"Quando Milano era da bere", di Angelica Russotto

Scritto da  Mercoledì, 29 Ottobre 2014 

Uno spaccato della Milano Anni Ottanta, la stagione dell’edonismo, crasso e craxiano, con una dose di qualunquismo che ha portato all’implosione della società bene e non perbene.

A guardarli oggi si prova perfino tenerezza. Erano così sfacciati. C’era però il gusto della vita, che l’autrice sembra voler ricordare e non aver perso, ché per vivere di ricordi era sempre troppo presto. Il godimento era a portata di mano e la voglia di giocare con la vita in modo spericolato sempre dietro l’angolo. Finalmente il riconoscimento del desiderio della soddisfazione: buone intenzioni o almeno lecite e comportamenti scorretti. Vizi privati e pubbliche virtù verrebbe da dire citando il sottotitolo de’ La favola delle api di Mandeville, ambientata nella Londra del Settecento. Un grande circo dove, come si dice nel libro, nessuno si sottrae al gioco ma occorre far attenzione per non venir sbranati dai leoni che lo abitano. Il messaggio delle righe finali è quello che resta del libro e di quegli Anni Ottanta: è importante cominciare a stare fermi perché si è corso tanto, troppo, travolgendo, tutto e soprattutto se stessi in una grande ubriacatura di leggerezza che ha finito per corrompere perfino il piacere e renderlo disperazione.

Come mi ha raccontato l’autrice, Angelica Russotto, era un libro che aveva in mente dal finire di quel decennio spericolato e di successo del quale è stata protagonista, con soddisfazione e qualche capogiro. Non ci separano molti anni, ma abbastanza perché io li abbia vissuti di striscio, soprattutto attraverso gli occhi dei miei genitori e di qualche amico più grande. Sono anni che ricordo però da vicino perché sono i luoghi dove ho studiato e abitato, il centro di Milano, tra Sant’Ambrogio (la mia chiesa preferita) e il bar Magenta, luogo di modelle e di droga e via Nirone, dove c’era il bar legato all’Università Cattolica; via Procaccini con il ristorante La torre di Pisa; il Nepenta che io ancora non frequentavo, ma che tutti i milanesi conoscevano come il locale notturno per eccellenza, che tuttora resiste. Leggendo il libro vedo scorrere quegli anni, il proliferare delle gallerie d’arte e la passione per il surrealismo e Dalì, un autore ben scelto dalla scrittrice, che aveva affascinato anche me. Imperversava con i suoi orologi molli, il suo snobismo e un tocco di kitch che negli Anni Ottanta non è mai mancato.

C’era la smania di successo e di mondanità in quella Milano da bere che, come mi ha raccontato Angelica, nasceva da uno spot pubblicitario, l’amaro Ramazzotti nella città lombarda frenetica e sempre un po’ glamour. E’ la storia vissuta da due donne, due amiche, non tanto una prospettiva al femminile e forse neppure la storia di un’amicizia. E’ piuttosto la fotografia di rapporti qualunque, un po’ distratti, sempre con l’idea dell’utile, fosse pure per procurarsi divertimento. In quegli anni infatti impera l’immagine della donna manager, della donna che per emanciparsi imita il modello maschile, quello vincente allora. Sesso libero – noioso e annoiato, un po’ meccanico, arrogante e sfrontato come del resto viene proposto dal libro dove i personaggi non sembrano mai divertirsi; piuttosto non riuscire a scendere dalla giostra – successo nel lavoro, soldi e riconoscimento sociale. Pamela e Gloria sembrano uomini mancati e ci raccontano molto bene quegli anni dove la spensieratezza è solo un vestito che copre una profonda desolazione. Sono gli anni del cinema inconsistente dove “Flash dance” sbanca il botteghino e certe scene del libro mi ricordano “Sotto il vestito niente”. Non so quanto ci sia di autobiografico – non ho nessuna curiosità morbosa – né quanto sia attinto da fatti di cronaca. So per certo che era proprio così, a Milano, negli Anni Ottanta. Trovo curioso e ben dosato quell’inserimento un po’ dotto della cultura che fa salotto, molto tipico di quegli anni bon ton, nelle maniere e non nello stile: dalla passione che tutti fingevano di avere per l’arte a qualche lettura colta. Garbata la citazione del Piccolo principe e del suo autore ingannatore.

Cosa resterà di quegli Anni Ottanta? Poco, forse l’amarezza e la nostalgia della leggerezza del vivere, come anche della rincorsa per il bello, certo non per quella bellezza che salverà il mondo, ma non possiamo fare a meno di ricordarli se non altro per non imitarli e superarli.

Quando Milano era da bere
di Angelica Russotto
Cicorivolta Blocknotes
Euro 10,00

Articolo di Ilaria Guidantoni

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