Marco Alemanno e Lucio Dalla - Gli occhi di Lucio (Bompiani, 2008)

Scritto da  Sabato, 03 Marzo 2012 

Marco Alemanno e Lucio Dalla - Gli occhi di LucioIl nostro omaggio a Lucio Dalla. “Gli occhi di Lucio” un ritratto fatto di parole, musica e immagini attraverso lo sguardo di Lucio Dalla: un incitamento a voler aprire gli occhi al mondo… magari attraverso quelli del cantautore bolognese.

 

 

 

 

Gli occhi di Lucio

Marco Alemanno e Lucio Dalla

Pagine 168 - € 20.50

 

Otto anni fa, ebbi l’occasione di scambiare poche parole con Lucio Dalla. Non si curò di chi fossi: semplicemente parlò con me. Oggi, mi fa impressione sentire la sua voce nelle cuffie dell’ I-Pod. Chiudi gli occhi e riposa. Ciao Lucio…non è giusto.

Ultimamente siamo, spesso e volentieri, circondati dalla mediocrità. E’ ovunque: nei media, nei giornali, nella musica, nella letteratura, ecc. Tutto questo crea più problemi di quanto si pensi: se un tempo erano le arti o i mezzi di comunicazione di massa a fornirci informazioni/cultura, oggi sono delle armi che ci vengono rivoltate contro. Prima conseguenza di ciò è la scissione dell’insieme per categorizzare le briciole dell’esistente: ogni pezzo del grande puzzle del sapere viene isolato dagli altri per formare un quadro autonomo. Ma è davvero possibile scindere un’arte da un’altra? Secondo Marco Alemanno e Lucio Dalla assolutamente no. Una risposta sintetizzata attraverso un’opera a 360 gradi: “Gli Occhi Di Lucio”.

Presentato il 13 Novembre 2008, alla Feltrinelli di Via Appia Nuova a Roma a cura del giornalista Gino Castaldo, il libro voleva assumere l’aspetto di un atto d’amore di Marco Alemanno (collaboratore e co-produttore del cantautore bolognese) nei confronti di Lucio Dalla, suo idolo e osservatore esterno. L’occhio di Lucio, infatti, dona al gesto di Alemanno un significato maggiore: un atto di denuncia nei confronti di un conformismo sempre più marcato. Ciò viene amplificato grazie alla presenza di un cd e di un dvd che sono parte integrante del percorso che il lettore dovrà intraprendere. In base ad una domanda fatta dal giornalista Castaldo, Dalla afferma l’importanza, in un’epoca come questa, nello stimolare i principali sensi dell’uomo (vista, udito e tatto) per poter avvicinarsi di nuovo alla cultura:         è impossibile voler captare la sensazione suscitata da un paesaggio o da una canzone senza poi leggerne la relativa parte scritta”; in tal senso viene anche svelato il senso del titolo: vedere il mondo con gli occhi di Lucio.

L’opera si divide in tre parti: la prima segue il filo rosso della natura, legandosi al rapporto con essa e gli altri elementi; nella seconda è presente l’aspetto biografico (molto interessante l’ammirazione di Dalla per Totò), nonché degli inediti dell’autore bolognese “rubati” da Alemanno (probabili scarti della “Tosca” o del “Pulcinella”, gli spettacoli teatrali di Lucio); la terza, invece, è la più importante poiché tratta di un uomo che è alla radice dell’anticonformismo dei due autori: Benvenuto Cellini, orafo, scultore, scrittore e artista del XVI secolo. Durante l’incontro, è stata letta una poesia di quest’ultimo musicata dal cantante bolognese con un pianoforte che si trovava in sala. La musica, secondo un’affermazione di Dalla, rende qualsiasi frase armonica: “Se io dico a un tale: Stronzo! Che ore sono? Quello mi risponde, ma se lo chiedo con la musica, sia io che lui voliamo”.

Il libro fa riflettere molto su vari problemi di carattere sociale/culturale: in particolar modo si concentra sul concetto di scrittura e mediocrità. La prima viene delineata come un soldato che sta abbandonando le trincee nelle quali si è sempre battuta per poter tornare ad avere la possibilità di essere libera. La colpa di questa ritirata strategica, però, è dei giovani: attraverso la televisione essi assumono forme linguistiche volte all’abbreviazione confondendo sempre di più il parlato con lo scritto. In tal senso ne deriva la paura dell’imminente sostituzione dei libri attraverso dei file: ciò renderà meccanico il puro atto della lettura. La diretta conseguenza di tale fenomeno causerà una chiusura maggiore verso le altre culture e un ricercare forme di scarso interesse.

La mediocrità, invece, è una conseguenza di tutto questo processo: gli stessi reality show, inseriti a forza nei nostri palinsesti, sono il risultato di un calo d’attenzione verso qualsiasi fonte culturale. Lucio, in merito a tale argomento afferma: “a giudicare dalle statistiche, perfino la pubblicità ha assunto maggiore popolarità rispetto a qualsiasi altro film mandato in contemporanea su altri canali […] Ma il virus mediocre non si annida solo nelle reti televisive, ma purtroppo anche nella musica: non c’è da stupirsi se il mercato si trovi in crisi […] Probabilmente i dischi non vengono più comprati proprio perché scarseggia la qualità non solo del prodotto, ma anche di ciò che ci viene proposto. Il mondo ci da l’illusione che tutto vada bene, ma ci vende solo l’idea”. Nonostante tutto, secondo Dalla a una domanda da me postagli, esiste ancora qualcuno che si può salvare: Samuele Bersani.

Al momento, entrambi gli autori hanno dichiarato di volersi dedicare alla musica in futuro, ma Alemanno non esclude la possibilità di poter, un giorno, dare un seguito alla sua opera.

 

 

Articolo di: Simone Vairo

Sul web: www.luciodalla.it

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