“Otis Redding. La musica è viva” di Alberto Castelli - Vololibero Edizioni 2016

Scritto da  Domenica, 20 Novembre 2016 

Bastarono pochissimi anni a Otis Redding per diventare uno dei cantanti di musica nera più celebri e amati di sempre: egli iniziò a girare il sud degli States in cerca di gloria in compagnia di un gruppo che si faceva chiamare Johnny Jenkins e i Pinetoppers; morì ad appena ventotto anni famoso, ricco e artisticamente molto influente, a causa di un incidente aereo avvenuto nei pressi di Madison (Wisconsin) il 10 Dicembre del 1967.

Come spesso capita agli artisti di grande levatura come lui, Redding ebbe un’esistenza breve ma intensa e tutta dedicata alla musica: dal 1964, anno in cui usci il primo disco Pain in my heart, al 1967, quando uscirono King and Queen con Carla Thomas e Live in Europe, ultime opere a vederlo in vita, Redding fece in tempo a sfornare ben sette dischi in un crescendo di celebrità, di riconoscimenti e di apprezzamenti unanimi. Il libro che Alberto Castelli pubblica per Vololibero Edizioni si lascia apprezzare perché nel seguire pedissequamente e con dovizia di particolari ogni passo della carriera del cantante americano ne inquadra contemporaneamente la vita e l’opera nel peculiare e problematico contesto socio – politico statunitense degli anni Sessanta. Castelli inscrive la vicenda umana e artistica del cantante americano all’interno di un’atmosfera storica particolarmente pesante: quella legata alle lotte dei neri per l’annullamento delle discriminazioni razziali e per l’ottenimento della parità dei diritti. La vita e la carriera, in generale la figura carismatica del cantante georgiano (Redding era nato a Dawson il 9 di Settembre del 1941) diventerà in quegli anni esemplare per molta gente di colore: non pochi, infatti, si identificheranno in lui quale simbolo dell’uomo di colore che vince e che riesce a emanciparsi riscattando se stesso dalla povertà e dall’emarginazione.

Se non conosci il contesto non potrai forse comprendere la portata del fenomeno musicale e del patrimonio lasciato da Otis Redding”, scrive in sede di prefazione al volume Massimo Oldani, giornalista, conduttore radiofonico e grande esperto di musica nera.

Nel libro, il nome di Otis Redding è associato spesso a quello di altri personaggi che hanno scritto la storia della musica nera americana non solo dei Sixties: Joe Tex, Solomon Burke, Percy Sledge, Don Covey, Sam Moore, Isaac Hayes, Phil Spector, Jerry Wexler, Johnnie Taylor, Rufus Thomas e sua figlia Carla (con quest’ultima Redding incise nel 1967 il disco King and Queen), e molti altri: con interesse crescente e d’un fiato si leggono le 150 pagine del volume anche per scoprire le circostanze che hanno legato ciascuna delle celebrità annoverate nel libro di Castelli a Otis Redding. Di Otis Redding, in chiusura di volume, Castelli scrive l’elenco di tutti i dischi pubblicati e quello delle sue canzoni più celebri: dalle canzoni più conosciute (come These arms of mine, I’ve been lovin you too long, Try a little tenderness, (Sitting on) The dock of the bay, che resteranno sempre nel cuore degli appassionati di musica nera di tutto il mondo) si passa alla discografia completa di Otis Redding, che comprende titoli come Otis blue (1965), Complete & Unbelievable: the Otis Redding dictionary of soul (1966) e The dock of the Bay (uscito postumo nel 1968): sono, questi, dischi che meritano di essere annoverati tra i migliori della soul music di sempre.

Il libro di Castelli è particolarmente consigliato agli amanti di un genere più che mai in voga.

OTIS REDDING
La musica è viva
di Alberto Castelli
Prefazione: Massimo Oldani
Note e Curiosità: Graziano Uliani
Vololibero edizioni
Collana: SOUL BOOKS
Formato: 12 x 19 cm
Pagine: 156 b/n

Grazie a Luca Trambusti, Ufficio Stampa Vololibero Edizioni

Articolo di Giovanni Graziano Manca

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