“Letteratura e controvalori” di Alberto Casadei

Scritto da  Giovedì, 06 Novembre 2014 

I controvalori indicano nel mercato finanziario il valore materiale di un titolo e insieme la disponibilità degli operatori al suo acquisto o alla sua vendita.
In una fase storica in cui si dibatte ampiamente sul valore della cultura, Alberto Casadei ci aiuta a ragionare sul fatto che la letteratura è entrata direttamente in logiche di mercato e noi valutiamo le opere prevalentemente per le loro vendite, per il loro successo di marketing, però i valori della letteratura sono tradizionalmente “valori contro”, tendenzialmente rivolti più alla lunga durata che al realizzo immediato, quindi il controvalore della letteratura deve essere in qualche modo anche tarato sulla lunga distanza, sulla possibilità di durare. Come può conciliarsi questo principio con una prassi editoriale che invece tende a produrre freneticamente titoli che passano da best-seller a fondi di magazzino fuori moda?

Docente di letteratura italiana presso l'Università di Pisa, Casadei si interroga su quali spazi la letteratura può ancora occupare nelle società contemporanee; sull’autonomia delle letterature nazionali nell'era della globalizzazione; sul ruolo della critica letteraria in un’epoca di diffusione dei prodotti librari attraverso i grandi gruppi editoriali o attraverso il self-publishing, in particolare sul web; su come si può ripensare l’insegnamento della letteratura – e dei classici – rivolgendosi a giovani ormai orientati verso la cultura visuale o quella della rete.

La prima parte del saggio è dedicata alla questione del realismo, a come è stato considerato e al modo in cui andrebbe ripensato il concetto del realismo in letteratura, partendo da un’opera fondamentale quale Mimesis di Auerbach. Ogni opera letteraria risponde a un rapporto con la realtà esterna, che possiamo definire in modi diversi, ma che dobbiamo comunque prendere come un dato e che, in qualche misura, passa attraverso l’elaborazione stilistica, cioè l’elaborazione del rapporto tra interiorità ed esteriorità. Ci può essere un tipo di realismo ristretto, limitato a tutto ciò che noi riteniamo più o meno ragionevole, condivisibile, basato sulle nostre conoscenze scientifiche; ma anche un realismo allargato, in cui lasciamo spazio a forze cognitive inconsce, che in qualche misura si manifestano nelle opere letterarie. Grazie a questo corto circuito tra scienze cognitive, idea di stile e possibilità di una nuova valorizzazione dell’opera d’arte anche come opera di conoscenza del mondo, la letteratura può rimettersi in gioco non soltanto su un piano estetico, ma anche come strumento di conoscenza. Quando il realismo diventa allargato, quello che noi crediamo si unisce a ciò che invece è solo possibile producendo uno scarto in avanti.
Certamente negli ultimi vent’anni il rapporto fra realtà, realtà mediata dalla fiction televisiva o da tutti i generi intermedi, e creazione letteraria autonoma è stato profondamente modificato a favore di un avvicinamento, anche nella letteratura, alle forme e modi, a volte un po’ semplificati, dei reality show o della fiction. La letteratura però ha delle potenzialità altre perché costruisce dei percorsi, attraverso lo stile, che non rispondono affatto alle nostre logiche consuete, costringendoci ad esempio a immaginare molto di più ciò che non è rappresentato. Ciò non toglie che ci sia necessità di vedere attualmente un rapporto continuo fra scrittura, immagine, testo, nelle varie forme che ci possono essere rappresentate dalla rete, un rapporto di ricreazione mediata, perché è dalla nuova sintesi di questi elementi che si può sorpassare la limitatezza delle varie parti prese separatamente.

Una nuova generazione di scrittori probabilmente dovrà pensare sempre di più la propria opera come integrazione di mezzi, producendo un cambiamento profondo nella nostra idea di letteratura, ma alcuni fondamenti rimarranno: ad esempio lo stile, non semplicemente come un assemblaggio di forme linguistiche, ma idea del mondo che si ritraduce attraverso una presa di possesso della realtà con le parole.
Certamente c’è un problema rispetto a una cultura umanistica che aveva come suo principio quello della selezione e della valorizzazione: il problema del canone deve essere affrontato nelle scuole, dove è importante leggere bene i classici (ma sarebbe importante arrivare a leggere opere fino agli anni Sessanta/Settanta del Novecento, per non precluderci la comprensione di una grossa porzione di produzione contemporanea – dalle Avanguardie in poi – che altrimenti risulta difficile da inquadrare). C’è una tendenza a un allargamento continuo e allora è importante trovare dei punti di riferimento all’interno di una comunità larga, perché in Italia esiste un grandissimo numero di lettori colti, forti, ma piuttosto dispersi.

Tra i principi che regolano il mercato editoriale c’è quello che Casadei chiama della “selezione innaturale” degli editori, spesso costretti a bocciare, anche a malincuore, opere valide e innovative perché non hanno una spendibilità. Opere di valore vengono scartate perché non hanno un controvalore… Il punto allora è creare una comunità di lettura molto più forte, sostenere anche le opere che non avranno una grandissima vendibilità.
Gli editori possono essere aiutati da una buona critica, una critica attiva, che riesca a indicare dei valori che potranno durare nel tempo. Però occorre anche trovare un pubblico.
La letteratura si giustifica nel momento in cui riesce a darci una visione del mondo diversa da quella comunemente condivisa e sedimentata: Joyce e Proust rappresentano due visioni del mondo che nello stile si differenziano enormemente. Anche oggi sicuramente abbiamo opere di grande portata; il problema è come sostenerle in un momento di “liquidità” dei valori. La critica, nell’epoca di internet, dei blog e dei social media ha un compito importante: non si limiterà a indicare cosa è valore assoluto e cosa non conta niente; può essere invece l’opera di una comunità in cui lettori consapevoli e attenti, che in qualche misura sono interessati a far durare alcune opere rispetto ad altre, si impegnano a trovare per queste un pubblico significativo anche al di fuori dei circuiti dei grandi editori e dei canali tradizionali di distribuzione.

Alberto Casadei è docente di Letteratura italiana presso l’Università di Pisa. Si è occupato di Dante, di letteratura italiana del XVI secolo, di poesia e narrativa contemporanea, di teoria letteraria e poetica cognitiva. Tra le sue pubblicazioni più recenti: Stile e tradizione nel romanzo italiano contemporaneo (il Mulino, 2007), Poetiche della creatività. Letteratura e scienze della mente (Bruno Mondadori, 2011), Dante oltre la commedia (il Mulino, 2013).

Alberto Casadei
Letteratura e controvalori
Critica e scritture nell'era del web
€ 19,50
Donzelli editore

Grazie a Ufficio Stampa Donzelli editore - Antonella Sarandrea


Articolo di Adele Maddonni

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