“La vita, istruzioni per l'uso” di Georges Perec

Scritto da  Lunedì, 17 Dicembre 2018 

Geniale e sconclusionato ad un tempo, un’opera mirabile di miniatura, di passione per il dettaglio e gli “elenchi”, una sorta di libro nel libro, come una matrioska di storie: quadri sinottici ripresi da diverse angolature che raccontano con tanto di disegni la vita e i personaggi di un condominio come un puzzle. Qualcuno realizza un puzzle del condominio stesso senza la facciata, mettendo a nudo la vita di questo microcosmo che diviene metafora della vita.

 

Seicento pagine scritte fitte fitte compongono questo romanzo scritto nel 1978 da Georges Perec, libro che valse all'autore, nello stesso anno, il Prix Médicis. E’ forse l’opera più nota dello scrittore francese, sociologo di formazione, documentalista in neurofisiologia presso il Centre National de la Recherche Scientifique (il CNR francese) poi saggista, enigmista, sceneggiatore, regista, considerato uno degli scrittori più innovativi del secolo scorso ed è dedicato alla memoria di Raymond Queneau. L’opera è stata indicata da Italo Calvino come esempio di iperromanzo e capolavoro. Il gusto del dettaglio, quasi Esercizi di stile per citare il singolare romanzo di Queneau ricorda da vicino questo autore che per gli aspetti surreali invece è quello di Zazie dans le metro. A dire il vero Perec, sembra dotato di un rigore storico e di documentazione straordinari, almeno per alcune verifiche che mi sono divertita a fare. Il romanzo narra la vita dei diversi abitanti di un immobile parigino sito al numero 11 di Rue Simon-Crubellier - una via immaginaria situata nel XVII arrondissement - un caseggiato composto da 10 stanze per piano poste su dieci piani a formare un "biquadrato" di 100 elementi che lo stesso Perec così descrive: «Immagino uno stabile parigino cui sia stata tolta la facciata... in modo che, dal pianterreno alle soffitte, tutte le stanze che si trovano sulla parte anteriore dell'edificio siano immediatamente e simultaneamente visibili». Il racconto procede, tra le stanze del caseggiato, seguendo lo schema ad "L" del movimento del cavallo nel gioco degli scacchi e tocca così tutte le stanze, tranne una: i capitoli del libro sono infatti novantanove, non cento. In ottemperanza agli obiettivi dell'OuLiPo-Officina del Libro Potenziale, movimento le cui opere sono basate sull'utilizzo di limitazioni formali, letterarie o matematiche, Perec crea nel libro - tra le altre cose - un complesso sistema (al quale si riferisce come "macchina per ispirare racconti") che genera, a partire da ciascun capitolo, una lista di elementi - oggetti o riferimenti - che il capitolo dovrebbe poi contenere o ai quali dovrebbe alludere. Nel libro compaiono 42 liste di 10 oggetti ciascuna, riunite in 10 gruppi di 4 elementi e due gruppi contenenti liste di "coppie". Estremamente fantasioso eppure maniacalmente preciso, con uno schema quasi matematico, Perec non perde mai il filo e trascina il lettore in questa fitta tessitura senza trama in un gioco di scatole cinesi. Ogni capitolo racconta una stanza e un personaggio con un gusto del dettaglio fino al paradosso, quasi una sorta di inventario – fare elenchi e inventari era una delle passioni dell’autore – che apre scorci nello spazio e nel tempo, narrando la storia e la vita dei diversi soggetti e trasportandoci lontano. C’è ad esempio un breve capitolo che narra la vita di una donna, nello spazio di qualche pagina, e nonostante la concisione del racconto riesce ad inserirvi parte del testo di una filastrocca che canta al proprio bambino. Ma questo è solo uno degli innumerevoli esempi come quando descrive al capitolo XCIII “Troisième droite”, le 21 incisioni su acciaio appese su una parete. La complessa architettura si regge sulla visione della vita come puzzle che è importante secondo l’autore più per chi lo ha costruito che per il disegno che si restituisce – tanto varrebbe un quadro realizzato con soli pezzi bianchi - e la cui complessità è legata non tanto alla ricchezza dell’immagine quanto alla dimensione dei singoli pezzi. Il libro è insieme molto semplice per l’idea, ingegnoso, divertente, un po’ astruso e vede l’autore un vero regista, tenersi a distanza dai personaggi, mossi come marionette da un burattinaio che ne cura la regia. Certamente uno degli esperimenti del Novecento nella narrazione la cui innovazione non è tanto per quello che si racconta ma per come lo si racconta, come il preambolo nel quale svela il suo punto di vista, quello del puzzle che solo in apparenza è un’arte semplice e che va preso nel suo insieme, come in certo senso la vita. La consacrazione alla scrittura di Perec arriva proprio dal successo di questo libro anche se già nel 1965 ottiene il Premio Renaudot per Le cose quindi, nel 1967, entra a far parte dell'OuLiPo divenendone il maggiore esponente e venendo a contatto, tra gli altri, con Raymond Queneau e Italo Calvino. I suoi genitori, ebrei di origine polacca, vengono uccisi durante la seconda guerra mondiale, quando lui è ancora un bambino (il padre muore nel 1940 mentre la madre, tre anni più tardi, viene deportata e uccisa in un campo di concentramento). Nel 1945 torna a Parigi e viene adottato dagli zii paterni.
Inizia presso la Sorbona gli studi di storia che abbandona quasi subito.
Nel 1976 pubblica, tra l’altro, settimanalmente, sul giornale Le Point, una serie di parole crociate.

La vita, istruzioni per l'uso
di Georges Perec
Le Livre de Poche
Librairie Arthème Fayard, 2010
8,60 euro
Hachette Littératures, 1978
Traduzione in italiano
A cura di Daniella Selvatico Estense
BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, 2005
pp. 572
11,00 euro

Articolo di Ilaria Guidantoni

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