“Quando sorride il mare” Poesie e haiku di Floriana Porta

Scritto da  Lunedì, 26 Maggio 2014 

E’ la terza raccolta di versi di Floriana Porta - poetessa, fotografa e pittrice, nata a Torino nel 1975 – la seconda che leggo dopo “Verso altri cieli” - nella quale questa volta il mare è protagonista assoluto. Il mare è presente in tutte le composizioni, brevi e brevissime, citato o meno espressamente, quale elemento dell’ambiente naturale e ancor più della natura interiore, dimensione esistenziale e metafora del vivere, quant’anche interlocutore – quasi uno specchio dell’io, infinito e profondo come l’inconscio – con il quale la protagonista dialoga e attraverso il quale si interroga.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Il mare è il pungolo della coscienza che non fermandosi mai, dicendo e celando, spinge ognuno di noi a riflettere sulla vita. Nei versi di Floriana emerge totalmente il sentire come dimensione poetica, scevro dall’interrogazione esistenziale, la riflessione più articolata e filosofica e l’impegno civile. I suoi versi sono canto, fluire delle sensazioni e dei pensieri. Sono poesie difficili da commentare, sono piuttosto da ascoltare e lasciarsi risuonare in loro, istantanee fluide di un quadro naturale, dove l’emozione si concentra nell’attimo e raramente si distende. La sua composizione lascia al più affiorare il passato senza soffermarsi sul percorso, senza andare all’origine di quel male di vivere che serpeggia per ascoltare solo il presente.


Nei versi di Floriana non avverto lacerazione e dolore, quanto malinconia, solitudine, quel senso di sgomento di fronte all’imperscrutabile che l’uomo non può fare a meno di cercare sapendo che non raggiungerà mai la fine. Si percepisce però un sottofondo di consolazione che se manca può spalancare l’abisso: l’altro che è amore terreno e non solo dimensione altra da noi. La citazione di Elsa Morante, tratta da’ “L’isola di Arturo”, posta all’inizio del libro, mi sembra paradigmatica della fascinazione del mare come dimensione della vita più che di un singolo elemento che parallelamente dà gioia più che allegria, angoscia più che fare semplicemente paura e parimenti è nel genere del sublime più che del caratteristico, romantico. “Ah, io non chiederei di essere un gabbiano, né un delfino; mi accontenterei di essere uno scorfano, ch’è il pesce più brutto del mare, pur di ritrovarmi laggiù, a scherzare in quell’acqua”. I versi di Floriana non lasciano però l’amaro in bocca né un senso di smarrimento, sempre delicati, composti, garbati con il loro sapore d’antan, che la moderna letteratura ha perso. La raccolta di cinquantacinque poesie si articola in tre parti, rispettivamente Gli abitanti del mare; Nel mare parole di poesia; Dentro abissi senza ritorno, che da angolature diverse ruota sul tema del groviglio tra io e alterità, il poeta e il mare, come due volti dell’esistere.


Il suo stile forse è anche la ragione che l’ha avvicinata all’haiku, genere poetico nato in Giappone nel XVII secolo composto di soli tre versi per complessive 17 sillabe – suddivise in cinque, sette e cinque – molto lontano dal nostro sentire e da quell’estetica che a me piace, probabilmente in modo semplicistico, definire dell’armonia asimmetrica, rispetto all’armonia duale e dialettica, centrale dell’estetica occidentale. La suggestione in questi casi è la puntualità di un’immagine, un accenno, sospeso, ‘freddo’ e fluido ad un tempo. Anche in Occidente e perfino in Italia alcuni poeti si sono cimentati in questo tipo di composizione come Jack Kerouac, Jorge Borges, Paul Claudel o i nostri Edoardo Sanguineti e Andrea Zanzotto. Floriana, tra l’altro, è Membro della giuria del Concorso Internazionale Poesia Haiku organizzato dall’Associazione culturale Cascinia Macondo (e quella del Premio Italia Mia – Viaggio sentimentale in Italia, bandito dall’Associazione Italiana del Libro).


“Quando sorride il mare”
Poesie e haiku
di Floriana Porta
Book publishing
Collana “Le Cetre”
9,90 euro


Articolo di Ilaria Guidantoni

 

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