Memorie e racconti del Mediterraneo di Alfonso Campisi e Flaviano Pisanelli

Scritto da  Sabato, 28 Novembre 2015 

L’emigrazione siciliana in Tunisia tra il XIX e il XX secolo

Mémoires et contes de la Méditerranée
L’émigration sicilienne en Tunisie entre XIXe et XX siècles

Il racconto, tra reportage e memorie della colonia italiana in Tunisia, è un testo a due voci, in due lingue, nutrito di dialetti ed emozioni di un popolo sospeso tra due paesi e due culture che oggi torna di grande attualità: per conoscere, capire e non dimenticare, quando la migrazione era da nord a sud. Il diritto all’identità plurale al centro di una riflessione di grande attualità.

 

Corredato da molte foto e documenti d’epoca, il libro è un documentario scritto che racconta minuziosamente la presenza italiana in Tunisia nel corso dei secoli, tutt’altro che marginale. Il libro si concentra nel periodo tra Otto e Novecento fino all’Indipendenza tunisina avvenuta nel 1956 e alla fuoriuscita conseguente, a tratti forzata, degli Italiani, che continuò negli Anni Sessanta. All’inizio quella italiana fu una migrazione legata soprattutto agli Ebrei in particolare dalla Toscana e in special modo da Livorno con caratteristiche proprie: erano i cosiddetti “Grana”, che hanno rappresentato una sorta di élite sia culturale, sia economica. Dall’Ottocento l’emigrazione italiana si strutturò e visse diverse stagioni che Alfonso Campisi ricostruisce con grande attenzione anche attraverso le interviste agli emigrati italiani, essenzialmente un gruppo di anziani siciliani che adesso vivono in una casa di cura a Radès, a Tunisi, ma anche testimonianze di italiani al Grand Tunis, ad Hammamet, a Sousse, in Francia ed in America. Gli autori hanno saputo raccogliere importanti testimonianze su cui si sono basati per effettuare una approfondita analisi storica, culturale e linguistica della storia dell’emigrazione italiana in Africa. Tra le testimonianze ricordo Marysa Impellizzeri che ha vissuto la sua infanzia a Tunisi e da qualche anno ha deciso di tornarci; Marinette Pendola altra italiana di Tunisi con un’identità tra le due sponde, scrittrice che vive a Bologna e Luigi Biondo, con una storia familiare di emigrazione tunisina che ha riscoperto attraverso un suo percorso sulla via del corallo e dell’arte, attuale direttore del Museo Pepoli di Trapani, tutti amici ritrovati in queste pagine. Interessante e di grande attualità la riflessione su una popolazione che ad un certo momento si trova sospesa e lacerata da una doppia identità sia linguistica sia più complessa, tenendo ben a mente che la lingua non è solo una modalità d’espressione quanto una visione del pensiero. Nel testo si ravvisa il tema del confronto con la diversità, quando gli altri eravamo noi e gli autori, senza procedere a tesi né con pregiudiziali, mettono a nudo tanti luoghi comuni che nel corso delle miei ricerche posso confermare.

E’ interessante a mio parere soprattutto la consistenza della presenza italiana, in particolare siciliana e in special modo dell’area trapanese – ma anche sarda e calabrese - che evidenzia uno scambio e un arricchimento reciproco a tutti i livelli con la società tunisina ben prima della presenza francese, con un peso per certi aspetti superiore, a cominciare dai termini numerici. Al momento dell’affermazione del Protettorato francese, infatti, nel 1881, la presenza italiana era superiore e destinata a lungo a crescere e ci fu un tempo, agli inizi del Novecento, in cui gli italiani in Tunisia arrivarono a toccare la quota delle 100mila presenze. L’Italia e la “sicilianità” tra l’altro hanno lasciato tracce importanti che tuttora sopravvivono a livello linguistico, culinario, culturale, architettonico, basti pensare ad esempio che lo stile liberty fu introdotto dalle maestranze italiane prima di quelle francesi e che lo stile delle case siciliane divenne una moda a Tunisi. In un periodo tra l’altro ci furono scuole italiane e una presenza in termini di informazione giornalistica molto radicata. Certo non fu tutto rose e fiori e l’analisi sulle condizioni e il giudizio stereotipato da parte di alcune classi dei nostri emigrati non è certo lusinghiero. Campisi compie un’analisi dettagliata ad esempio di quanto scrive lo scrittore tunisino Albert Memmi evidenziando la tragica modernità di giudizi stereotipati sull’”altro”.

Altro tema del tutto sconosciuto sul fronte della storia italiana è il ritorno in patri, quella che per molti era un vago ricordo, spesso mediato dai racconti familiari: in seguito all’indipendenza tunisina molti italiani furono costretti a scegliere tra l’Italia e la Tunisia, dopo anche che la presenza del Fascismo e la vicenda del colonialismo in Libia non avevano aiutato, anzi avevano peggiorato, l’integrazione italiana oltremare.
In tal senso la responsabilità non fu tanto del governo tunisino - è questo un apparente paradosso – che naturalmente aveva bisogno di riaffermare la centralità dei propri cittadini, riservando ai tunisini la conduzione del trasporto pubblico, tanto che da un giorno all’altro i tassisti italiani furono licenziati, quanto di quello italiano.
Il dramma fu il trattamento che ricevettero una volta in Italia, trattati praticamente come appestati.
Dal punto di vista linguistico utile la doppia lingua e le “lingue” e dialetti che esprimono quella commistione propria dei territori di confine presenti nelle testimonianze che sono state lasciate il più possibile nella loro lingua “impura” quanto vitale.
Infine, voglio segnalare che questo libro è anche un atlante d’antan che racconta la città, in particolare La Goulette, il quartiere de La Petite Sicile e La Marsa dove tra ieri e oggi si è concentrata la presenza italiana.

Gli autori
Alfonso Campisi è filologo e mediterraneista. E’ professore ordinario di Filologia Romanza presso l’università la Manouba a Tunisi e presidente dell’Aislli, Associazione per lo Studio della Lingua e Letteratura Italiana, sezione Africa, per parlare del suo ultimo libro. Studioso della Sicilia e del Maghreb, si occupa di identità, lingua e storia dell’emigrazione siciliana in Tunisia e negli Stati Uniti.
Flaviano Pisanelli è professore associato di Lingua e Letteratura Italiana all’Università Paul-Valéry di Montpellier. Poeta e traduttore, ha pubblicato diversi studi critici sull’opera di Pier Paolo Pasolini e di altri autori italiani. E’ focalizzato sullo studio della poesia italiofona della migrazione.

Memorie e racconti del Mediterraneo
L’emigrazione siciliana in Tunisia tra il XIX e il XX secolo
Mémoires et contes de la Méditerranée
L’émigration sicilienne en Tunisie entre XIXe et XX siècles
di Alfonso Campisi e Flaviano Pisanelli
mc-éditions, 2015
22 euro – 25 dinars tunisiens

Articolo di Ilaria Guidantoni

Commenti   

 
#1 informazioneGuest 2018-06-12 17:23
Dove posso trovare il libro di Campisi e Pisanelli ??
 
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