“Le 120 giornate di Sodoma” di D.A.F. De Sade

Scritto da  Lunedì, 13 Aprile 2020 

Un nome che tutti conoscono, per la nozione di sadismo a cui il Marchese ha dato un nome, un titolo noto per il film omonimo di Piera Paolo Pasolini, pochissimi lo hanno letto, relativamente pochi visto, vuoi per la censura, vuoi alla fine per un certo disinteresse. Un testo lungo, metodico, quasi ossessivo come la perversione che sta al centro, eredità dello spirito illuministico. Nell’insieme un testo deludente, ripetitivo, ossessivo, privo di qualsiasi erotismo, letteratura pornografica di basso livello. Eros alle estreme conseguenze, imparentato con Thanatos, solo con la morte, privo di vita e di piacere. L’uomo sovrano di sé e degli altri, ridotti a sudditi, prigionieri senza guerra.

 

«È il momento, amico lettore, in cui devi predisporre il tuo cuore e il tuo spirito al racconto più impuro che mai sia stato fatto da che il mondo è il mondo, non reperendosi un libro simile né presso gli antichi né presso i moderni.» Attenzione: dimenticate qualsiasi eccitazione, turbamento della mente; è grossolano, eccessivo fino al paradosso, grottesco, splatter, un film poco credibile, cronaca di orrori, Più reale che realistico ahimé. Les Cent Vingt Journées de Sodome ou l'École du libertinage, questo il titolo originario è un romanzo incompiuto di Donatien Alphonse François de Sade, che compose nella prigione della Bastiglia nel 1785. L'opera avrebbe dovuto avere particolare importanza nella produzione di de Sade, compromessa in parte dalle complesse vicende della sua redazione e pubblicazione, che ne impedirono il completamento.
Era il 14 luglio 1789 e la Bastiglia cedette all’assalto; la sommossa liberatrice riempì i corridoi di folla, ma la cella di Sade era vuota. Alcuni giorni prima, il 4 luglio, il governatore aveva chiesto il trasferimento di questo personaggio, il cui umore andava tanto d'accordo con gli avvenimenti. Accadde che i manoscritti del marchese, dispersi, andarono smarriti e scomparve il manoscritto delle Cent Vingt Journées'.
Più tardi, il manoscritto fu ritrovato (nel 1900, presso un libraio tedesco, ed è stato pubblicato solo ai nostri giorni), ma il marchese ne rimase privo: lo credette definitivamente perduto, e questa certezza lo accasciò: era “la più grande disgrazia” scrive “che il cielo avesse potuto riservarmi”». Morì senza poter sapere che in realtà quel libro, che egli immaginava perduto, doveva collocarsi più tardi fra i “monumenti imperituri del passato”, come scrive alla fine del testo nell’edizione Feltrinelli Georges Bataille, che si concentra sul valore politico del libro. La rivoluzione scompagina il sistema delle classi e il rapporto tra sovrano e sudditi, spingendo l’uomo a diventare sovrano di se stesso, liberato da qualsiasi reticenza morale, ma anche asservito al vizio che diventa dipendenza, quindi prigione, non leggerezza ed evasione trasgressiva. E in una sorta, ritengo, di dialettica hegeliana ante litteram, si ripropone lo schema della storia per cui l’obiettivo è di liberare il servo che però in qualche modo poi avrà bisogno di una nuova antitesi per evolvere: diventerà padrone a sua volta (la dittatura del proletariato) o instaurerà un altro tipo di dinamica. Così il sadico è libero tra virgolette grazie alla schiavitù di altri ed è schiavo del suo stesso sentire in una dinamica ossessiva. Il testo è nell’insieme noioso e molto ripetitivo e vale soprattutto per i termini simbolici che conserva.
Oltre che enciclopedia di perversione, l'opera Le 120 giornate di Sodoma comprende, nella sua organicità e completezza, tutta la filosofia del vizio di de Sade, teorizzata già altrove - La filosofia del boudoir - che prevede la ribellione ad una natura che perbenisti ed uomini di chiesa (ma uno dei viziosi è proprio un vescovo, personaggio della storia) si ostinano a definire contro natura. Questa ribellione comprende soprattutto libertà e perversioni sessuali, ma anche atti come il matricidio, la violenza accanita, la produzione goduriosa di sofferenza, il piacere della sofferenza altrui, ad esempio godendo delle esecuzioni di massa.
La regola sottesa, e spiegata in altre opere, che consente di sopravvivere al libertino, garantendosi l’immunità autoproclamata, è un accordo tacito all’interno del clan, come in questo caso i quattro amici che organizzano un periodo orgiastico in un castello isolato dal mondo. Non si annulla il criterio del bene e del male ma lo si rovescia, tanto che è istituito un nuovo ordine, dettato dagli organizzatori di un’esperienza di confinamento tra piaceri ed orrori, non con il consenso di tutti, che dà luogo ad un regolamento preciso, con tanto di punizioni. Il libertinaggio portato alle estreme conseguenze è dunque una nuova dittatura immorale che contraddice lo spirito originario dello stesso. E’ proprio questo aspetto filosofico-politico-sociologico, l’aspetto più interessante se non l’unico. Ma tutta la tematica sociale, pur visibile nel romanzo, è solo accessoria.
Centrale è invece nella più celebre opera cinematografica di Pier Paolo Pasolini, Salò o le 120 giornate di Sodoma, esplicitamente ispirata al romanzo, ma ambientata nell'ultimo periodo del regime fascista, come si evince dal titolo.
Il primo a pubblicare l'opera di De Sade e a sottoporla ad un vaglio critico, il Dr. Bloch, la considerò come una sorta di "catalogo" delle perversioni sessuali, reputandola un trattato di indubbio valore scientifico ancora prima che letterario, paragonabile alla Psycopathia Sexualis di Krafft-Ebing. Una femminista come Simone de Beauvoir scrisse nel 1955 un breve saggio in difesa dell'opera sadiana intitolato Dobbiamo bruciare Sade?, in risposta ad un'iniziativa promossa dal governo francese di censurare in Francia Le 120 giornate di Sodoma insieme con altre tre opere principali dello stesso autore. Un'altra commentatrice femminista, Andrea Dworkin, condannò l'opera definendola un prodotto pornografico di infimo livello, bollando l'autore di misoginia, basando questa valutazione sul fatto che gli stupri, le torture e le uccisioni sono inflitte da personaggi maschili su vittime prevalentemente (ma non esclusivamente) femminili e questo è decisamente evidente.


Le 120 giornate di Sodoma
di D.A.F. De Sade
Traduzione di Giuseppe De Col
Con uno scritto di Georges Bataille
Universale Economica Feltrinelli – Classici
Prima edizione 2014 – terza edizione 2019
Euro 13,00

Articolo di Ilaria Guidantoni

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