"Plastica. Storia di Donato Chirico operaio petrolchimico" di Rosangela Chirico

Scritto da  Lunedì, 14 Settembre 2015 

Plastica non è un romanzo. E’ un viaggio in una terra, che negli anni novanta, ha subito il boom economico della crescita esponenziale ed inconsapevole delle fabbriche. La Puglia dei petrolchimici e delle scoperte innovative, che la chimica industriale ha trasformato in carnefici dell’uomo.

Plastica è il documentario di una storia; di una vita, quella di un operaio, di un padre, di un marito, di una famiglia e del suo dolore. E’ il racconto di un dolore, mai dimenticato e che non ha ricevuto mai giustizia. E’ l’esordio del petrolchimico che Rosangela Chirico descrive, è l’inferno di plastica in cui gli operai di quegli anni hanno lavorato, quasi con l’ingenua speranza che quello per tutti loro fosse un nuovo inizio.Può la fine essere un inizio, quando il pane del lavoro è condito con la morte? Plastica di Rosangela Chirico è un racconto intimo e doloroso, di una figlia. Ma la Chirico non è solo figlia di quella terra, la Puglia, è anche figlia di un uomo, Donato Chirico, uno dei tanti operai della fabbrica “Montecatini”.

La figlia e la scrittrice si alternano in più di 160 pagine, tra riflessioni personali, immagini rievocate dal passato, quasi come canto e controcanto di una partitura imperfetta, con affondi dal sapore sempre più rivelatore.
La figlia parla in dialetto con il padre Donato, che l’ascolta con dolcezza e come solo una persona che riesce già a vedere il suo destino può fare; la scrittrice non tralascia alcun dettaglio, descrive a chi non sa nulla di quell’inferno anche le percentuali cancerogene del CVM.
Dal moto non sempre parallelo delle due voci, nascono queste pagine.
Impossibile non assorbire pagina dopo pagina il dolore provato dalla figlia e seppur si cerchi di stabilire una salda linea di confine tra lei e la scrittrice, lo spazio emotivo in cui Plastica permette al lettore di muoversi è davvero troppo ristretto.

Un libro intimo, emozionante e che stordisce tutti e cinque i sensi.
La vista, perché Rosangela Chirico descrive dettagliatamente il reparto in cui ha lavorato Donato Chirico.
L’olfatto, per le quantità di sostanze tossiche inalate dagli operai.
L’udito, che ha ascoltato parole di circostanze e mai la verità.
Il tatto, per quella neve che si posava sui vestiti, quando il prodotto polverizzato di PVC si congestionava nelle condutture provocando sfiati violenti.
Il gusto del latte che veniva fatto ingerire agli operai.

"Plastica. Storia di Donato Chirico operaio petrolchimico"
Rosangela Chirico
Kurumuny Edizioni

Articolo di Romina Attianese

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