“Malefica luna d’agosto” di Cristina Guarducci

Scritto da  Lunedì, 01 Giugno 2015 

Romanzo puro, narrativa di fantasia, una sorta di saga familiare, una nota noir, qualche storia d’amore. Romanzo di ambientazione toscana, la Maremma marina, anche se il mare e la spiaggia, come accade in questa terra, non si allontanano mai troppo dalla campagna, come dimostra la compresenza e vicinanza di pini marittimi e cipressi.

La luna dà il titolo, perché dà il tono del romanzo la luna che è incanto, femminilità oscura come questo libro nel quale la famiglia emerge in un confronto violento tra maschile e femminile dove però sono le donne a guidare e a tenere le fila, tanto che la nonna – sorta di capostipite dell’attualità – apre e chiude la vicenda con la fine della sua vita. L’aggettivo malefico trovo che suggerisca bene la nota della narrazione, pungente, con un’ironia grottesca, mista alla sagacia popolare e a qualche volo lirico più tipico di un romanzo classico. La collocazione toscana e gli accenni a Firenze, per quanto non oleografica, né circostanziata con dovizie di particolari o riconducibile a qualche descrizione realistica denota una conoscenza radicata del territorio che respira con la vicenda senza bisogno di dichiarazioni, a cominciare dalla scelta indovinata dei nomi che non pare frutto di una riflessione artefatta. E’ in qualche modo un romanzo d’altri tempi, sia per la vicenda, sia per la lingua quanto per lo sfondo che si può immaginare, ma se lo pensassimo in una realizzazione cinematografica o teatrale potremmo immaginare una scelta in costumi d’epoca tardo ottocenteschi o primi Novecento o attualizzata. In effetti il mondo resta fuori dalla vicenda spinosa, per certi aspetti surreale e altri macabra, della famiglia. Un unico, forse, almeno il più evidente, accenno all’oggi l’entrata in vigore, fresca fresca di approvazione, della legge sul divorzio. Lo sguardo della scrittrice, una penna felice, è tutta puntata sulle dinamiche, gli intrecci e le menzogne di una famiglia aristocratica, un po’ strampalata attorno a vicende di deformazioni, di gemelli, di testamenti, di intrecci di sentimenti, credenze, amori e interesse.

Un romanzo cinico, violento, a tratti disorientante; una trama ingarbugliata che offre lo spunto per riflettere su alcuni grandi temi del prototipo della relazione umana: l’amore e la famiglia, il mistero della nascita, la sorpresa, spesso non buona dei figli, e ancora la deformità, la passione con accenni truculenti. Infine, c’è posto anche per qualche nota di tenerezza, là dove nessuno la avrebbe immaginata insieme ad una fusione che sembra fisiologica tra credenze popolari, alea magica e religione con il suo senso di colpa e di sfida, di peccato da coltivare che però punisce nella vita. Una soluzione finale che sembra mettere d’accordo tutti o quasi come alla fine di una terapia dove la violenza lascia uscire e fluire l’aggressività irrisolta. C’è insieme il gusto tragico di una sorta di ruota tragica che fa ricadere le colpe dei padri sui figli e anche quell’aspetto bizzarro del gioco, del non sense seppure crudele. Al centro la vicenda archetipa di due fratelli figli di una bugia – non di un peccato – per una gravidanza nascosta al marito: Ugonotto e Gaddo, il secondo mostruoso. Una vita passata a nascondersi e a dimenticarsi fino ad un riavvicinamento legato alla scelta di una donna, ad un tradimento, ad una tragedia degli equivoci le cui fila sono dipanate e riannodate appunto dal femminile. Su tutto aleggia una nota surreale, una vicenda che sembra lunga, in parte raccontata con dei feed back abbastanza complessi, che si svolge in tre notti di luna piena.

Malefica luna d’agosto
di Cristina Guarducci
Fazi Editore
16,00 euro

Articolo di Ilaria Guidantoni

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