Raffaello Lettera a papa Leone X

Scritto da  Sophie Moreau Domenica, 29 Marzo 2020 

Il libro con l’introduzione di Valerio Terraroli, uscito il 19 marzo scorso, per Skira editore per la collana Skira MiniSaggi, presenta la celebre lettera di Raffaello a papa Leone X sulla protezione e conservazione degli edifici antichi e la rinascita di Roma, scritta nel 1519 da Raffaello Sanzio e Baldassar Castiglione e indirizzata a papa Leone X. La missiva avrebbe dovuto essere la prefazione di una raccolta di disegni degli edifici della Roma imperiale eseguita dal pittore su incarico del pontefice. In un momento nel quale fioriscono le pubblicazioni sull’artista questo libro ha il merito di farcelo conoscere dalla sua stessa penna e di portare alla divulgazione un documento-manifesto della cultura rinascimentale, programma di urbanistica che, per la morte subitanea sia di Raffaello sia del Pontefice che lo aveva incaricato come primo soprintendente della storia, rimase solo sulla carta, almeno in quei termini. Roma rinascerà, ma con il volto barocco.

 


Raffaello, da Urbino dove si forma nella bottega di Pietro Vannucci detto il Perugino, arriva a Firenze per respirare l’Umanesimo quindi a Roma per studiare l’antico, dove riscuoterà grande successo, importanti commesse e soprattutto un incarico prestigioso. Ed è qui che lo conosciamo dal presente testo.
Il libro presenta la versione integrale della Lettera al Pontefice della quale non si possiede la stesura originale. Il primo atto di questa storia è identificabile nel 27 agosto 1515, quando Leone X, già cardinale Giovanni de’ Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico, con un breve comunicato, redatto da Pietro Bembo, nomina Raffaello, già responsabile della Fabbrica della basilica di San Pietro (dal giugno 1514), prefetto, e dunque responsabile, di tutti i marmi e di tutte le lapidi di Roma e dell’area compresa entro le dodici miglia dalle mura della città allo scopo, da un lato, di fornire di materiali edili la fabbrica petrina, e, dall’altro, di sottoporre alla verifica di un esperto, prima di qualsivoglia riutilizzo, ogni iscrizione e frammento riemerso nel territorio dell’Urbe e nell’area circonvicina. Si trattava di una carica inedita e di enorme prestigio, in pratica il primo soprintendente ai monumenti della storia. Il Pontefice era preoccupato della conservazione per un mercato dell’arte non accorto al quale il Sacco di Roma del 1527 infliggerà un altro duro colpo. Raffaello era nel pieno fulgore della sua poliedrica attività, la sua bottega gestiva in contemporanea diversi cantieri, dall’enorme Fabbrica di San Pietro a Villa Madama, e produceva dipinti, disegni, progetti architettonici e decorativi, e incisioni, che diffusero in modo esponenziale la sintassi raffaellesca in Italia e in Europa.
A fianco del pittore si muoveva con sapienza Baldassar Castiglione, conte mantovano, letterato, erudito, ambasciatore dei Gonzaga presso la corte pontificia che riteneva Raffaello il miglior interprete del suo Cortigiano. I rapporti tra Castiglione e il papa Medici erano stretti, anche se non facili.
La lettera ha sollevato un ampio dibattito che ha visto una lettura chirurgica del testo, come ci dice Terraroli, per decifrare e distinguere i contributi dei due autori, la prima parte attribuita a Castiglione, la seconda, più tecnico-scientifica a Raffaello. La lettera è ritenuta nondimeno un documento unitario e organico, un testo metodologico, con un obiettivo progettuale, quello di acquisire una messe di informazioni per costruire un insieme di regole necessarie al fine di recuperare appieno la capacità realizzativa dell’architettura antica, in linea con quel desiderio di vedere rinascere Roma secondo gli auspici degli umanisti presenti alla corte papale al ritorno di quella civiltà, innestata nella cultura cristiana, e da essa riformata, come stavano a dimostrare le architetture degne di eguagliare la grandezza antica, quali la basilica di San Pietro e le Logge Vaticane. La centralità della Chiesa intesa come patria dei cristiani che era divenuta tutt’uno con l’Urbe antica è un concetto ribadito nella Lettera. Dal testo si evince la competenza dell’Urbinate e di Castiglione in materia di architettura, la devozione per gli antichi per i quali alcuni traguardi che nel Rinascimento sembravano inarrivabili, risultavano facili nell’età classica. Tanto che si legge ad un certo punto: “tutta questa Roma nuova che ora si vede, quanto grande ch’ella sia, quanto bella, quanto ornata di palagi, chiese e altri edifici che la scopriamo, tutta è fabricata di calce e marmi antichi”.
Raffaello nondimeno contrappone alla maniera tedesca, gotica, la grandezza della cultura rinascimentale a favore della seconda che di fronte al degrado nel quale si trovò Roma, evidenzia l’atteggiamento diverso assunto dall’età moderna, che si è opposta decisamente all’epoca barbarica per una rinascita dell’antico in chiave nuova. Il suo recupero, tuttavia, non può che essere parziale e frammentario, considerate le gravissime perdite subite: tra la perfezione degli antichi e la barbarie dei secoli oscuri, all’età moderna spetta una posizione intermedia, di studio e di imitazione.
La seconda parte dell’epistola è dedicata a questioni tecniche relative a uno strumento, ideato da Raffaello, probabilmente una sorta di sestante o di meccanismo graduato innestato su una bussola, necessario per eseguire precise misurazioni degli edifici posizionandoli secondo le coordinate spaziali allo scopo di disegnare, in modo coerente e riconoscibile, la mappatura di Roma antica con l’esatta collocazione, estensione e relazione degli edifici di cui restavano ruderi o poche tracce riconoscibili.
Anche se il linguaggio è tecnico, la Lettera lascia trapelare la passione di Raffaello per restituire al ‘cadavere’ di Roma – secondo la definizione di Castiglione – lo splendore antico. Il progetto fu purtroppo interrotto per la morte prematura dell’artista nel 1520 seguito l’anno dopo da Leone X. Il programma presentato nel testo, regola aurea, modello per la contemporaneità, formulario per un sostanziale rinnovamento dell’architettura, connessione diretta con la grandezza del passato in antitesi con l’architettura d’Oltralpe, progettualità e legittimazione del volto di una nuova Roma resta seppur inattuato in quei termini una grande testimonianza della cultura Rinascimentale.


Raffaello Lettera a papa Leone X
a cura di Valerio Terraroli
copertina flessibile
Skira Editore, 2020
Collana SkiraMiniSaggi


Articolo di Sophie Moreau

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