“Le parole necessarie” di Elisa Rocchi

Scritto da  Mercoledì, 11 Ottobre 2017 

Illustrato da Marianna Balducci

Un libro giocoso ma anche stimolante che richiama l'attenzione sulla lingua e le sue infinite possibilità di espressione, dall'estensione dei significato alle emozioni come raccontano le ventuno nuove parole "necessarie".
Il punto di vista è surreale come attraversare lo specchio di Alice nel Paese delle meraviglie e i disegni confermano lo spazio lasciato alla fiaba; ma anche quello del linguista non purista, pronto ad accettare neologismi non solo per rispondere a un mondo che cambia ma all'insondabile bisogno di ognuno di noi di esprimersi e di farlo in un modo del tutto personale. Così questo tipo di persona sarà disponibile ad accogliere termini come 'petaloso', nato poco più di un anno fa nel tema di un bambino italiano.
Sono soprattutto gli stati d'animo ad aver bisogno di un riconoscimento unico che nasce dall'incontro di due parole e ad avere l'urgenza della sintesi per non perdere incisività.

 

«Le parole necessarie» è il gioco letterario, il “qualcosa che somiglia a un dizionario” ideato da Elisa Rocchi e illustrato da Marianna Balducci.
Impossibile catalogarlo in un preciso genere letterario, l’autrice lo definisce un “prontuario di parole nuove”. Le illustrazioni di Marianna Balducci potrebbero ingannare il lettore, facendogli pensare che si tratti di un libro per bambini, ma non è assolutamente così. Il libro è per grandi e piccini, esperti linguisti o gente comune che con prospettive diverse vogliano giocare o misurarsi con la lingua.
Si tratta di un gioco leggero e a suo modo colto che attinge alla cultura tradizionale della filastrocca, dell'invenzione e nel gusto dell'innovazione tra stile surrealista Alice nel Paese delle meraviglia e neologismi sul modello anglosassone in particolare.
L’inglese infatti produce un'enorme quantità di vocaboli nuovi ogni anno per mantenere la lingua viva e al passo con i tempi, dal breakfast allo smog.
Il libro non vuol essere, si precisa nella postfazione, di un'irriverenza verso la lingua italiana e la sua storia gloriosa nella quale si sono esercitati fini pensatori e scrittori ma di colmare quei piccoli vuoti che nascono dalla possibilità di una lingua di accogliere le esigenze personali e dell'evoluzione. È una traccia credo w in tal senso dev'essere letto il libro, uno stimolo all'esercizio di stile perché i linguaggio arricchiscono la lingua codificata, senza - credo ragionevolmente - la pretesa di essere un nuovo dizionario anche perché lo spazio del futuro non deve essere rode il passato essere rode l'autrice confessa che per ascendenza materna ha imparato a conservare le parole. In effetti il rischio che intravedo è che l'iniezione del nuovo faccia perdere la memoria del vecchio e questo sarebbe una perdita. Così come la bella lingua tradizionale non dev'essere stritolata dalla possibilità di ognuno di apportare un proprio contributo è a volte perfino di strapazzarla.
Le lingue straniere, in generale, ci offrono già una molteplicità di termini essenziali, per noi intraducibili. Quella tedesca è la più fornita di tutte: si avvale di parole come “schadenfreude”, ovvero la gioia provocata dalle sciagure di qualcun altro; “fernweh”, che definisce la nostalgia di luoghi in cui non si è mai stati; “treppenwitz”, che indica quando, dopo la fine di una conversazione, vengono in mente le parole giuste che sarebbe stato meglio dire. La “sobremesa” spagnola, invece, è il tempo passato a chiacchierare con i commensali alla fine del pasto; il “prozvonit”, ceco, è il fare lo squillo con il telefono a qualcuno, sperando che questi lo richiami senza fargli consumare il credito.
Una volta appresi questi termini, viene da chiedersi come abbiamo fatto fino ad ora ad esprimere determinati concetti senza utilizzarli. La Rocchi propone una soluzione, per ora coniando ventuno utilissimi vocaboli che definiscono nozioni fino ad ora non riducibili ad una sola parola.
Perché affannarsi a spiegare la sensazione che si prova dopo un bacio tanto atteso e desiderato, quando si può semplicemente affermare di aver dato un “bacinsù”! E chi è che, difronte ad un pelosissimo cucciolo, non si lascia andare ad una vocina leziosa e stridula, meglio definita come “vocedulina”.
E quell’incredibile sensazione di estate e di inaspettato che si prova gustando le prime ciliegie della stagione, potrebbe essere spiegata meglio che con il termine “cicisì”?
L’idea dell’autrice è innovativa e divertente, questo vocabolario potrebbe essere continuamente Lo stile della scrittrice è fresco, leggero e simpatico condito con ironia e allo stesso tempo, a suo modo, rigoroso. Ogni termine coniato è spiegato attraverso aneddoti divertenti e comuni: è impossibile non ritrovarsi in ognuna di queste situazioni.
Le illustrazioni, colorate e tondeggianti, stimolano la fantasia del lettore, che oltre a perdersi nel rievocare le sensazioni e situazioni descritte nel “dizionario”, pensa a tutte gli altri numerosissimi concetti che non hanno il privilegio di essere definiti da un termine specifico.

Le parole necessarie
di Elisa Rocchi
Illustrato da Marianna Balducci
Edizioni Ensemble
Febbraio 2017
10 euro

Articolo di Ilaria Guidantoni

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

TOP