“Nell'aria inquieta del Kalahari” di Barolong Seboni

Scritto da  Lunedì, 16 Luglio 2018 

Poesia, semplice, cruda, essenziale, senza nulla di eccedente eppure folgorante. Coglie come una frusta l’anima di un mondo, l’Africa arida e densa di storia orale portata dal vento, violentata da mani avide, che fa i conti con la colonizzazione e la sua eredità, che si sforza di convivere con la diversità, senza lasciarsi vincere, omologare, né sedurre dai diamanti. E’ una terra che ruggisce e sanguina di un sole violento che brucia la terra e non è sinonimo di vita. Scritto in inglese da chi ha lottato per il proprio popolo e ha cercato di farlo in maniera universale.
Stringata e accurata l’introduzione di Marisa Cecchetti, traduttrice che ha curato l’edizione preziosa, illustrata, che nella resa italiana coglie la grande poeticità, la violenza e l’animo struggente ad un tempo del poeta, cercando di mantenersi aderente al testo inglese e, se possibile, arricchendolo nel trasferire la profondità della nostra lingua alla musicalità inglese.



Nato nel 1957 in Botwana, Barolong Seboni, ha vissuto a Londra dal 1966 al 1970 con la famiglia, ha studiato in ambito anglofono e poi si è trasferito negli Stati Uniti. E’ membro fondato dell’Associazione degli scrittori del Botwana, poeta con alle spalle alcune pubblicazioni e traduttore in inglese, ha fatto tra l’altro la traduzione dei proverbi della sua terra natale. Come racconta Marisa Cecchetti, professoressa di Lettere di San Giuliano Terme in provincia di Pisa, che vive e lavora a Lucca, nel poeta convivono due anime che, invece di combattersi, si nutrono una dell’altra perché egli ha sempre presente il proprio obiettivo: tenere insieme la memoria della patria e delle tradizioni delle quali va fiero e convivere nella quotidianità con l’anima e la lingua colonizzata che ha adottato come un ponte verso l’universalità. Senza cedere alla lacerazione talora compiaciuta tipica del mondo maghrebino, mette insieme armonicamente l’aspetto emotivo e razionale, come in questa raccolta di poesie sulla sua terra scritte da lontano, ad Edimburgo, una condizione che per altro offre la giusta distanza.
La prima parte, dedicata ai “Canti del vento”, raccoglie la suggestione della tradizione orale dell’Africa che racconta di una terra bruciata dal vento caldo, un incendio che inaridisce tutto: un continente derubato, che non fiorisce più. Splendidi i versi “E il vento secco soffia fiammanti petali di fuoco/che fioriscono al posto della flora”. In fondo questo poeta descrive la natura, intrisa dalla storia, dalle leggende, ma riesce con una grande semplicità a incidere immagini che marchiano a fuoco l’anima. E’ un’Africa antica la sua, quella primigenia del matriarcato che resta sulle spalle delle donne capaci, come racconta in una poesia, di risalire un pendio con secchi d’acqua in testa, che ondeggiano, mentre chiacchierano e ridono eppure senza versarne neppure una goccia. Le vediamo e sembra perfino di sentirle, di poterle toccare queste donne, che sono l’asse d’equilibrio intorno a cui ruota il mondo. Gli uomini ci appaiono frustrati, spesso lontani da casa, alla ricerca di un lavoro che non c’è, raccogliendo sterpaglie al posto dei frutti, attesi alla sera dall’ira di donne affamate. E’ un continente duro eppure il poeta ci fa sentire il suo amore, perfino la sua tenerezza per la grande dignità di popoli vinti dalla natura e dall’ingordigia di altri uomini. In fondo un popolo senza storia, come scrive il poeta, è un popolo perso. E’ meglio fare i conti con il proprio passato per poter guardare serenamente avanti, sembra dire.
“Canti del sole” è la seconda parte della raccolta e inverte l’immagine della stella che nell’emisfero del nord è simbolo di potenza ma di vita per eccellenza: qui il sole sanguina, è violento e brucia la terra, non la illumina, la violenta senza nutrirla. Qui la terra madre è la dea che riceve vita dall’acqua, troppo spesso un miraggio.
La terza parte lascia il posto alla magia delle notti africane con “Notturno” e alla rievocazione delle leggende del “popolo del coccodrillo” che diventa un’immagine tenera e non minacciosa.
“Poesie d’amore” infine ci mette di fronte con dei versi lapidari quanto straordinariamente evocativi, alla tragedia dell’Aids e alla condanna dell’amore quanto al suo potere salvifico che è capacità di nutrirsi della ricchezza della differenza, del sentimento prima che di ogni altra cosa. Impossibile non citare la poesia intitolata alla malattia. “Come sono crudeli/questi tempi moderni… ci amiamo/nell’ignoranza/e alla nascita/una terribile/nuova morte/è generata.”
Interessante anche la profondità dell’uomo che offre il suo nulla alla donna, con grande umiltà e dignità, invitandola a seguirlo nella sua capanna, ad accarezzare teneramente le sue mani callose, piuttosto che a vivere servendo in un lusso che non le appartiene. C’è in questi versi forse la più grande sintesi delle due anime del poeta che, pur avendo combattuto per l’indipendenza del proprio popolo, accoglie la cultura straniera a cominciare dalla lingua. Se infatti scrive solo in inglese, la sua lingua che sbuca qua e là tra i versi “sporca” l’inglese del Bardo perché non può essere dimenticata né repressa. Conclude la raccolta la composizione “Baobab”, albero simbolo della cultura africana, che c’era, c’è e ci sarà, resistente al sole che brucia, al vento che scuote, alla siccità e anche all’acqua improvvisa che frusta la vegetazione quando accade, offre protezione al cacciatore, riparo alla preda, e nel racconto in prima persona l’albero si anima e diventa incarnazione di un vecchio saggio che racconta lo spirito dell’Africa e della sopravvivenza con la serenità data dall’età.
La traduzione italiana, puntuale, si accosta con scrupolo filologico alla linearità del testo inglese e, a mio modesto avviso, sembra arricchirlo recuperando quel non detto ma sentito dell’anima africana, di una lingua che ha lo spessore della storia.

Nell'aria inquieta del Kalahari

Titolo originario In the disquiet air of the Kalahari
di Barolong Seboni
Traduttore Marisa Cecchetti
Editore LietoColle
Collana Altre terre
2010
In commercio dal: 31/05/2018
Pagine: 96 p., illustrate, Brossura
EAN: 9788878485600

Articolo di Ilaria Guidantoni

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