“Marinai perduti” di Jean-Claude Izzo

Scritto da  Martedì, 05 Aprile 2016 

Un inno al Mediterraneo del Brassens della letteratura, del Bukowski francese, con quella nota calda del sud e intrigante d’Oltralpe. La storia corale degli uomini del mare che diventa una metafora del vivere come camminare, dell’uomo come viaggiatore dell’universo e di sé, dell’imprevisto come costrizione e di quel microcosmo che si costruisce per il blocco di una nave a largo. E’ il racconto dalla parte del mare sotto la luce del sud del sogno di avventura e del bisogno disperato d’amore che sono i soli ingredienti della vita che contano.

Si sale a bordo di una nave ancorata al largo di Marsiglia e lì inizia una contro avventura tutta mediterranea, per i personaggi che la abitano, per la loro scelta di navigare il mare bianco di mezzo e non l’oceano, per il racconto che Izzo fa del Mediterraneo come mare nostrum, con un’improvvisa divagazione colta sui nomi e i significati di questo mare e i suoi riferimenti – che sono i miei – a Fernand Braudel e a Predrag Matvejevitch. E’ un’avventura tutta mediterranea perché Ulisse è qui che vive e non potrebbe navigare in un mare aperto come l’oceano, perché la metafora umana dice della dialettica forte tanto nell’arte della fuga quanto nella voglia e nella nostalgia del ritorno. Il romanzo è per ammissione dello stesso autore una storia inventata che potrebbe essere vera, come le storie vissute da queste parte, raccontate e ascoltate, tanto incredibili da poter essere reali. Il palcoscenico è Marsiglia, la città più meticcia d’Europa, mediterranea perché fondata e nutrita, ma anche rapita dal mare.

Scritto in uno stile crudo di amori e perdizioni da marinaio, vagabondi della vita, con improvvise punte di lirismo che fanno di Izzo un vero cantore della vita. Il libanese Abdul Aziz, comandante di una nave condannata al disarmo; il greco Diamantis, suo secondo a bordo e poeta, appassionato di cartografia; il turco Nedim; le donne Céphée, Melina, Aysel, Amina, Mariette, Gaby, Lalla, amate e perse nei porti che hanno solo la fortuna di “arenarsi” a largo di Marsiglia. Altrove sarebbe potuto essere una condanna definitiva ma a Marsiglia la città è solo un altro volto del mare. Solo nel Mediterraneo navigare è una scelta personale, sofferta e non solo un’avventura aperta come nell’Oceano, dove ogni incontro è possibile e dove nascono penelopi, donne ragno che tessono tele che possono ingabbiare, catturare ma anche proteggere.

Un libro per chi crede che dentro ogni uomo ci sia un Ulisse con il suo bisogno di incontrare Penelope, Nausica, Calipso e Circe senza poter fare a meno di nessuna, nutrito dalle onde del mare quanto richiamato dalla terra ferma.

Marinai perduti
di Jean-Claude Izzo
Edizioni e/o, 2001
Flammarion, 1997
Euro 10,00

Articolo di Ilaria Guidantoni

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