"Ricette per ragazze che vivono da sole" di Noemi Cuffia e Ilaria Urbinati

Scritto da  Martedì, 24 Marzo 2015 

Cosa significa vivere da sole? Quali sono le principali difficoltà che una ragazza si trova a dover affrontare?

E’ ciò che Noemi Cuffia e Ilaria Urbinati provano a spiegare nel loro breviario. Lo fanno con un linguaggio semplice e con immagini volutamente non ricercate. Siamo di fronte al racconto di una normale giornata di una ragazza che vive da sola, che le nostre protagoniste illustrano e descrivono con grande capacità di osservazione.

E’ la vita reale quella che viene descritta, dove le donne emancipate non vedono più nel matrimonio l’istituzione che regola la vita e l’unico mezzo per abbandonare la casa paterna. Le nostre autrici giocano sui luoghi comuni, che vogliono le donne spaventate dalle blatte e a loro agio con Bryan Adams, il pigiama e le cuffie; sempre alle prese con vicini fastidiosi e problemi in cucina. E a volte giocare con gli stereotipi, rappresenta l’unico – se non il solo – strumento per prendersi un po’ meno sul serio.

Ma una ragazza che vive da sola, riesce ad affrontare le giornate di pioggia ed il montaggio di una libreria Ikea. Le nostre autrici chiosano con “vivere da sole è un’avventura”.

E cosa significhi Avventura (una di quelle parole che a me piace scrivere con la lettera maiuscola) può saperlo solo chi ha provato le emozioni, le paure, le speranze raccontate in quelle pagine.

Un breviario che ha come unico scopo quello di aiutare le ragazze a sentirsi meno sole. Un breviario non può essere esaustivo, ma Noemi Cuffia e Ilaria Urbinati, che seppur affrontino un tema non originale, hanno dimostrato guizzi di talento quasi istintivi nel tratteggiare il ritratto di questa ragazza, simbolo di una larga fetta della popolazione femminile di oggi.

Ricette per ragazze che vivono da sole
di Noemi Cuffia e Ilaria Urbinati                                                                                                                                                                           Pubblicazione: marzo 2015

Grazie a Irene Roncoroni - Ufficio stampa Zandegù

Articolo di Romina Attianese

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