“Oltre il mare di Haifa” Il romanzo d’esordio di Maria Elisabetta Ranghetti

Scritto da  Lunedì, 09 Novembre 2015 

In copertina per gentile concessione a titolo gratuito dell’autore “Donna in riva al mare” di Roberto Levati

Un romanzo che descrive con una struttura complessa in un crescendo emotivo e con una scrittura “leggera” e scorrevole un amore – degli amori – difficile apparentemente per ostacoli esterni. Una nuova scrittura di Giulietta e Romeo tra arabi ed ebrei israeliani e ancora tra ebrei d’Israele e figli della diaspora. Se nella prima parte si avverte la priorità di ricondurre la storia ad un conflitto atavico tra due mondi che tinge tutto di rosso sangue e di nero, nella seconda parte del libro la Ranghetti sembra con più scioltezza scoprire che la sua passione resta ma ha il coraggio di rivelarsi anche come amore per la scrittura e la narrativa. Il racconto e l’analisi della complessità psicologica di una relazione e delle relazioni affettive in genere sono ben strutturati e rivelano le doti di una scrittrice, non ancorata all’elemento didascalico. Si capisce che la sua conoscenza è profonda e anche il suo amore per Israele e la cultura ebraica sebbene sappia prendere la giusta distanza, non proceda a tesi e lasci emergere le proprie conoscenze con naturalezza.

E’ la storia di due coppie che Miriam, protagonista del libro, giovane donna ebrea nata in Israele e cresciuta a Londra in una famiglia laica e poco praticante, scopre tardi nella sua vita. Nel senso che la sua storia con David che sta per sposare all’inizio del racconto, sembra procedere tranquilla insieme alla relazione che ha con la madre che non c’è più e il patrigno al quale è molto legata. Poi un giorno s’imbatte in Kaled, un arabo palestinese da tempo sulle sue tracce, che le chiede di seguirlo a Ramallah per incontrare un uomo in fin di vita. Chi è quest’uomo? E che relazione ha con lei? Spinta dalla necessità di capire, Miriam parte per Israele, una terra di cui sa poco, per conoscere alcuni familiari emersi da un passato doloroso e oscuro che fino a quel momento le era stato celato; intraprende così un viaggio alla ricerca della propria identità affiancata da Amos, un uomo tormentato da trascorsi misteriosi. Senza svelare nulla della trama, le avversità della storia che hanno segnato nel dolore la vita di Ruth (ebrea) e Hassan (arabo) e ai quali per una serie di ragioni Miriam scopre di essere legata, condizionano l’incontro della protagonista con Amos, anche egli ebreo ma israeliano. Il libro che narra la difficoltà di ogni coppia prima di tutto perché si uniscono le vite e le radici profonde comunque di due esseri unici e pertanto diversi, a cominciare dall’essere maschio e femmina, ma lascia la speranza di poter vincere le barriere, superare gli ostacoli e abbattere i muri, sempre che le persone siano disposte a mettersi in discussione. Ognuno va incontro ad una diversità sapendo che vuole la felicità e che per vivere deve correre il rischio di non trovarla o che finisca. E’ un messaggio che si fa strada gradualmente nel libro e che stempera la vicenda plumbea sullo sfondo perché, se è vero, che in certi frangenti il pubblico invade e violenta il privato, è nondimeno possibile, sempre, che l’amore, restituisca la vita e superi la guerra.

E’ proprio nella capacità di scandagliare la psicologia e le sfumature dell’animo umano sia femminile sia maschile e diversificare i personaggi che si annida il valore del libro e mi fa dire che siamo di fronte ad una scrittrice seppur esordiente, in grado di passare da situazioni auliche, ad analisi storiche e ben documentate dalle note – non ridondanti – a una scrittura diretta senza sconti per le situazioni di intimità erotica o di violenza. E’ certamente il testo scritto da una persona che conosce e ama Israele e il mondo ebraico e conosce quello arabo da quel punto di vista e in quell’ambiente. Per me che invece studio la cultura e la lingua araba e ho dimestichezza con gli “arabi” del Maghreb quello che all’autrice apparare come “arabo” lo leggo alla stregua di un carattere “mediorientale”. In quest’osservazione non c’è nessuna critica, ma la messa in luce di una complessità che il lettore che conosce più mondi potrà leggere e confrontare. Per me è stata una sollecitazione perché istintivamente mi accorgevo di anticipare le reazioni dei personaggi “arabi”. Spesso la conoscenza e l’affetto per un ambiente ci condizionano. Naturalmente questo avviene quale che sia il parametro preso in esame, religioso, culturale, sociale: così anche il confronto di una vita a Londra con un’esistenza in Israele prende le sembianze di un possibile conflitto interiore. Il romanzo non discute – nel senso che la Ranghetti non espone tesi ma lascia che il lettore tragga le proprie convinzioni perché è narratrice a tutti gli effetti senza la tentazione di diventare saggista o giornalista – ma pone il problema dell’appartenenza e dell’identità legate alle radici familiari, di razza, storia religiosa e culturale, linguistica quant’anche di patria. Non per tutti il proprio paese per quanto amato è identitario nel senso di patria e in questo si confronteranno Miriam e Amos. Solo per alcuni è una patria nel senso “arabo” di ouatann.
Altro protagonista del libro, come una scenografia, il mare nella sua ambivalenza di elemento che unisce e divide, di infinito e come tale, ancora una volta, ristoro e respiro ampio ma anche evanescenza, incompiutezza: specchio nel quale guardandosi i due protagonisti si ritrovano come figli di una stessa natura. Spesso, sembra suggerire l’autrice, consapevolmente o no poco importa, la terra divide perché diventa contesa di proprietà, il mare ci richiama ad un liquido amniotico comune che nessuno può possedere.
Una curiosità mi rimane e invito chiunque leggerà il libro a chiederselo: chi è il destinatario della dedica “Dedicato a G. il grande amore della mia vita”? Non per curiosità morbosa, ma perché potrebbe aprirci un’altra strada alla lettura del libro.

EKT Edikit presenta con orgoglio il primo romanzo di Maria Elisabetta Ranghetti. “Oltre il mare di Haifa” non è solo una storia d’amore, non è solo un romanzo di formazione, non è solo un romanzo storico. L’autrice miscela sapientemente i tratti distintivi di questi generi, muovendosi con delicatezza su un terreno per nulla semplice, quello tristemente famoso per il conflitto israelo-palestinese, senza mai risultare banale o retorica. La sua prosa è in grado di guidarci attraverso il tempo e lo spazio, attraverso la cultura araba ed ebraica con saggezza; il lessico ricercato ma semplice, i personaggi cristallini e ben delineati, oltre a una storia avvincente immergono il lettore in un mondo che troppo spesso arriva a noi soltanto attraverso le cronache di guerra. “Oltre il mare di Haifa” riesce a superare questa barriera, restituendo ai mondi palestinese e israeliano una propria dignità, una propria storia e una propria cultura, tutte da scoprire.

Maria Elisabetta Ranghetti è laureata in Lettere Moderne con una tesi sulla Survivors of the Shoah Visual History Foundation di Steven Spielberg; nel 2005 ha fatto il suo primo viaggio in Israele e Palestina e da allora si reca a Gerusalemme ogni anno per approfondire la conoscenza di quella terra.

EKT Edikit, casa editrice nata da un’esperienza decennale e internazionale nell’editoria musicale, è impegnata nella promozione di scrittori emergenti. La sua missione è quella di divenire un punto di riferimento per gli scrittori esordienti, seguendoli passo per passo nel loro lavoro creativo.

Il libro è ordinabile acquistandolo sul sito www.ibs.it inserendo il titolo o il nome dell'autore; nei punti/librerie ibs; e sul sito della casa editrice dove, sulla home page, c'è un link diretto al libro www.ektglobe.com.

Oltre il mare di Haifa
di Maria Elisabetta Ranghetti
EdiKit
Giugno 2015
15,00 euro

Articolo di Ilaria Guidantoni

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