“Miss Marx. La figlia del Capitale” di Barbara Minniti, a cura di Sophie Moreau

Scritto da  Domenica, 19 Marzo 2017 

Il marxismo come non l’avete mai letto, per la prospettiva originale dalla quale è analizzato, dalla parte delle persone: la famiglia Marx, i legami personali con Engels, ma soprattutto le figlie e in particolare Eleonor Marx, morta suicida. Un affresco che racconta un’epoca, le origini dell’Europa e il percorso di un’ideologia protagonista del Novecento in modo insolito e per chi non conosce profondamente questa filosofia, inaspettato.

 

Colpisce lo stile schietto, un linguaggio talora crudo, quasi maschile oserei dire, più colloquiale che saggistico, della giornalista, autrice del saggio, dalla veste del romanzo storico. Per altro il tema è ben documentato e dosato nei commenti con “la giusta distanza” del giornalista che non esce dal proprio luogo e non si fa interprete eccessivo ma resta soprattutto un narratore. Alla fine del libro da segnalare un’appendice per approfondimenti e chiarimenti come la voce “Prussia” che chiarisce la posizione di primo piano di questo stato, poi riassorbito nella Germania che, ci fa notare la Minniti, oggi vediamo come una nazione unita e granitica ma non è stato sempre così.

Decisamente interessante la prospettiva, dalla parte di Miss Marx, la figlia più vicina al maestro, padre ingombrante che l’autrice ci racconta come figlia e come donna, prima che come intellettuale e per l’impegno politico. Quando nacque nel 1855 Eleonor, detta Tussy, era la figlia di un esule tedesco nel quartiere londinese di Soho che ai tempi non era certo la zona trendy di Londra quale oggi lo conosciamo. Anzi, la famiglia se non fosse stato per l’amico Engels, collaboratore, consigliere e supporto in tutti i sensi, non avrebbe saputo come fare. Curioso, per quanto facilmente intuibile, il doppio piano del mondo pubblico e speculativo della famiglia Marx, tutta coesa nell’impegno socio-politico-filosofico e l’aspetto affettivo – al di là della presunta vicenda del figlio illegittimo di Marx che sembra più frutto di una maldicenza che possibile realtà, malgrado una certa capacità di seduzione del filosofo – che mostra più di un segnale tradizionale e borghese come la questione del matrimonio delle figlie.

La vicenda di Tussy, complicata tra il verbo ingombrante del padre con la responsabilità di portarlo avanti, le difficoltà economiche che per molto tempo hanno determinato una vita grama e piena di lacune anche dal punto di vista formativo, si evolve in una relazione sempre impegnata culturalmente e politicamente, ma frustrante e dolorosa, assolutamente anti libertaria che la portò anche se non direttamente al suicidio a 43 anni. Il libro è anche l’occasione per scoprire un personaggio totalmente taciuto dalla storia che è in qualche modo premessa a certo femminismo intellettuale e sociale. Tussy fu tra l’altro la traduttrice in inglese di Madame Bovary. Il libro non manca di raccontare e di evidenziare percorsi non facilmente rintracciabili che dimostrano quanto della nostra società attuale debba la sua veste al marxismo e alla costellazione di movimenti e figure che vi hanno gravitato intorno. Così è ad esempio la cultura New Age che si riallaccia alla Società di Teosofia fondata a New York nel 1875.

La parte a mio parere più ricca è però legata all’inquadramento dell’opera e del pensiero di Marx – che il libro non intende approfondire di per sé, a parte alcuni passaggi fondamentali – nella società inglese dove giunge a maturazione essendo Londra la città metropolitana moderna per eccellenza dove esisteva una vera e propria classe operaia che gradualmente si è sindacalizzata. Molto interessante il confronto con il senso e il gusto della rivoluzione così come era concepito in Germania dove la socialdemocrazia fa virare l’idea della rivoluzione attraverso una fase intermedia, ammorbidendola in certo qual modo; così come lo spirito libertario e utopistico francese, patria del socialismo, si sia in quegli anni disperso in certe “fantasticherie utopistiche” e una certa morbosità autocompiaciuta di persone nulla facenti che giocavano a fare i rivoluzionari più che esserlo; lontani dal rigore di Karl Marx che passava le giornata al British a studiare seriamente.

Infine, da rilevare, alcuni cenni che l’autrice fa per sollevare e smentire tanti “sentito dire” che si vociferano intorno a Marx come del resto a grandi personaggi per cui tutti sanno cos’è Il Capitale ma ben pochi lo hanno letto anche sommariamente e tanti contenuti che si attribuiscono a Marx sono stati invece sviluppati in seguito.

Miss Marx
La figlia del Capitale
di Barbara Minniti
Oltre Edizioni
Aprile 2016
Euro 14,00

Articolo di Ilaria Guidantoni

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