“Miseria e fortuna: gli schiavi nella Roma antica” di Stefano Azzone in collaborazione con Paola Serata

Scritto da  Mercoledì, 12 Aprile 2017 

Un libro storico che racconta storie di uomini dando voce a persone per troppo tempo dimenticate, “oggetti” nell’antichità ma spesso preziosi. Una ricostruzione appassionata, precisa eppure di facile lettura e grande sintesi che parla e dialoga con la storia di oggi: le nuove schiavitù e la schiavitù come categoria dell’umanità.

 

Un piccolo libro prezioso, con il dono della sintesi e una grande precisione di analisi e di alfabetizzazione per i non addetti ai lavori. Al primo sguardo, sfogliandolo, appare un testo per specialisti, storici e archeologici – come svela la collaborazione con Paola Serata – facendo dialogare i due mondi troppo spesso separati. In effetti è un libro per tutti che offre un’ottima occasione di ampliamento o anche solo avvicinamento al latino perché i termini sono ben spiegati. Raramente un testo riesce ad essere così chiaro e divulgativo senza perdere un livello alto di competenza. Probabilmente in questo risultato c’è anche la formazione del suo autore che è laureato in storia presso l’università degli Studi Toma Tre dove però ha conseguito un Master di II livello in Scienza delle Religioni e si è specializzato in Storia contemporanea pur non perdendo l’interesse per le civiltà del passato. Il suo occhio accoglie il linguaggio moderno con l’attenzione agli stili e la profondità del tempo. L’argomento sembra alquanto specifico e ha il merito di tentare un’impresa poco conosciuta. Esplorata, guardata con la distanza eccessiva del tempo e uno e l’arroganza della modernità che crede di essere fuori dalla pratica di questa aberrazione. Stefano Azzone attraverso il racconto della schiavitù nella Roma antica e della sua evoluzione dal periodo monarchico, a quello repubblicano fino all’Impero e al Tardo Impero dove la componente cristiana giocò un ruolo fondamentale, ci racconta come la schiavitù sia una categoria dell’umanità e quindi un fenomeno che declinato in modo diverso e con un’entità di peso molto variabile attraversa tutte le epoche e le civiltà. Da questo libro dovremmo trarre soprattutto la prospettiva e il metodo per rileggere la nostra storia quotidiana fatta di precariato, sfruttamento dei lavoratori, “caporalato” o dell’importazione camuffata di schiavi da oriente, dall’Africa e dal cosiddetto terzo mondo. Sul metodo due osservazioni mi premono: innanzi tutto l’attenzione alle fonti e il lavoro di ricostruzione del mosaico, dello storico appunto, insostituibile che forse politologi e giornalisti dovrebbero affiancare ad una scrittura e racconto troppo spesso approssimativo e a tal proposito essenziale è l’analisi linguistica. Nello specifico il tema archeologico e le sue scarse fonti, con un focus sulle diverse sepolture e sulle immagini che vi sono nelle case e sovente nei lupanari e la terminologia che si lega indissolubilmente al diritto romano e ci dà indicazioni precise sulla società. La seconda osservazione attiene alle persone appartenenti al mondo degli schiavi. Quando trattiamo un fenomeno scomodo e che conosciamo poco, come in questo caso – ma potrebbe essere quello dell’immigrazione, di altre civiltà o di orientamenti sessuali non prevalenti - troppo spesso consideriamo quella parte di umanità come un tutt’uno indistinto. Azzone invece mette l’accento sul fatto che ogni schiavo ha una sua storia e che per altro i numeri possono ben definire alcune categorie. Questo perché arginano la nostra emotività che condiziona la percezione non sempre in modo lucido. Così veniamo a definire che la società romana può essere definita schiavista perché da una serie di ricostruzioni si evidenzia come la percentuale sia arrivata al 16/20% della popolazione e non si tratti semplicemente di una società con schiavi. Un aspetto molto interessante per la critica storica è la relazione con l’economia e con il ruolo importante ma non determinante se non per alcuni aspetti dell’ambiente rurale, meno certamente di quanto lo furono gli schiavi d’America per i latifondi. D’altronde l’economia rivela il ruolo centrale al di là della concezione e delle speculazioni che si fanno sulla storia. A questo proposito mi pare particolarmente utile – e questo in generale per l’analisi di qualsiasi società – la distinzione dei vari ambienti: la città e la dimensione della villa e la campagna e il lavoro agricolo, oltre che il mare, il mondo militare, quello della miniera e ancora la vita al centro dell’Impero o alla sua periferia. L’aspetto sul quale vorrei soffermarmi è però soprattutto legato alla vita e allo status di schiavo che poteva variare enormemente a cominciare dall’ambiente nel quale si trovava (in generale, ci racconta l’autore, la vita in città era più facile), per intraprendere un viaggio che va da condizioni miserevole, di abusi, punizioni fisiche fino alla tortura a situazioni di grande privilegio fino a un nome regale come quello del re Servio Tullio.
In ultimo mi piace sottolineare come l’autore ci inviti a relativizzare il tema della schiavitù e quindi del suo giudizio nella prospettiva storica per cui lo stesso Cristianesimo che impresse la svolta decisiva nei confronti di quello che considerava un peccato e molto fece per la sua abolizione, ha necessità di secoli per pronunciarsi in modo chiaro in tal senso e in fondo già nella Grecia antica c’era chi aveva condannato la schiavitù in modo camuffato ma non tanto da poterla additare come una piaga da curare ed eliminare, come il filosofo Aristotele. Tutto questo oggi appare incredibile, soprattutto per chi conosce i fondamenti della sua etica ma occorre considerare la funzionalità della schiavitù nelle società antiche rispetto al bene comune.
Da sottolineare come l’autore si tenga sempre equidistante da posizioni critiche troppo spiccate che siano personali, filosofiche e non di ricostruzione storica, “limitandosi” a offrire al lettore gli strumenti per elaborare il proprio personale punto di vista.
La pubblicazione è austera ma gradevole con un’impaginazione curata e un bell’equilibrio con l’illustrazione.

Miseria e fortuna: gli schiavi nella Roma antica
di Stefano Azzone
in collaborazione con Paola Serata
Edizioni Efesto
dicembre 2016
13,50 euro

Libro di Ilaria Guidantoni

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