“Les croisades vues par les Arabes. La barbarie franque en Terre sainte” di Amin Maalouf

Scritto da  Lunedì, 02 Gennaio 2017 

Testo storico di ricostruzione di due secoli di Crociate dalla parte della storiografia araba, ad opera di un grande scrittore a cavallo tra due culture. Lo si legge come un romanzo avvincente ma è un prezioso e quanto mai attuale saggio storico che oltre gli avvenimenti racconta quell’incrocio di culture e di scambi commerciali che poi divennero scambi di idee tra l’oriente e l’occidente del Mediterraneo, provando a evidenziare senza tesi né a priori né deduttive, in termini conclusivi. In particolare avvalora l’idea che la politica è mossa da ragioni economiche e la religione non è una causa di conflitto quanto un effetto strumentalizzato. Un libro che ha il coraggio di mettere il dito nella piaga di entrambe le parti, senza acredine, senza trionfalismi ma come un narratore scrupoloso.

 E’ un grande classico poco letto in Italia scritto da Amin Maalouf, storico e romanziere libanese naturalizzato francese, cristiano ma con un’ampia conoscenza della lingua e cultura arabo-musulmana, francofono. Questi elementi sono un’indicazione importante perché un cristiano che riesce a mettersi dalla parte degli offesi con radici in quel mondo offre uno spunto e una garanzia di lucidità importante. Non solo, essendo scritto originariamente in francese, si attinge dalla fonte principale e si beneficia di una penna attenta al lettore estraneo alla lingua araba, con una buona trascrizione e spiegazione dei termini, senza l’intervento di un traduttore esterno. Detto questo il testo è ben scritto e lo si legge come un romanzo storico, avvincente, di azione, con una ricchezza culturale che restituisce usi e costumi del Medioevo – quello che tale è definito dall’Europa – sui due versanti del Mediterraneo. L’elemento più importante, a mio parere, è la grande lucidità che legge la storia delle Crociate senza apologia, versioni epiche o vittimismi ma quanto la storia di un’espansione commerciale che si è tramutata per incidenti negli affari in un predominio politico quindi successivamente in una guerra di religione, dove quest’ultima è stata a sua volta un capro espiatorio. Poco prima dell’anno 1000, orde di nomadi turchi si erano stanziate in Siria e Mesopotamia imponendosi con la forza delle armi anche se erano quasi tutti arabizzati. Vessavano con rapine, sequestri, uccisioni e richieste di riscatto le carovane di pellegrini diretti ai luoghi dove era vissuto Gesù. Per difendersi costoro iniziarono ad organizzare “pellegrinaggi armati” ma quando uno di questi, guidato da Pietro l’Eremita, fu sterminato senza pietà appena di là del Bosforo il 21 ottobre 1096, papa Urbano indisse

La crociata. Il Papato fu dunque l’artefice di una contraddizione in termini “la guerra santa”. Il racconto prende avvio a Baghdad nell’agosto del 1099 e segue praticamente per due secoli le vicende in questo angolo di mondo.
Il lavoro è supportato da un’attenta ricostruzione storica, avvalendosi anche di storici arabi come al Qalanissi - “il nostro giornalista dell’epoca”, come scrive Maalouf - e Aboul-Fida, “giovane emiro di sedici anni….regnerà.. sulla piccola città di Hama dove consacrerà l’essenziale del suo tempo a leggere e scrivere. L’opera di questo storico, che è anche geografo e poeta, è soprattutto interessante per il racconto che ci dà degli ultimi anni della presenza dei Franchi in Oriente”. Siamo, con quest’ultimo, negli Anni Novanta del Mille e Duecento. Una “crociata”.
Nell’epilogo l’autore evidenzia come il mondo arabo vinse solo in apparenza. Sotto il drappello dei Turchi Ottomani i musulmani conquistarono nel 1453 Costantinopoli e nel 1529 arrivarono sotto le mura di Vienna, avendo precedentemente costretto alla ritirata i Franchi dopo due secoli di barbarie per altro che avevano compiuto in Terra Santa. Di fatto però l’asse della modernizzazione si spostò e sempre di più a Occidente che imporrà nei secoli la propria linea. Il dilemma non risolto dal mondo arabo-musulmano tra rinuncia alla modernità e rischio di perdita della propria identità, fatto esasperato dopo le Crociate, li condannerà all’immobilismo. Non solo ma purtroppo “Il popolo del Profeta aveva perduto, dal IX secolo, il controllo del suo destino. I suoi dirigenti erano praticamente tutti stranieri”. Tra l’altro l’avanzata mongola ad ondate successive – giunta fino all’attuale Tunisia - contribuì a questa “diluizione” dell’identità arabo-.musulmana. D’altra parte il mondo arabo-musulmano era minato dall’interno per il fatto che “Ogni monarchia era minacciata alla morte di un monarca, ogni trasmissione del potere provocava una guerra civile…” e quindi c’era una debolezza e un clima bellicoso all’interno. Importante però è anche l’evidenziazione di quanto l’Europa medioevale debba in termini economici e culturali al mondo arabo-musulmano a cominciare dal fatto che la cultura greca classica è stata trasmessa attraverso le fonti arabe e questo produce una rivoluzione di pensiero che dovrebbe creare anche un clima di gratitudine verso chi ci ha in qualche modo permesso di costruire e ricostruire la nostra identità. All’interno dei Crociati che nel testo sono identificati come gli “Occidentali”, oggi più o meno corrispondenti agli Europei ma in particolare gli antichi Francesi, l’autore fa un’operazione di distinzione e parla degli Italiani, anzi dei Veneziani – Venezia era la potenza mercantile più importante del Mediterraneo – sottolineando come questi ultimi erano più interessati ai traffici commerciali e non esitarono ad allearsi con i Mongoli contro gli stessi crociati. Interessante è l’attenzione al microscopio con la quale Maalouf guarda il mosaico di popoli che insistono nella vicenda delle Crociate. Oltre ai crociati al loro interno distinti come accennato, i territori interessati vedono Mongoli, Arabi, Turchi, Roumi, dicitura che indica i cristiani di rito greco e bizantino, gli Armeni, termine con il quale si indica sia il popolo che il paese, nel senso che si annovera la comunità religiosa e la nazionalità di appartenenza e ancora le diverse scuole musulmane non assimilabili tra di loro, come anche le sette tra le quali quella dei cosiddetti “Assassini”, il cui termine, uno tra i tanti di derivazione araba, indica per corruzione coloro che facevano uso di hashish e che sotto l’effetto della droga erano particolarmente violenti e che hanno sempre combattuto contro i Templari.

Les croisades vues par les Arabes
La barbarie franque en Terre sainte
di Amin Maalouf
Diffusione Francia ed estero Flammarion
1° edizione 1985
Traduzione in italiano: Le crociate viste dagli Arabi

Articolo di Ilaria Guidantoni

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