“Miles e Juliette” di Walter Mauro

Scritto da  Domenica, 13 Dicembre 2015 

Un testo denso e struggente nel racconto e nella scrittura, così fluida, impalpabile eppure graffiante. E’ un romanzo-documento di un’iniziazione amorosa, breve e folgorante, un affresco della Parigi del Quartier Latin nel 1949, del cenacolo degli esistenzialisti e di due grandi della musica che l’autore ha conosciuto dal vivo. E’ l’amore struggente e disperato come ogni amore impossibile tra la grande tromba del jazz Miles Davis e l’angelo di Saint-Germain Juliette Greco.

 

Questo romanzo, perché ha a tutti gli effetti ha il gusto della narrazione, è anche un prezioso documento di un’epoca e di un ambiente che non esistono più e che hanno segnato la modernità non solo parigina e francese, ma almeno europea. Sono stata letteralmente rapita dalla copertina e dal fatto che non conoscessi questa storia d’amore tra due grandi della musica che amo e che ho ascoltato dal vivo. In effetti la loro intensa storia d’amore è durata due settimane nel maggio di quel 1949 durante il soggiorno di Miles Davis a Parigi: un amore che non sarebbe finito mai neppure dopo la separazione, forse perché impossibile da sempre. Non solo fu breve ma gelosamente custodito nel circolo degli amici intimi e Simone De Beauvoir, le Castor per gli amici, la compagna di Jean-Paul Sartre, Paulu per gli intimi, in quale modo la guida del circolo intellettuale, ne custodì la riservatezza quasi morbosamente come le appartenesse e facesse parte di una delle lezioni del suo uomo. Il libro è travolgente innanzi tutto per la scrittura intrigante e preziosa, lirica e pungente, di Walter Mauro che è stato uno dei più noti esponenti della critica militante musicale e letteraria che anima il testo delle emozioni vissute in diretta, nascondendo con nonchalance le citazioni e le informazioni dietro la naturalezza di un ambiente respirato. E’ anche un libro di iniziazione all’amore, alle sue sofferenze, alla lacerazione della passione di due artisti e soprattutto di un uomo che è devoto primariamente alla propria tromba e solo in seconda battuta alla donna e alle donne che pure ha amato molto. E’ soprattutto un documento carnale di un momento magico dello spirito e del pensiero che per decenni e ancora oggi chi ama quella filosofia e comunque la trova una pietra angolare nella fondazione della cultura contemporanea va cercando a Parigi. I café Flore, il Deux Magots, il Club Saint-Germain, Le boeuf sur le toit, le Tabou, alcuni sopravvissuti, altri no, sono luoghi simbolo che ora sono snaturati come tutto il quartiere Latino già molti anni fa quando ancora la voce dell’angelo bianco dal caschetto nero regnava sovrana. Per me è stato un tuffo nella mia adolescenza guidata dalle letture di Jean-Paul Sartre, Simone De Beauvoir, Françoise Sagan e dalla musica del jazz che poi è diventato francese più che americano e in questo libro si capisce perché questa considerazione non sia una follia o un capriccio, ma una scelta politica. E ancora ricordo Miles Davis in un concerto a Milano in uno dei templi del jazz meneghino, al Teatro Smeraldo, forse l’ultima delle sue apparizioni, mentre Juliette Greco non ha ancora abbandonato la sua energia.

Il testo di Mauro è una fonte preziosa per tutti coloro che vogliono capire uno spaccato della mentalità e della cultura francese e anche dell’attualità francese. E’ infatti il manifesto di un’elitarismo intellettuale e un po’ perditempo tipico dell’intellettualità, il loro separatismo dalla folla, la loro esibizione nella trasgressione: amori apparentemente liberi ma vincolati al gruppo. Parigi dopo l’occupazione nazista, all’uscita dalla guerra, brilla di un nuovo illuminismo e freme della voglia di vivere: è l’apertura dello spirito al nuovo nell’arte come nella vita. E’ questo che inebrierà Miles Davis allora giovane trombettista, nero come la pece, che vive il colore della propria pelle come un peccato in una New York razzista come ancora anni dopo la stessa Greco dovrà constatare. Parigi invece è una possibilità per tutti e soprattutto è un invito a sperimentare sentieri inesplorati nell’amore, nella vita, nel pensiero. Miles anche se Parigi gli tributa grandi onori decide di tornare indietro verso gli States ma quella spinta propulsiva non lascerà più con il coraggio di osare e la voglia di dare battaglia sul tema dei diritti. Walter Mauro da profondo conoscitore e frequentatore di questi personaggi riesce a raccontare bene la scena quanto il dietro le quinte delle insicurezze emotive, della tentazione della droga e quindi del tunnel irreparabile nel quale finiscono molti musicisti con grande destrezza. Ci sono momenti nei quali ci si chiede se siano storie vere romanzate e altri nei quali ci si domanda se il romanzo diventi saggio storico e sociale sull’esistenzialismo e il jazz alle soglie degli anni Cinquanta e i loro epigoni. E’ questa la magia di un testo che prima di essere scritto è stato vissuto e per questo lascia una profonda nostalgia di quello che non si potrà più afferrare.

Miles e Juliette
di Walter Mauro
Giulio Perrone Editore
I edizione febbraio 2008 – II edizione novembre 2014
Euro 10,00

Articolo di Ilaria Guidantoni

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