“Omicidi all’acqua pazza” di Umberto Cutolo

Scritto da  Domenica, 16 Luglio 2017 

Prima prova narrativa, in versione lungometraggio, del giornalista Umberto Cutolo, Omicidi all’acqua pazza, è un gustoso giallo “tradizionale” che racconta un territorio evidentemente amato dall’autore che sembra uno specialista mai affettato, senza toni da erudizione. Divertito scrittore che prende in giro la cucina degli chef per rivendicare il valore dei cuochi, dipinge un affresco sociale dei vacanzieri in Costiera: pungente (au)ritratto, non solo italiano del turista, ironico e sinceramente spassoso, con una leggerezza che non è mai superficiale, riesce a pungere il lettore, a scendere nella storia e nelle storie senza mai farsene accorgere. E’ la rivendicazione del giallo classico in un mondo inondato di giallisti, oltre che di chef televisivi e turisti globalizzati.

 

Omicidi all’acqua pazza è un esordio narrativo convincente di Umberto Cutolo, primo “gastrothriller” della trilogia I delitti della Costiera del quale ci ha anticipato il titolo del successivo, La scapece assassina.
Il libro, ben architettato, è un groviglio di personaggi che però non appesantisce la lettura né fa smarrire il lettore, complice anche l’escamotage della lista dei protagonisti all’inizio del racconto con il loro inquadramento. Scritto come una sceneggiatura – l’augurio è di vederlo trasposto sullo schermo, grande o piccolo che sia – vive dell’intreccio stretto con il mondo e il paesaggio, oltre che ovviamente dei sapori, della Costiera e mostra il gusto sottile della narrazione con grande abilità nel caratterizzare i personaggi. A parte qualche visione della Costiera con uno zoom di ampio respiro, l’ambientazione si snoda principalmente tra il luogo del delitto, il Fiordo di Furore e la cucina a vista sulla sala dell’hotel, luogo del narratore, osservatore, nonché vero protagonista delle indagini. Si tratta di Omero Sgueglia, il cuoco che non vuol essere chiamato chef, che detesta i turisti quanto la cucina alla moda, un tipo disadattato dopo essere stato ammorbato da un padre colto che non ha mai smesso di fare il professor nemmeno a casa e che aveva un sacco di aspirazioni per il figlio. Eccolo invece arrabattarsi ai fornelli e soprattutto osservare la vita degli altri come in un film muto a colori, cercando deduzioni sui vari commensali. La sua figura rievoca quell’osservatore acuto e in qualche modo disturbatore delle indagini istituzionali, introdotto da Edgar Allan Poe, l’iniziatore del noir. Non è questo l’unico richiamo al giallo classico che Cutolo ha scelto in una pacifica polemica, che fa pendant con quella verso la cucina spettacolarizzata e il mondo del turismo che ha infestato i luoghi, distruggendo il mito del viaggiatore. Inoltre si mantiene lo schema tradizionale della soluzione svelata all’ultimo con l’effetto sorpresa, dopo un crescendo di colpi di scena, destabilizzando il lettore e in fondo confermando, come si legge in una delle dotte citazioni, introdotte all’inizio dei capitoli, in modo da solleticare la lettura, che il delitto si spiega soprattutto con l’amore.
Una donna viene trovata impiccata al ponte che scavalca il Fiordo di Furore, nel più arcano e incantato sito della Costiera Amalfitana. Il marito, con il quale era stata vista litigare la sera prima nel vicino Hotel Furore, è scomparso nella notte ed è ricercato dai carabinieri come principale indiziato. Ma Omero non è convinto e confida al maresciallo Di Salvo le sue cosiddette “punture di spillo”. Il maresciallo Salvatore, personaggio che sembra uscito dal calendario dei Carabinieri, in stile anni Cinquanta, non fosse altro che per un po’ di pinguetudine in eccesso, è uno dei tipi sbozzati con estro dalla penna dell’autore. In un romanzo giallo scritto da un giornalista non poteva mancare il collega di cronaca nera della rivista on line Costieranews.it e tra l’altro la prossima tappa della trilogia si trasferirà all’ufficio stampa dell’Arma dei Carabinieri.
A fine lettura dopo essere stati trascinati dalla tensione dell’indagine ci si accorge che si è letto anche un libro di storie sulla Costiera Amalfitana e sul mondo dei vacanzieri, con i loro tic e desideri che a tavola si svelano meglio che altrove, dove cultura popolare, credenze, ticchi magici completano la scena.
Si dice spesso che il titolo si dà alla fine, ma a volte serve da ispirazione come in questo caso che è molto di più, a riprova che nessun delitto è perfetto. A proposito, condivido con chi ha preparato il piatto la preferenza per lo scalogno, nella rivalità tra aglio e cipolla. Ma d’ora in poi starò più attenta quando mi verrà servito.

Umberto Cutolo è nato a Roma nel 1946. Per mezzo secolo ha praticato la professione di giornalista, attraversando di tutti i settori e arrivando a dirigere l’Adn Kronos, l’ufficio stampa dei ministeri del Mezzogiorno e dei Trasporti e i mensili dell’ACI, L’Automobile e HP Trasporti. Lettore incallito fin dall’età di quattro anni, è passato indifferentemente dalla saggistica alla narrativa. Ha pubblicato alcuni racconti umoristici e una biografia autorizzata, Eleuterio Arcese, il romanzo di una vita, il successo di un’impresa (Giordano Editore), e un saggio storico-politico, Quando nacque l’Italia dei trasporti (Marsilio Editori). Ha vinto il Premio letterario Coppedé – Premio speciale del II Municipio di Roma.

Omicidi all’acqua pazza
di Umberto Cutolo
Edizioni Clichy
Firenze, maggio 2017
Euro 17,00

Articolo di Ilaria Guidantoni

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