"La vita sessuale dei nostri antenati" di Bianca Pitzorno

Scritto da  Giovedì, 16 Luglio 2015 

Nutro sempre un po' di timore nel confrontarmi, da adulta, con quelle che sono state le colonne portanti della mia formazione di ragazzina. Rivedere un film che ha significato tanto per i miei tredici anni, ascoltare una canzone che al tempo pensavo parlasse un linguaggio unico e completamente originale, visitare luoghi che sono – ad oggi – meno veri dei ricordi.
Per questo quando ho visto sullo scaffale l'ultimo libro di Bianca Pitzorno, la scrittrice che mi ha insegnato cosa significhi dimenticarsi del tempo quando si è immersi completamente nella lettura, ho provato un'immensa gioia e, allo stesso tempo, mi sono chiesta se dovessi davvero acquistarlo. Perché è difficile superare Ascolta il mio cuore, impossibile ricreare gli spazi de La casa sull'albero o far rinascere il senso di affinità elettiva che mi aveva legata alla Bambina col falcone.
Non potevo però esimermi dalla lettura, la curiosità era troppa e valeva il rischio d'incontrare il semplice tepore di un incontro fra vecchi amanti. Ma La vita sessuale dei nostri antenati è un libro per “grandi” capace di parlare alle bambine cresciute e alle donne che ancora conservano quella frenesia del leggere che, per certi versi, si perde con l'età.

È un romanzo che non ti abbandona: dalla prima all'ultima pagina ti porta nel mondo di Donora, paesino così reale da non sembrare inventato, e trasforma la protagonista Ada Bertrand, erede ribelle di una nobile famiglia dal passato tanto ostentato quanto incerto, in una compagna di avventure. Le stesse dei nostri tredici anni. Solo che ora sono avventure da “grandi” e il romanzo affronta, in un continuo andirivieni di colpi di scena e verità appena abbozzate, temi come la maternità negata e rinnegata, l'identità sessuale, il ruolo della donna nelle storie famigliari e nella storia del nostro paese, l'amore, l'amicizia, il sesso, i legami di sangue, l'ossessione, il rapporto misterioso che a volte intercorre fra sogni e realtà, fra premonizioni e caso.

La vita sessuale dei nostri antenati non si esime dal trattare argomenti scomodi e lo fa, ancora una volta, sulla scorta di un femminismo vissuto e non di mera militanza, trasmesso attraverso il sentire più che spiegato.
Uomini e donne animano questa saga familiare: sono gli uomini ad essere ricordati nel cognome Bertrand, gli uomini a dettare la “legge” del passato, ma sono le donne il motore della narrazione: Ada in primis, docente di letteratura greca, la cui ricerca di felicità corre parallela alla riscoperta identitaria personale e della sua storia familiare, vive una vita apparentemente ordinaria, dopo un burrascoso passato sessantottino. Un compagno, una bella casa, l'incarico all'università di Bologna, una buona amica e l'affetto dello zio Tancredi, lontano ma sempre presente. Qualcosa inizia però ad incrinarsi fin dalle prime pagine del romanzo e le sue vicende personali, intrecciandosi con gli strani casi della famiglia Bertrand, la porteranno a viaggiare a ritroso e scoprire verità nascoste da centinaia di anni e pensieri celati nel profondo perfino a sé stessa. Affreschi che raffigurano misteriose vicende legate agli antenati, diari ritrovati, frammenti di ricordi che pian piano riaffiorano nei racconti dei protagonisti: la certezza immutabile del passato viene messa in discussione e sembra non esserci ritorno. Non c'è però traccia di angoscia in questo romanzo: ogni evento, anche il più doloroso, fluisce come assorbito dall'incessante scorrere della vita. Non c'è negazione, non c'è ricerca di una “lezione” a tutti i costi o di un'univoca verità. Ci sono, come in ogni storia che si rispetti, i “buoni” e i “cattivi”, ma sono le loro scelte a definirli: nella vita nulla è “dato”, nemmeno il passato. La Pitzorno non indulge a fantasticherie semplici, ma ci porta in un mondo connotato da un realismo magico che, in diversi punti, riporta alla memoria le atmosfere di Isabel Allende, le immagini di Federico Fellini.

Ci affezioniamo ai personaggi e vorremmo non abbandonarli mai, anche quando i tanti fili di questa fittissima trama - costruita in modo polifonico su una molteplicità di punti di vista e di narratori, intrecciando racconti “in presenza” e vecchie pagine di diario, sogni e ricordi dai contorni sfumati - si dipanano nel finale, senza mai distendersi completamente. Perché la Pitzorno non lascia “le cose in sospeso”, ma non ci consegna neppure un finale distensivo, di quelli che “e vissero tutti felici e contenti”. D'altra parte questi finali non piacevano anni fa né alle piccole lettrici né alle grandi autrici. E ora più che mai c'è bisogno di un romanzo come questo, che parla allo stesso tempo alla testa e al cuore, senza alcuna contraddizione, perché parla a quello che eravamo e che siamo diventati.

La vita sessuale dei nostri antenati
Bianca Pitzorno
Mondadori 2015, pp. 458.

Articolo di Caerina Bonetti

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