“Le coccinelle non hanno paura” di Stefano Corbetta

Scritto da  Giovedì, 23 Febbraio 2017 

Tutti gli in gradienti di un romanzo che fanno di un esordiente uno scritto: il clima cresce in modo non scontato fino ad un intreccio che si ricompone, incredibile ma possibile come la buona scrittura sa arri curare, sul filo di un equilibrio tra costruzione ed emozione. La storia di un’amicizia matura, adulta, con un realismo che in certi casi sembra spietato come lo è il protagonista con se stesso. Il tema centrale della morte è coraggioso, ambizioso, originale nell’approccio senza idilli né drammi, mentre scorre una colonna sonora jazz che racconta l’autore senza gusto accademico né di sfoggio. Un realismo magico, con una punta di noir, un libro delicato e insieme duro, nelle pieghe della vita e dell’emozione che può regalare il quotidiano. Perché in fondo ogni esistenza è unica e può regalarci effetti speciali.

 

Titolo ammiccante e delicato insieme, forse più appropriato dire indovinato non perché sveli il racconto – non lo farò per rispetto al lettore – quanto perché ci racconta il timbro e il ritmo del libro e forse del suo autore che parte in sordina, con una certa umiltà direi per poi dimostrare una buona capacità di tessere trame e rimandi dove l’elemento stra-ordinario intreccia una quotidianità senza vezzi. E’ una lunga riflessione quasi involontaria sulla vita, sugli affetti, in particolare l’amicizia e ancora più l’amore che sono le uniche cose che contano davvero. La morte falciatrice egualitaria non è uno spettro che fa paura quanto una cartina tornasole per illuminare la vita o quel che resta. E’ per questo che le coccinelle non hanno paura. Non si ha paura di perdere quello che si è realizzato se si è vissuti intensamente quanto di finire nel nulla perché non si è stati capaci di costruire. Quando si ha la bellezza, forse non quella meramente esteriore, ma l’armonia di una coccinella, niente può fare paura. E’ riappropriarsi di sé, non rinunciare alla ricerca dell’amore – non importa quanto potrà durare – chiudere il cerchio e riannodare i fili anche di storie non nostre, se non intercettate per caso (come quella di Guido, Primo e Carla) che il richiamo della morte ci invita a fare. Vivere come se fossimo vivi per sempre e insieme per troppo poco tempo, anche se resta il dubbio e la coscienza di poter mentire con sé e con gli altri. Al centro la storia di un’amicizia nata in qualche modo per lavoro tra due uomini: due fragilità diverse che si sostengono in modo differente e per ragioni vari in fasi distinte della vita. Dell’autore Luca, il co-protagonista, ha la passione per il jazz che diventa una colonna sonora del libro e quasi una metafora tra il titolo che da il tema e lo svolgimento della partitura che è improvvisazione, come se contraddicesse il titolo stesso, l’intenzione…come accade nella vita. E’ interessante come la musica filtri nella pagine del libro anche con suggerimenti e notizie senza diventare accademico. Interessante lo sguardo di Stefano Corbetta su Teo, il protagonista, fotografo che ha girato il mondo con successo e che nel suo cogliere anche i dettagli della natura, ha perso la propria vita privata e un po’ se stesso, per l’evoluzione sottile che gli conferisce senza colpi di scena, senza rivoluzioni. Corbetta appare uno scrittore discreto, attento a cogliere la vita nelle sfumature, nei particolari, tralasciando i fuochi d’artificio del clamore.

Le coccinelle non hanno paura
di Stefano Corbetta
Morellini Editore
Gennaio 2017
14,90 euro

Articolo di Ilaria Guidantoni

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