P. Cappelletti e M. Martinelli - Animare la città (Erickson, 2010)

Scritto da  Giovedì, 29 Settembre 2011 

P. Cappelletti e M. Martinelli - Animare la città (Erickson, 2010)Percorsi di community building. “Animare la città” nasce da un lavoro pluriennale svolto dalla facoltà di Sociologia dell’Università Cattolica di Milano in collaborazione con la Caritas Italiana. Il testo parte dall’analisi di dieci progetti rivolti a quartieri “problematici” di alcune città italiane che sono stati portati avanti nella logica di una azione di promozione delle periferie dopo il lavoro della ricerca etnografica del 2007.

 

 

 

Animare la città

Percorsi di community building

Patrizia Cappelletti e Monica Martinelli

Pagine 228 - € 18.00

 

 

Animare la città” nasce da un lavoro pluriennale svolto dalla facoltà di Sociologia dell’Università Cattolica di Milano in collaborazione con la Caritas Italiana. Il testo parte dall’analisi di dieci progetti rivolti a quartieri “problematici” di alcune città italiane che sono stati portati avanti nella logica di una azione di promozione delle periferie dopo il lavoro della ricerca etnografica del 2007. Le città di attuazione del progetto sono simbolo e rappresentazione delle diverse situazioni italiane: da Nord (Milano, Torino, Genova, Bologna) al Centro (Firenze, Roma) per giungere al Sud (Napoli, Palermo, Catania).

Il volume non nasce per essere un’illustrazione dettagliata del progetto che, viene presentato in modo sintetico, seppur rappresentativo dell’azione svolta, nell’appendice; bensì dal desiderio e dalla necessità di trovare le principali coordinate in cui inserire il lavoro e promuovere un possibile benessere nelle varie città.

Quattro sono le coordinate “trovate” che vengono descritte nei quattro capitoli del libro; azioni che operano sulla linea del tempo (capitolo II. Pro-muovere cambiamenti), dello spazio (capitolo III. Sulla linea dello spazio. Dalla frammentazione alla convergenza), della narrazione (capitolo IV. Dalla linea della narrazione. Dalle parole io a quelle del noi) e della socialità (capitolo V. Sulla linea della socialità. Da quartiere a comunità).

Al centro degli spunti di riflessione sul lavoro svolto, la necessità di intraprendere progetti di tipo partecipativo non scelti dall’alto e decisi a scatola chiusa, rigidi e privi di modifiche nell’arco di tempo in cui avviene la fase di intervento ma, progetti che provengano da un lavoro sul territorio in cui grande importanza viene data all’ascolto dei punti di vista presenti nella realtà di intervento e alla ricerca partecipata nel rilevamento di possibili problemi e di soluzioni percorribili al fine di attivare progetti volti al cambiamento della situazione presente spesso troppo frammentaria ed eterogenea.

Un nodo focale del libro è l’attenzione rivolta e attribuita alla comunicazione e alla narrazione, che vengono viste come possibili strategie per aiutare gli abitanti a raccontarsi e a scoprire l’appartenenza, a volte dimenticata, allo stesso quartiere a di conseguenza ad una possibile via di costruzione di un immaginario comune presente su cui intervenire, nel presente, per il futuro. Comunicazione come mezzo per aiutare gli abitanti ad uscire dall’ottica che il proprio quartiere sia un mondo esterno, anonimo già dato e a cui ci si deve adattare o scappare verso l’anonimato.

Comunicazione, narrazione  come mezzo per spostare il punto di vista verso un possibile vedere e sentire il proprio quartiere come uno spazio a cui lavorare sentendosi prima di tutto parte, comunità che lavora per un benessere migliore di ognuno

Al centro dei problemi di molte periferie si trovano, infatti, la stessa frammentazione delle città contemporanee che porta gli individui e le comunità a chiudersi in sé stessi, nella propria solitudine, o al contrario alla ricerca della frenesia del vivere quotidiano per non sentire il proprio isolamento e sentendo come unica possibilità di vivere la quotidianità, il ripiegamento su un presente privo di cambiamento e miglioramento di prospettive.

Un testo importante da più punti di vista; prima di tutto perché frutto del lato esperenziale di una ricerca veramente condotta e, non ipotizzata in base ad una teoria, a cura di un organismo importante e ramificato sul territorio come quello della Caritas e che, per questo motivo, permette di avere uno sguardo completo sulla variegata realtà italiana.

Secondo e non meno importante per la profondità della ricerca etnografica condotta nell’arco di diversi anni che rendono il lavoro una base vera e propria per farsi un’idea completa di diversi aspetti dei quartieri problematici e delle periferie, che da anni non sono dislocati più solo in periferia, ma su vasti territori del tessuto urbano.

Lo stesso fatto di essere un volume nato da un progetto pluriennale lo inserisce di diritto in un esempio vero e proprio di antropologia applicata

Piccolo neo diviene in questo volume proprio quello che avrebbe potuto essere il punto di forza; l’importanza dell’aspetto dell’esperienza sul campo, a cui troppo poco spazio viene dato; la sintesi della fase di intervento lascia oscuri alcuni dei passaggi di attuazione del progetto.

Passaggi forse, al contrario, importanti per un lettore che è al tempo stesso un addetto ai lavori come antropologi, sociologi, componenti di associazioni di promozione sociale che operano sui territori in collaborazione con le diverse istituzioni, amministratori.

 

Articolo di: Laura Sales

Grazie a: Riccardo Mazzeo, Communication and Rights Manager di Edizioni Erickson

Sul web: www.erickson.it

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