“Questa sono io” di Antonella Questa

Scritto da  Mercoledì, 13 Dicembre 2017 

Una scrittura gustosa con un piglio dolce amaro per illustrare la difficoltà dell’essere donna ma anche le potenzialità del femminile. Un viaggio drammaturgico, ironico, non faceto, in due situazioni che possono presentarsi nella quotidianità, credibili proprio per la loro apparente superficialità, come appare ad uno sguardo superficiale. Un tassello che va a formare il mosaico delle scritture al femminile che parlano di donne e che sono soprattutto per uomini. Un invito dunque alla lettura.

 

Due testi drammaturgici di un’autrice che fin dal titolo gioca ironicamente con se stessa nella riproduzione del proprio cognome. Antonella Questa vive e lavora tra Italia e Francia dove traduce e promuove testi di drammaturgia contemporanea francese; è anche autrice e regista di cortometraggi comici e ha firmato per il teatro testi impegnati e premiati come Il rapporto Lugano, Dora Pronobis, Stasera ovulo (Premio Calandra 2009 come Miglior Spettacolo e Miglior Interprete).
Il libro raccoglie, con una scrittura fresca e tutta improntata sul dialogo, due testi, il primo dei quali Vecchia sarai tu, si annuncia fin dal titolo combattivo. Scritto insieme a Francesco brandi, una signora ottantenne è ricoverata in un ospizio contro la propria volontà. A seguito di una caduta e di un’ospedalizzazione viene messa in una casa di riposo che sembra a tutti la soluzione migliore, tranne che per lei che è disposta a fuggire ad ogni costo. D’altronde il figlio è lontano, la nuora avida e sempre sola, è impegnata a consolarsi, mentre la giovane nipote non ha mai tempo se non per sé. E’ certamente uno spaccato della società e per meglio dire della famiglia di oggi dove la disgregazione interna e la pressione sociale e lavorativa esterna, comprimono l’affettività in senso funzionale. Al contempo però la vita si allunga non solo quantitativamente: soprattutto la “vecchia generazione” non è vecchia per niente e non intende rinunciare a vivere in senso pieno. Il testo ci regala tre figure di donne in tre età diverse che segnano l’evoluzione o forse bisognerebbe dire l’involuzione del tempo che passa.
Svergognata racconta invece la storia di una certa Chicca, donna borghese con una vita che apparentemente funziona fino a quando non scopre che il marito la tradisce e tutto crolla. Ma di dolore non si muore e anche se il percorso è lungo una resurrezione c’è per tutti. La storia più vecchia del mondo al tempo di oggi si scopre e si consuma in gran parte virtualmente con video piccanti e foto eccitanti sullo smartphone. La differenza con il passato è che in mezzo all’inconsistenza dei rapporti e delle costruzioni familiari tenute insieme spesso per tradizione, perbenismo, qualche volta pigrizia, in nome dei figli, come le raccomanda la madre – così attenda all’essere “perbene” della figlia, senza essere certo un esempio di virtù – c’è la possibilità di scegliere e di cominciare una nuova vita. Chicca è disposta a tutto per riconquistare lo sguardo innamorato del marito, con qualche goffaggine e molta tenerezza ma questo le regalerà soprattutto uno sguardo nuovo su se stessa. Se all’inizio dichiara infatti che “non voglio abituarmi al dolore. Non voglio far finta di niente. Voglio il mio Guido, rivoglio il nostro amore…”; poi dirà che vent’anni passati dietro al marito, alla casa, ai figli, “gli anni passati con mia madre ossessionata che la mia immagine corrispondesse a quella di una donna come si deve”, sono stati perduti. Perché? “Cosa guardavo in questi vent’anni?” Si chiede. “Guardavo loro…e mi sono persa di vista”.

Questa sono io
Antonella Questa
Caracò editore
collana Teatri di carta
2017 Bologna-Napoli
8,00 euro

Articolo di Ilari Guidantoni

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