"Quella notte sono io" di Giovanni Floris

Scritto da  Sophie Moreau Domenica, 14 Maggio 2017 

Romanzo dal ritmo incalzante, una vena noir che diventa claustrofica senza che la capacità di mantenere alta la tensione possa classificare il libro solo come un giallo. C’è il romanzo di formazione, l’attenzione all’attualità sociale sul fenomeno del bullismo, lo scavo psicologico. Con questo testo Giovanni Floris crea una sintesi armonica tra l’esperienza della scrittura giornalistica e lo spirito del romanziere. Colpisce soprattutto il ritmo, la capacità di non essere mai retorico, di non scivolare nel sentimentale, di realizzare una vera e propria sceneggiatura con un richiamo al senso della responsabilità prima che al senso di colpa in un mondo nel quale tutti siamo almeno in una piccola percentuale sia vittime sia carnefici e dove la memoria gioca un ruolo centrale e beffardo al contempo.

 

Il bullismo, argomento tristemente di attualità, perfino di moda, è al centro del nuovo libro di Giovanni Floris e sebbene il racconto sia carico di messaggi e di analisi sulla vicenda, Quella notte sono io è a tutti gli effetti una vicenda narrativa, senza riferimenti di tipo giornalistico alla questione. Interessante la scrittura, ironica, in grado di piegarsi sia alla riflessione psicologica , sia al linguaggio dei ragazzi e riuscendo a dare registri diversi che caratterizzano i personaggi con pennellate materiche, senza un lavoro di imitazione caricaturale. E’ il ritmo che colpisce in particolare e tiene il lettore incollato con un crescendo che non crea banalmente un climax, Né veri e propri colpi di scena, ma varia il ritmo costantemente e spiazza come l’annebbiamento finale tra sogno e realtà senza però giocare eccessivamente sull’ammiccamento. Costruito come una vera e propria sceneggiatura, una versione nuova di Carnage dove il crescendo è soprattutto il conflitto interiore piuttosto che il litigio tra i personaggi, anche in questo caso in un ambiente confinato in una sorta di processo finzione e, se possibile, proprio per questo, più doloroso. La condanna in qualche modo libera, perché la pena è espiazione e liberazione. In questo caso invece la vera condanna è la rimozione del ricordo, la mancanza di elaborazione, il tentativo di eversione anche virtuosa come nel caso della vittima che ha fatto del proprio punto di debolezza il punto di forza. Non c’è nessuna vera soluzione. Per questo il romanzo, la storia di un incidente, per usare un eufemismo, a danno della vittima prescelta, quello ritenuto il diverso per eccellenza dal gruppo, Mirko, rimosso per trent’anni, diventa una condanna a vita senza essere una sentenza. Perfino l’ergastolo sembrerebbe preferibile perché giuridicamente può avere un termine. Non in questo caso. In tal senso i libro di Floris, angolatura originale non solo per la costruzione dell vicenda e lo svolgimento quanto per il punto di vista che offre, è un libro sulla responsabilità che è sempre individuale, più che sulla colpa e sul senso di colpa. Il gruppo nasconde, apparentemente protegge, ma non si sostituisce mai alla persona e in tal senso la vittima sembra avvantaggiata proprio per la sua condizione di solitudine. Il tema della responsabilità è anche l’invito alla prevenzione del fenomeno, perché una volta commesso il fatto, non c’è più modo di uscire da un vicolo cieco: anche chi non ricorda è condannato dalla memoria inconscia, perseguitato sia il carnefice, sia la vittima. Allo stesso modo. Il bullismo, secondo quanto emerge da dal libro, non è una forma di goliardia ma qualcosa di ben più radicale e scomodo che non lascia scampo. Per questo è importante parlare: la metafora del messaggio nel libro è la stessa messa in scena della vicenda narrata con la convocazione dei colpevoli, mai denunciati dalla vittima che è sopravvissuta allo «scherzo» da parte della madre della vittima e della moglie: per mostrare al figlio che rischia di diventare un bullo quello che il padre non ha avuto il coraggio di raccontargli. Il libro è l’occasione per un’azione di prevenzione, attraverso la visione di cosa si diventa quando non si calcolano le conseguenze dei nostri comportamenti. Questa è la responsabilità, l’assunzione della coscienza degli esiti delle nostre azioni che in se stesse possono anche non essere particolarmente gravi. La colpa si può lavare ma la responsabilità continua ad inquinare. Un libro da leggere perché ha il pregio di parlare il linguaggio dei giovani e scriversi con l’immediatezza di un film.

Quella notte sono io
di Giovanni Floris
romanzo
Rizzoli
Ottobre 2016
18,50 euro

Articolo di Sophie Moreau

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

TOP