“Mia amata Yuriko” di Antonietta Pastore

Scritto da  Domenica, 24 Luglio 2016 

No, Yuriko non era la vedova di un eroe. Se il marito fosse stato uno di quegli uomini caduti in missione, lei su quell'isola, una volta terminato il periodo dell'occupazione americana, sarebbe diventata oggetto di venerazione. Se Yuriko amava tornare lì, era semplicemente per sentire ancora la presenza del suo ex marito. Ci sono persone che amano farsi del male, mi dissi.

Dalla traduttrice italiana di Haruki Murakami un romanzo che mescola oriente e occidente, passato e contemporaneità, vicende storiche e familiari. Antonietta Pastore racconta la storia di Yuriko, una lontana parente acquisita, e del suo amore per Yoshi: sullo sfondo l'isola di Etajima, l'accademia navale, la Seconda Guerra mondiale. Una vicenda che si svela per piccoli quadri, descrivendo un Giappone delle donne, ancora fortemente impregnato di convenzioni e codici sociali, che la scrittrice osserva in prima persona. In un mondo costruito sulla strenua difesa delle apparenze, la tenacia di Yoshi si palesa invece nella difesa di ciò che per lei è essenziale: la sua identità, i suoi affetti, le sue scelte. Con una lucida descrizione dei sentimenti, che mai sfocia in sentimentalismo, e delle atmosfere, senza traccia di coloriture stereotipate, la Pastore ripercorre insieme al lettore le tappe di un percorso di consapevolezza compiuto in prima persona: dall'entusiastica accettazione di qualsiasi “verità” il “suo” Giappone – quello della famiglia del marito, che l'ha accolta come una figlia – le volesse presentare, alla messa in discussione critica, per arrivare a una maggior consapevolezza delle proprie scelte e, al contempo, del proprio sé, proprio grazie al “rapporto” a distanza con l'enigmatica vicenda di Yuriko. Il viaggio alla scoperta della storia di Yuriko è infatti per la Pastore anche un intimo viaggio nel suo universo emotivo e nelle motivazioni profonde che hanno guidato e sue scelte di vita. Mia amata Yuriko è – per questo - anche un racconto di profondi mutamenti: il punto di osservazione non cambia, cambia però profondamente il punto di vista attraverso il quale il mondo viene osservato e interpretato.

La debolezza che si rivela forza, la quiete che si fa determinazione, la tranquillità che nasconde una profonda passione. Anche gli eventi storici vengono affrontati attraverso un punto di vista ibrido: la guerra, la tragedia atomica, la storia delle truppe speciali giapponesi sono inseriti in un romanzo occidentale, che tuttavia è profondamente impregnato di sensibilità giapponese. E così la memoria non si limita a svolgere il ruolo di testimone del passato, ma mette attivamente in discussione scelte e valori che hanno quasi condotto il mondo all'autodistruzione. Scelte e valori che hanno condizionato pesantemente le vite dei protagonisti plasmandole attraverso la sofferenza di scelte difficili. Un libro che sfugge ad una definizione precisa e la cui prosa, soprattutto se si è stati lettori di Murakami, possiede caratteristiche mescidate, tanto da portare il lettore a chiedersi quanto di Murakami ci sia nella Pastore e quanto della Pastore ci sia in Murakami.

Un romanzo fortemente femminile, non solo per il ruolo giocato dalle protagoniste nella vicenda, ma per una sensibilità multiforme e sfaccettata che permea l'intera narrazione e permette al lettore di entrare, con onestà, in risonanza con un mondo di norme e affetti tanto distante quanto emotivamente a noi prossimo.

Mia amata Yuriko
di Antonietta Pastore
Einaudi, 2016

Articolo di Caterina Bonetti

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