“Le ceneri di Gramsci” di Pier Paolo Pasolini

Scritto da  Domenica, 16 Febbraio 2020 

Raccolta poetica che trae origine nel titolo da una delle 11 composizioni poetiche, uscita nel 1957, dopo l’anno problematico e orribile, il 1956, spartiacque per una riflessione politica e sulla società. Libro di grande e inaspettato successo per la poesia, suscitò non poche polemiche. Raccoglie liriche strepitose, folgoranti per la capacità lirica di immortalare una realtà talora banale e volgare. Raffinate e disturbanti quel tanto da essere un autentico invito alla riflessione, capaci di scuotere le coscienza dal torpore di una vita comoda e inconsciamente scomoda e pigra.

 

Le ceneri di Gramsci uscì in volume nel 1957: raccoglieva undici poemetti, tutti già pubblicati per la maggior parte in rivista tra il 1951 e il 1956. L’opera cadeva in un momento particolarmente delicato per la cultura italiana di sinistra, in crisi dopo aver assistito alla condanna di Stalin nel corso del XX Congresso del Partito comunista sovietico e alla drammatica invasione dell'Ungheria. In quel contesto, il libro di Pasolini giunse talmente ricco di attualità politica e civile da avere un successo di vendite insolito per un libro di poesia, e provocò molte discussioni tra i critici; attualità che ancor oggi è potente come la riflessione e la critica intorno alla città eterna, dalla Roma sommersa del 1952 alla Roma annegata degli anni Duemila. La stessa lettura critica è rivolta alla miopia della società borghese e alla chiesa. Una critica sottile quanto pungente proprio perché lontana dalla pura provocazione. Al lettore contemporaneo, Le ceneri di Gramsci si rivela un antidoto contro gli opposti moralismi, sia di destra sia di sinistra, che all’epoca erano subito scesi in lizza a disputarsi l’opera con valutazioni aprioristiche; ma può essere letto anche come il manifesto di un’idea di letteratura che serve a fecondare il corpo della realtà, ovvero, come scrisse Pasolini pochi anni dopo, «a far parlare le cose». La potenza delle sue liriche dipende proprio dal tono apparentemente sommesso della narrazione che pare un’osservazione quasi giornalistica della realtà quotidiana come il treno che porta i lavoratori nella lirica La Terra di Lavoro, un quadro di struggente pietà per quegli uomini che non hanno che nemici, perfino tra coloro che credono di esaltarli. In un crescendo di ritornelli nei quali il poeta dice chi “Gli è nemico”, ovviamente il padrone ma anche, ed è la conclusione, “la tua pietà gli è nemica”. Non è un caso che la raccolta si concluda proprio con questo verso che rivela tutta la compassione dell’autore per gli ultimi e gli emarginati. Se il centro è politico perché non è certo un caso il titolo ispirato ad un poemetto omonimo legato alla sepoltura romana dell’uomo che diventa un simbolo, la raccolta lascia trapelare il vissuto a trecento sessanta gradi, da quell’Italia di provincia che il poeta ama profondamente e delicatezza, alla vita delle periferie oppresse dove la luce ferisce fino alla condizione umana lacerata tra lavoro e passione che non è detto sia sempre una grazia. Pur non trattandosi di versi d’amore e di poesia erotica l’irrequietezza è forte così come la presenza della poetica del corpo e del sacro che appare all’improvviso. Il sole appare come un personaggio, figura mitologica e non semplice elemento naturale che spesso ferisce, arde, brucia, più che scaldare. In una lingua apparentemente semplice d’improvviso l’eleganza e la raffinatezza di parole desuete e insolite fa capolino con un fraseggio che pare spezzato, difficile talvolta da seguire nel ritmo della lettura che si immagina ad alta voce e ci si chiede la ragione. Se non sia forse un modo originale di impreziosire il verseggiare. Versi mai banali, edulcorati, profondamente densi, che non basta una lettura a rivelare e paiono una preghiera laica interiore, una ricerca tormentata di senso.

Le ceneri di Gramsci
di Pier Paolo Pasolini
Garzanti
1957, I edizione
2009
132 pagine
11,00 euro

Articolo di Ilaria Guidantoni

TOP