“Pasolini, un uomo scomodo” di Oriana Fallaci

Scritto da  Domenica, 27 Dicembre 2015 

Introduzione di Alessandro Cannavò

A quarant’anni dalla morte di Pier Paolo Pasolini il caso è stato dichiarato irrisolto e archiviato definitivamente ma mai come oggi è vivo, il personaggio, l’uomo Pasolini e tutto il mondo che lo ha circondato così come le domande che investono la società italiana, il suo mondo intellettuale, il giornalismo d’inchiesta e la giustizia. Un testo su Pasolini e su Oriana Fallaci che raccoglie postumo la sua indagine, una controinchiesta sulla morte di un amico prima di tutto. E’ un testo a suo modo frammentario che consente di aprire la via a quella che per me spero una via di indagine su un buco nero dell’Italia contemporanea che può svelare molte più cose di quante si possano immaginare ad uno sguardo superficiale; proprio perché il caso fu archiviato frettolosamente e in modo un po’ spiccio da “sua Altezza” come ironicamente la definisce la fallaci, la polizia, prima che la magistratura.

Innanzi tutto c’è l’amicizia forte, intima e dialettica, fatta anche di scontri pesanti tra la giornalista e l’intellettuale: si piacquero subito, così diversi, uniti da una spiccata sensibilità, talora rabbiosa, una fervida intelligenza e l’essere al di fuori dagli schemi, spesso contro. La Fallaci ci racconta di essere stata affascinata da quest’uomo che aveva un lato di profonda femminilità e anche di rivalità con la maternità e il femmineo, nonché un’attrazione fatale per la morte che sembrava chiamare sfidando luoghi e frequentazioni che definire pericolosi è un eufemismo. Il loro scambio con le rispettive e turbolente storie affettive e sessuali, era talora furioso, ma animato da una profonda stima. Oriana provava per questo ragazzo anche una profonda tenerezza e un senso di protezione come quando lo ospita a New York e teme che finisca con una pallottola in petto o la gola tagliata. Dalle pagine di questo “uomo scomodo” si evince il ritratto filtrato da un’altra grande anticonformista come l’essere un cristiano al di là della ritualità e di ogni coerenza, arrabbiato e per questo auto dichiarato ateo o essere ossessionato dal peccato e quindi praticarlo oltre ogni buon senso e proprio in esso cercare la salvezza. Dalle pagine si fa luce anche la New York di Pasolini amata per la sua miseria, per il suo essere autenticamente rivoluzionaria ben al di là della Cina e della Russia di allora che negli anni ’70 avevano svelato il fallimento del socialismo quando si erige a sistema e gli operai non contano nulla. Una visione originale anche dell’innamoramento degli uomini di sinistra per la Grande Mela dove vi arrivano carichi di pregiudizi e trovano l’infanzia del mondo, simile a quella delle prime comunità cristiane. Il racocnto di New York di Pier Paolo Pasolini, raccontato dalla Fallaci, è anche l’affresco di un italiano ribelle, marxista senza tessera del PCI e senza compromessi, per questo scomodo e odiato. Infine la storia delle indagini giornalistiche e giudiziarie scandalosamente approssimative che rivelano la vena di oppositrice di grande onestà intellettuale qual è stata la Fallaci, al di là di ogni possibile condivisione del suo pensiero. Un caso emblematico per ricostruire un pezzo di storia d’Italia di “mala informazione” e “mala giustizia” che ancora hanno da dirci qualcosa.

Da leggere d’un fiato ma da “ruminare” lentamente e a lungo.

Pasolini, un uomo scomodo
di Oriana Fallaci
Rizzoli
Ottobre 2015

Articolo di Ilaria Guidantoni

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