“Nel paese del re pescatore” di Joan Didion

Scritto da  Mercoledì, 02 Agosto 2017 

Un affresco inquietante e non edulcorato dell’America contemporanea. Questo rappresenta, nell’estrema sintesi, questo interessante volume di Joan Didion, scrittrice “cult” tra le più rappresentative degli Stati Uniti di oggi ma non conosciuta come meriterebbe, forse, nel nostro paese. Ebbene, “Nel paese del re pescatore”, questo il titolo del libro pubblicato di recente da “Il Saggiatore” di Milano (editore che nel corso degli anni ha costantemente mostrato di nutrire una particolare attenzione nei confronti della cultura e degli autori statunitensi), sembra essere un biglietto da visita in grado di ampliare in Italia la fama dell’autrice.

 

A metà strada tra il reportage giornalistico e la narrazione, le duecentosessanta pagine del libro forniscono una dimostrazione dello stile pulito, ironico e decisamente accattivante della Didion. Aggirando ogni distorsione dovuta all’utilizzo “orientato” dei media, “Nel paese del re pescatore” offre una visione sconcertante, a tratti, della politica, della cultura e di certa cronaca USA, una visione sicuramente più vicina alla realtà delle cose. Suddiviso con criterio “geografico” in tre parti (Washington, California, New York) e, all’interno di ciascuna di esse, in capitoli, il libro, raccontando anche di tante altre cose, si occupa di Ronald e Nancy Reagan, di Michael Dukakis, di personaggi come Tom Bradley, già sindaco di Los Angeles tra i primi anni Settanta e i primi anni Novanta del secolo scorso, e Patricia Campbell Hearst, la giovane e ricca ereditiera che nel 1974 fu rapita da un'organizzazione terrorista a cui poi si unì durante il sequestro. Didion osserva protagonisti e fenomeni restituendo al lettore i fatti reali insieme alle proprie impressioni condite di ironia e di piglio corrosivo. Una onestà assoluta nel riportare gli eventi caratterizza il libro della Didion. “Nel paese del re pescatore” può essere considerato come la risultanza di una attenta osservazione perseguita dietro le quinte di ciascuno dei fenomeni considerati allo scopo di mettere in luce avvenimenti e circostanze che il lettore può altrimenti far fatica ad immaginare. Gli scrittori, sostiene Joan Didion, si fanno amare solo di rado e danno tutto quello che hanno alla macchina da scrivere; temono che la loro partecipazione alla riuscita delle sorti collettive sia qualcosa di evanescente, talvolta persino dubbia. Paure, quelle dell’autrice, che a leggere “Nel paese del re pescatore” non possono che apparire ingiustificate.

Nel paese del re pescatore
di Joan Didion
il Saggiatore – 2017

Grazie a Alice Farina, Ufficio stampa il Saggiatore

Articolo di Giovanni Graziano Manca

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