“Le otto tribù” di Tan Bogoraz

Scritto da  Sophie Moreau Domenica, 23 Giugno 2019 

Saggio sotto forma di romanzo, a carattere etnografico, con un afflato sociale, documento straordinario di sette popolazioni nomadi della Siberia che lo sguardo di questo scrittore e giornalista ricostruisce a livello emozionale grazie ad un personale coinvolgimento. Lì fu esiliato perché prima della Rivoluzione Bolscevica mostrò attenzione per le popolazioni oppresse. Una scrittura fluida e godibile con due racconti in Appendice che la critica letteraria ritiene documenti straordinari nell’ambito della letteratura russa di fine Ottocento, soprattutto per quanto attiene il nord est. Simpatiche e raffinate le immagini che accompagnano il testo, disegni probabilmente ispirati a quel mondo.

 

Il testo, relativamente voluminoso, è una lettura scorrevole e sorprendente perché racconta un mondo lontano in tutti i sensi, geograficamente, dato che l’azione si svolge nella zona nordorientale della penisola della Kamčatka, nella neve del Campo Čagar, luogo dove ogni anno le tribù aborigene si riunivano per barattare generi di prima necessità, lontano anche i russi; lontano nel tempo come se si trattasse di un mondo di fiabe che rievocano atmosfere ormai perdute. Lo stesso autore aveva definito il suo romanzo “paleolitico” sebbene le storie siano verisimili e legate alla sua osservazione di un mondo contemporaneo, tra la fine del XIX secolo e il primo anno del XX secolo. In certi momenti anche divertente per le sue scene di vita quotidiana e un certo romanticismo che aleggia, mettendo insieme tutte le caratteristiche di un documentario senza immagini né sonoro. Un mondo primitivo, quasi estinto già all’epoca della redazione del testo, dove la civiltà si era fermato: mondo crudo anche per le condizioni climatiche avverse, vegetazione ridotta al minimo, un mondo che ruota intorno alla renna, semi e poco altro di prodotto agricolo e un artigianato minimo. Il ritratto è quello di popolazioni dal carattere aspro, che credono in dei che sono più simili agli spiriti maligni che ad esseri spirituali celesti, protettori e dispensatori di abbondanza: cacciatori e pastori, commercianti in minima parte, fieri e crudeli, rivali per necessità in una terra che non lascia spazio alla solidarietà. Anche l’amore sembra poter poco rispetto alla tenerezza, se non quello materno. Il romanzo, difficile per altro definirlo tale in senso proprio, anche se la narrazione ne ha tutti i caratteri pur sembrando un vero e proprio reportage, contiene un’altra storia, quella curiosa del suo autore, Tan, come si firmava nelle opere letteraria, nella vita Vladimir Germanovič Bogoraz, nato nel 1865, che visse, a partire dai suoi primi mesi, a Taganrog, sul Mar d’Azov. Negli Anni Settanta del XIX secolo negli ambienti borghesi ed intellettuali della Russia si era diffuso un fenomeno politico di sensibilizzazione verso le classi popolari che vivevano in condizioni disperate. L’attività politica dello scrittore comincia già al liceo finché, dopo vari arresti, viene esiliato nella Siberia estrema e desolata, dedicandosi allo studio di queste popolazioni locali, per altro condividendone le condizioni miserabili. I suoi studi pian piano vengono apprezzati tanto che nel 1895 viene invitato dalla Sezione orientale della Società Geografica Russa a partecipare a una spedizione per lo studio dei Čukči del Kolyma. Bogoraz ha avuto il merito di svelare un mondo sconosciuto per gli stessi russi, dedicandosi, al ritorno dagli Stati uniti, dove visse a lungo, alla difesa dei diritti delle popolazioni autoctone e fu ammirato per la capacità di mettere insieme informazioni scientifiche con un stile epico e romantico insieme che lo fa entrare di diritto nella grande letteratura russa. Morì nel maggio del 1936 e le circostanze della sua morte non furono chiarite. I testi sono stati tradotti da Luciana Vagge Saccorotti che conosce personalmente molto bene il nord russo, viaggiando molto in Siberia, dove ha soggiornato negli accampamenti e parlato con i grandi sciamani.
Un mondo avvolto nel bianco quasi assoluto, nella nebbia, in senso metaforico, con quel senso di desolazione e vuoto che suggerisce l’infinito bianco.

Le otto tribù
di Tan Bogoraz
traduzione a cura di Luciana Vagge Saccorotti
Gammarò edizioni
Le immagini in testo e copertina di A. Podol’skij
Maggio 2019
pp. 298
Euro 21,00

Articolo di Sophie Moreau

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