda l’autore, si è letto Il mito di Sisifo di Camus, si ha un’esperienza comune, così come il compagno che si era fatto parte diligente di una lettura impegnata quale La montagna incantata di Thomas Mann, diventa l’interprete per il gruppo di questo testo, il delegato, grazie al quale è un po’ come se tutti avessero letto il libro. Da questa considerazione emerge la centralità dei centri di formazione, i caffè, le piazze, i luoghi di aggregazione dove la gente quando il telefono era solo quello di casa, e ancora quasi un lusso, non aveva bisogno di darsi appuntamento per trovarsi e ritrovarsi.

C’è appena una vena di malinconia nello sguardo di La Porta che pure sembra dire che Roma contiene e continua a far vivere tutte le stratificazioni temporali, ma che in parte ha perso il filo, quello del dialogo. Ci restano pur sempre i libri e questo è certamente uno strumento prezioso e un’insolita guida di viaggio. Nessuno la chiami guida turistica perché La Porta è scrittore raffinato e sottile, un viaggiatore vero della profondità che non ha bisogno di percorrere chilometri per fare un cammino. E’ questo il potere dei libri. In questo testo l’epicentro è Piazza del Popolo, una ‘bugia’ come Roma – secondo quanto recita il titolo, perché in effetti la parola è il popolus, il pioppo e non il popolo. Una metafora che racconta l’anima barocca di questa città, il suo vero mood anche quando cerca di essere un’avanguardia.

Roma è una bugia
Filippo La Porta
Laterza Editori

Articolo di Ilaria Guidantoni

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