“Pasolini massacro di un poeta” di Simona Zecchi

Scritto da  Martedì, 05 Gennaio 2016 

Un testo impegnativo, frutto di un lavoro certosino con un metodo di grande scrupolosità: lavoro giornalistico ed investigativo al contempo oltre che un affresco dell’Italia irrisolta dei processi e dei poteri occulti. Un libro di valore per ricomporre il contesto culturale, sociale e politico, ma anche economico, degli anni Settanta inquadrando la figura del poeta in un contesto e una prospettiva complessa.

 

Testo monumentale che presenta alcune testimonianze e documenti inediti o comunque esplicitazioni e dichiarazioni mai pubblicate. Un lavoro serio non solo di ricerca, ma di analisi e confronto ampio su uno dei grandi processi “irrisolti” dell’Italia. Il libro, corposo, con materiale fotografico, ampie note e virgolettati significativi, consente comunque una lettura fluida e appassiona, con il merito – tra l’altro – di non procedere per tesi ma di argomentare e di non voler condurre il lettore ad una conclusione. Qualsiasi sia l’opinione con la quale si conclude il libro, questo lavoro resta soprattutto un documentario sulla corruzione italiana e sulla volontà sbrigativa e non esaustiva, per usare degli eufemismi, di condurre i processi, complice una magistratura politicizzata. Mi pare che il nucleo del pensiero sia che al di là della causa prossima della morte di Pasolini, una violenza privata su un uomo pubblico, ovvero un incidente sul mestiere come qualcuno lo definì per togliersi il problema di andare più a fondo, oppure un “complotto politico”, resta l’amaro in bocca. Certamente per la palese indifferenza con la quale le istituzioni si sono occupate di questo come di altri casi e perché probabilmente questo omosessuale, dalla vita irrequieta e con molte ombre, ma soprattutto un uomo contro, fuori dagli schemi, con il coraggio di denunciare la corruzione, il consumismo che aveva già allora reso indistinguibili i ragazzi di destra e di sinistra e ancora contro il potere dei media, dava fastidio. Non solo ai cosiddetti fascisti quanto ai compagni comunisti ai quali rimproverava un servilismo al potere, rispetto alla sua visione originale di un socialismo forse utopico ma che ragionava con il cuore.

Questa lettura è anche un’occasione preziosa, una sorta di esercitazione su un fatto di cronaca per altro monumentale, per seguire come dovrebbero essere condotte le indagini e come spesso sono condotte, lasciando la ricerca tanto agognata della verità da parte di Pasolini, come ultima opzione. Lo sdegno è anche legato al massacro di un poeta, come recita il sottotitolo, per l’accanimento che sembra una punizione emblematica più vicina alla tortura che all’assassinio. Non è un caso che Oriana Fallaci nel servizio sull’Europeo, una sorta di contro inchiesta seguita alla morte del grande amico, utilizzi il termine “sbranare” proprio a sottolineare la ferocia con la quale Pasolini fu colpito. Infine lo sdegno è per il fatto che Pasolini è stato fatto a pezzi, in parte forse anche mistificato, per quarant’anni, ma comunque smontato dalla critica e dalla società, come accade purtroppo in tutti i regimi totalitari. Senza entrare nei dettagli perché è difficile e forse inutile riassumere il testo, ne emerge infine un’articolazione interessante dell’Italia di allora dove regnavano sovrani due poteri, quello istituzionale e quello occulto, con la presenza dell’economia del petrolio – come recita il tiolo del libro incompiuto dell’intellettuale friulano – a condizionare le vicende e sembra una storia tragicamente anticipatrice di quanto è avvenuto successivamente ed ancora di attualità a giudicare la situazione del terrorismo internazionale. La diagnosi del poeta e la denuncia sulla società italiana degli anni Settanta potrebbe essere sottoscritta oggi infatti.

Di grande interesse alcune concomitanze che se non sono state la causa o comunque se non sono direttamente implicate nella vicenda possono essere risultate forse anche involontariamente funzionali all’omicidio come la vicenda della Sip “parallela”, la compagnia telefonica di allora che si prestava ad operazioni poco chiare di controllo e la cui centralina fu manomessa nel quartiere dell’Eur dove viveva Pasolini. Più volte a lui fu sostituito il numero di telefono e a lungo nei giorni precedenti l’assassinio rimase isolato. La vicenda Pasolini è emblematica perché ripercorrendo la sua storia e gli ultimi tempi della sua vita, nonché recuperando molte tessere della notte tragica tra il primo e il 2 novembre del 1975, si ricostruisce una mappa dell’Italia occulta come ad esempio quel filo perverso che unisce Catania a Roma in quegli anni. Ma questo percorso è solo uno dei molti che possiamo scoprire leggendo un testo davvero denso. Nel libro si legge che Pasolini fu Poeta e non un Oracolo ma certo, dopo la lettura del lavoro di Simona Zecchi, si può concludere che fu in qualche modo Profeta e come tutti coloro che tendono a smontare i pilastri della società nella quale hanno la ventura di vivere, soprattutto se di successo, sono un fastidio, nella migliore delle ipotesi. Si preferisce emarginarli, giudicarli pazzi o, più semplicemente, farli fuori e trovare in fretta un capro espiatorio. Pelosi docet ma sbaglia i calcoli o forse non poteva fare diversamente.

Pasolini massacro di un poeta
di Simona Zecchi
Ponte alle Grazie
2015, Milano
13,60 euro

Articolo di Ilaria Guidantoni

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