“Piani di fuga” di Leyla Khalil

Scritto da  Domenica, 22 Novembre 2015 

Piani di fuga è una storia di amicizia e libertà, fresca e immediata come un diario dell’adolescenza, non solo quale dimensione di una stagione della vita ma come spirito di avventura che alberga in noi.

 

La storia di un’amicizia di Patrizio e Tommaso che si perdono e si ritrovano, come spesso accade, fortuitamente dopo ventiquattro anni, ognuno in fuga da qualcosa. I giovani scelgono di sospendere le loro personali avventure per cercare insieme qualcosa che si azzardano a definire “libertà”. Il racconto, scritto con l’immediatezza e la spontaneità di un diario giovane, ha però una sua modulazione colta, in quell’inframezzare tipico, di una scrittura intima e diretta tra toni alti e sensazioni, voglie immediate e impellenti. Questo forse si spiega anche con la gestazione lunga del libro, nato per ispirazione dalla vita, senza troppi riferimenti specifici, dalla quotidianità dell’autrice, al momento ancora adolescente. Leyla Khalil, italo-libanese nata nel ’91, ha pubblicato racconti e poesie in diverse antologie, giovane che incredibilmente immagina di raccontare l’adolescenza mentre lei stessa la sta ancora vivendo e poi matura il racconto mentre anche i suoi personaggi crescono. Il libro ha un buon ritmo, sembra quasi una sceneggiatura cinematografica e le riflessioni sul tema della libertà e della voglia di avventura, si inseriscono quasi come un “sottopancia”, una voce narrate nel ritmo del dialogo eppure trova spazio la liricità.

Durante il vagabondare per l’Italia senza meta dei due amici è infatti lo stesso concetto di libertà a venir messo in dubbio e ribaltato. Ed è così che Patrizio e Tommaso arriveranno a scoprire un’alternativa alla vita fatta di abitudini e routine. Elaborati e ridefiniti più volte, lentamente si attueranno i loro piani di fuga. All’origine della fuga una storia d’amore finita, meglio sarebbe dire interrotta, con un messaggio, dopo che Irene si allontana da Tommaso per qualche giorno perché ha bisogno di una pausa, che diventerà una frattura. Prende avvio così la storia e la voglia di uno dei due protagonisti di partire alla ricerca di lei, di non darsi per vinto, un viaggio che finisce per essere un cammino dentro se stesso e attraverso la vita. Tra gli elementi che emergono mi sembra interessante la diversa visione tra i due protagonisti sulla libertà e quindi sul senso dell’avventura come proiezioni totale verso il futuro, lasciando alle spalle e provando a tagliare, a dimenticare quello che c’è alle spalle, che sembra portare Patrizio a continuare la fuga, diventando un uomo in fuga più che in cammino. Tommaso invece sembra essere in altalena, sospeso tra il bisogno di restare ancorato al passato e l’incapacità di prenderne le distanze e in mezzo probabilmente c’è l’amore, che va oltre la pura emozione che resta imprigionata nel presente. Se chi è in fuga resta fermo a tanti istanti presenti e ancorato all’adolescenza come dimensione esistenziale; chi viaggia sa che può andare altrove solo se supera ma non dimentica il proprio passato. E ancora, una fuga da soli resta solo una fuga, una distrazione ma in due diventa un’esperienza.

Piani di fuga
di Leyla Khalil
Collana Èchos
Ensemble Edizioni
Euro 12,00

Articolo di Ilaria Guidantoni

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