Notre-Dame-des-Fleurs di Jean Genet

Scritto da  Lunedì, 24 Settembre 2018 

L’esordio narrativo dello scrittore del francese, una vicenda surreale che segue il flusso della coscienza, romanzo non-romanzo, affresco della malavita parigina alla quale apparteneva lo stesso Genet: l’attrazione fatale per gli assassini, le fantasie erotiche e un sottobosco ambiguo e insieme stranamente tenero. Una lingua trasgressiva che attinge a piene mani all’argot pur in un fraseggio colto. Senza l’intenzione di scandalizzare cerca una via d’uscita alla reclusione, sovvertendo la realtà della quale la sessualità nella sua fluidità è la punta dell’ice-berg. Un libro di grande modernità.

 

E’ il primo romanzo di Jean Genet pubblicato per la prima volta nel dicembre del 1943 a Monte-Carlo in un’edizione limitata di 350 esemplari, ripubblicato poi nel 1948 dalle edizioni L’Arbalète a Lione e da Gallimard nel 1951. Scritto nella prigione di Fresne nel 1942 per uscirne, per tirarsi fuori dalla sua cella, nell’attesa del processo e della sentenza. L’opera – come accade anche ad esempio ne Les Bonnes (pièce teatrale, forse il testo più conosciuto in Italia tradotto come Le serve o Les Nègres – sovrappone vari livelli, dalla finzione all’enunciazione, che determinano la complessità quanto la ricchezza del testo. Quando Genet non parla di se stesso esplicitamente – ma ci sono dei passaggi in cui si cita in terza persona con nome e cognome - racconta le relazioni di Divine avec Mignon-les-Petits-Pieds o Notre-Dame-des-Fleurs, rivelndoci questo mondo di “zie” e “uomini-donne” di Montmartre. Il romanzo è appunto la storia della vita di un assassino di sedici anni dalla bellezza folgorante, un percorso nella malavita parigina, la sua storia con un travestito, Divine alias Louis Culafroy e altri intrecci, fino quasi alla santificazione del male stesso come una sorta di reinterpretazione laica del Cristo, citato nel libro. Il testo è dedicato à Maurice Pilorge, un delinquente francese nato a Saint-Malo nel 1914 e ghigliottinato a Rennes nel 1939 che ha tra l’altro ispirato la raccolta di poesie Le Condamné à mort del 1942 e che qui è rievocato nelle vicende che colpirono molto Genet. Il titolo emblematico, allude ad Adrien Baillon, nato il 19 dicembre 1920 a Parigi e diventa una metafora della lingua della malavita. I fiori tra l’altro giocano un ruolo fondamentale nella “mitologia” personale di Genet e della sua opera, nato da padre ignoto e abbandonato dalla madre a meno di un anno, poetizza il proprio nome alla ricerca di una radice, “ginestra”. Così i “fiori” sono nel titolo affiancati al nome di una chiesa, spiazzando il lettore condotto su una falsa pista, che si ritrova nel mondo dei transessuali e personaggi poco raccomandabili.
Questo mondo sotterraneo, malato e malandrino si rivela infatti anche nell’argot, nel suo gergo nato nel Medioevo tra malviventi, prostitute e lavoratori portuali, l’autore segue mirabilmente, fondendo la forma con il contenuto in modo straordinario. Un romanzo quasi surreale, che segue il flusso della coscienza, circolare, senza una vera trama, crudo eppure non privo di tenerezza, fino all’epilogo del condannato, che diventa un eroe del quotidiano, una lettera d’amore. La Divine abita un sottotettoa Montmartre dove riceve gli amanti dal protettore Mignon appunto, a Notre-Dame-des-Fleurs e Seck, con una sorta di equilibrio fluido che perturba la percezione del sé. In tutto e per tutto donna con Mignon diventa uomo con Notre-Dame in un sovvertimento delle prospettive. Alla fine quello che emerge è il ritratto dello stesso Genet che raccoglie in sé le sfumature di tutti i personaggi.

Notre-Dame-des-Fleurs
di Jean Genet
Gallimard Collection folio
Trad. in Italiano Il Saggiatore, 2015

Articolo di Ilaria Guidantoni

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

TOP