"Mohamed, riprendi la tua valigia..."-Tragedia in quattro atti di Touhami Garnaoui

Scritto da  Lunedì, 09 Giugno 2014 

Teatro nel teatro, un dramma mediterraneo che rivela l'esplosione ancora in corso dei fermenti arabi e l'implosione della riva nord come sistema altrettanto fallito. E' un viaggio esistenziale ed etico che nell'incontro e scontro tra due civiltà costringe entrambe a una riflessione su se stesse, nonché ad un ripensamento dei propri difetti, ai limiti di ogni posizione. Certamente è una critica feroce alla mortificazione e incomprensione della donna, vittima prescelta di ogni società, ma anche analisi spietata sulle donne. Un testo asciutto, graffiante e di grande onestà intellettuale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


E' il secondo libro che leggo e recensisco dell'intellettuale italo-tunisino Touhami Garnaoui, molto diverso dall'altro, un saggio storico politico, ma con un elemento comune. La riflessione autentica non è mai locale, né tanto meno localistica. E' sempre uno sguardo aperto su un orizzonte che, nello specifico, chiama in causa il Mediterraneo.


In questa tragedia c'è un doppio binario, quello storico politico, a cavallo delle recenti rivolte del mondo arabo in particolare quella Tunisia, che è stata la miccia che ha dato il là alla deflagrazione; e quello etico esistenziale, che in un'ultima analisi riguarda la coscienza personale anche se ognuno di noi è, almeno in parte, vincolato ai cromosomi della propria formazione. La storia è narrata dalla parte delle donne che, sottolinea l'autore, soprattutto - ma non solo (ndr) - nel mondo arabo fanno le spese dei mali della società. Tre sono le figure femminili che emergono dal racconto e che sembrano incarnare bene le contraddizioni del mondo tunisino. Se infatti la vicenda si svolge in un villaggio raro non bene precisato, tutto lascia supporre che si tratti della Tunisia al di là della provenienza dell'autore.
Kauthar è la figlia amata, ma picchiata ed uccisa per errore da Mohamed che è fuggito dal proprio paese per dare ai propri figli un futuro migliore e onesto lasciando la patria prigioniera della corruzione, solo che lui stesso non si è liberato da alcune pastoie comportamentali.
La storia la apprendiamo attraverso un'intervista dopo la condanna di un uomo che è vittima di se stesso, in fondo della propria ignoranza, ed è bravo l'autore a costringere il lettore alla dialettica tra pietà e condanna.


L'altra figura femminile è Latifa, ribelle alle convenzioni, che ben incarna un femminismo esasperato, tipico del mondo arabo che tante volte ho incontrato, tanto che finisce per diventare l'amante di un francese. Pure lei però è vittima dei propri comportamenti tanto che tenterà il suicidio. L'ultima alla quale toccherà una sorte terribile, ridotta in fin di vita dal marito, un uomo apparentemente tranquillo, Ahmed che la sorprende a scherzare affettuosamente in piazza con il proprio amico Karim, è detta semplicemente la moglie di Ahmed, per spodestarla di una propria personalità al di là del ruolo.


Nel testo c'è lo spazio per la denuncia della religione quando travalica i confini della spiritualità, della politica in un mondo - che Ahmed crede solo arabo - dove i capi di stato e i politici in genere non hanno rispetto della legge perché la loro parola diventa la legge; e ancora è una denuncia dell'ottusità di chi teme la cultura e in particolare il teatro; un elogio forse dell'amicizia e della complicità maschile meno sincera di quanto si dica. I dialoghi rivelano la complicità autentica delle donne che uniscono le reciproche sofferenze in un'arma potente, con una lotta comprensibile, ma non sempre corretta. E' la lotta degli ultimi siano donne, disperati in cerca di lavoro od oppressi. In questo senso bene dice Latifa quando sottolinea che il velo non è solo una questione di religione o la posizione di una società maschilista; è anche un modo per le donne di essere e di lottare per i propri diritti, "la stessa lotta delle donne in America o in Europa, costrette a mettere le loro teste sulla fronte per realizzare i propri sogni naturali". Il testo è intimamente femminista come solo certi 'arabi' eccelsi sanno esserlo e svelano la complessità femminile sotto il velo che gli uomini accusano di nascondere segreti, senza sapere che nella maggior parte dei casi i segreti sono proprio loro. Tragedia ironicamente amara sui limiti, l'ingenuità e quella violenza che nasce dalla debolezza del mondo maschile. Ahmed in fondo capisce i propri limiti quando dichiara che gli arabi sono tutti come Mohamed con una valigia e un foglio di via, ma è prigioniero dei propri stessi confini. E' Karim che sottolinea che finché non si capisce che le donne non sono solo abbondanza e piacer,e ma la parte più sana della società, viatico per uscire dal tunnel, non ci sarà nessuna liberazione
Solo che anche Karim usa la seduzione nel senso più bieco e regala una felicità effimera e in-corretta ad una donna già sposata. Insomma come nella vita reale Garnaoui non assolve né condanna definitivamente nessuno. Indica solo la complessità della via, del dialogo tra maschile e femminile, tra Oriente e Occidente, tra nord e sud, inevitabile quanto estremamente difficile. Uno spunto di grande attualità sulla politica dello sviluppo apparente, sul rispetto della diversità e sul ruolo catartico della cultura e del teatro, in particolare, che fa rinascere.


Mohamed, riprendi la tua valigia...” Tragedia in quattro atti
Touhami Garnaoui
Booksprint
€ 15,90
ISBN 9788865952245


Articolo di Ilaria Guidantoni

 

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