"Ouatann - Ombre sul mare” di Azza Filali

Scritto da  Domenica, 27 Settembre 2015 

Un romanzo sociale, storie e disavventure quotidiane di una Tunisia in ombra, quella della gente comune, dei villaggi, che il turismo non vede, che non ha voce intellettuale, alla vigilia della rivolta del 2011. Un grande affresco corale dolente e privo di speranza, dove è piuttosto la rabbia a fare capolino. Eppure si intravedono i germi della rabbia, della non rassegnazione e di una flebile speranza affidata al mare.

Azza Filali – che ho conosciuto nel 2013 al I Forum degli scrittori Euro-maghrebini sulle identità plurali, dove sono intervenuta in rappresentanza dell’Italia – è una delle voci più note della letteratura del nord Africa: medico di professione, nel 2009 ha conseguito un master in Filosofia all’Università di Parigi ed è scrittrice per vocazione. Ouatann - Ombre sul mare è il suo primo romanzo tradotto in italiano e racconta in modo inedito, con la spontaneità di un racconto che ha il sapore della cronaca locale, senza nessuna pretesa saggistica la Tunisia degli ultimi anni: la disoccupazione, la perdita delle speranze da parte dei giovani e di tutti coloro che non avevano una tessera di partito o una raccomandazione. Unico spazio di libertà il sogno di Lampedusa, l'orizzonte di una nuova vita al di là del mare. E’ il mare infatti uno dei protagonisti di questo mondo di disadattati, corrotti e corruttori ma tutti in fondo naufraghi su una stessa barca. E’ la storia di vite incrociate in un villaggio vicino Bizerte, cittadina sulla costa a un centinaio di chilometri da Tunisi in direzione dell’Algeria. Il sole, la luce, il profumo del mare rimangono in fondo l’unica consolazione. Nemmeno l’amore sembra avere più gusto in un’atmosfera da fine regno che più che povertà diffonde miseria. Resta, ma come un concetto annebbiato la patria, o qualcosa di simile.

Non esiste, nella nostra lingua, un termine che possa rendere la parola ouatann, restituircene il carico di significato. Ouatann, per le popolazioni che abitano la terra tra il Mediterraneo e il Sahara, non è solo la patria, ovvero la terra natale e il suo essere nazione; è un patrimonio interiore e comune, un’intera tradizione condivisa, una lingua, un sistema di valori, di abitudini e di gesti, un certo modo di intendere la vita. Il tono intimista, che segue il solco della tradizione narrativa francese, si adatta a un racconto ampio che assume anche i caratteri del noir, diventando a tratti perfino un racconto gustoso. Un quadro ricco e sfaccettato, in cui ogni personaggio rispecchia un’anima della cultura nordafricana come nei decadenti anni Duemila, chi ha frequentato quei luoghi ne ha conosciuti tanti. E’ un romanzo che scorre come un film, soprattutto per chi conosce quelle città, quei posti, che sembra di vedere una docufiction, che ha un sapore amaro soprattutto pensando che potrebbe essere tratta da una cronaca di giorni di ordinaria follia. C’è una dimensione di attesa che non è quella tipicamente “araba” rassegnata o fideistica, ma un’indolenza che permea una vita nella quale si fa finta di aspettare qualcosa che si sa che non verrà. C’è chi ha deposto una domanda per una sovvenzione che spetta ai pescatori ma non essendo mandato da nessuno deve aspettare il proprio turno che dopo trent’anni non è ancora arrivato.

Ognuna delle creature che popola il racconto sembra incarnare una metafora della società in disfacimento come Rached, giocatore incallito e funzionario frustrato che però un giorno compie un atto di eroismo per salvare una ragazza adolescente che rischia di essere violentata dai poliziotti e purtroppo si sa che era una prassi, un sistema nel quale i controllori erano peggio dei controllati. C’è Naceur, ingegnere ed ex galeotto che da un giorno all’altro ha visto la propria vita crollare; Michkat, avvocatessa inquieta e affezionata al passato; Faiza, giovane passionale e ambigua che incrocia Rached sulla propria strada regalandogli un momento di illusione; Mansour, uomo violento dedito a traffici illeciti. Sullo sfondo resta il racconto di un’epoca e di un paese che trova in Tunisi il suo simbolo come in un bel passaggio del libro nel quale si legge: “L’uno dopo l’altro, i quartieri hanno raggiunto il clan dell’affarismo e Tunisi è cresciuta senza ritegno, riempiendo i suoi vuoti, innalzando le sue gobbe, vendendo la sua anima ai quattro venti. Oggi, la città si distende davanti al mare…Rettile difforme, prende il sole attraverso la paccottiglia delle sue facciate. I quartieri antichi, confinati nel patrimonio della memoria, sono invecchiati in silenzio: i più avveduti si sono trasformati in “siti-catalogo”, destinati ai turisti… Naufragio da cartolina!...Questa città è diventata ricca, troppo ricca, adesso vive dalla parte del lago, viaggia in bolide e dorme in centri residenziali ben sorvegliati…Tunisi muore per i suoi contrari, le strade non hanno più niente da dire”. E’ uno dei pezzi più belli tra quelli letti dalla rivolta ad oggi, di denuncia, con il pregio di farlo al di fuori da ogni dichiarazione d’intenti come accade in un articolo giornalistico o in un saggio.

L'autrice è stata ospite del festival Pordenonelegge, il venerdì 18 settembre 2015, con Camilla Baresani.

Ouatann - Ombre sul mare
Azza Filali
Fazi Editore
I edizione agosto 2015-09-23 euro 17,50

Grazie a Francesca, Ufficio Stampa Fazi Editore.

Articolo di Ilaria Guidantoni

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