“La versione di Candida” di Ivanna Rosi

Scritto da  Venerdì, 25 Gennaio 2019 

L’esordio tardivo di una donna che è sempre vissuta tra i libri e con coraggio, senso di ironia e grande autocritica, racconta la propria vita dopo la morte del marito, storia di una coppia dalla parte di Candida – nome della protagonista – che diventa un affresco di una generazione, alimentata da illusioni rivoluzionarie. Un’autofiction coraggiosa, che mette a nudo l’evoluzione, la rivoluzione e il fallimento della famiglia sulla quale si riflette la lotta politica con la capacità di diventare una metafora universale, grazie anche alla testimonianza di una storia vera, di un militante di Lotta continua.

 

Candida è il titolo e il nome della protagonista, una scelta che non ha a che fare con la purezza ma con l’ingenuità e la consapevolezza tardiva di cosa c’era sotto i suoi occhi. Essendo stata Ivanna Rosi docente di letteratura francese nelle università di Firenze, Macerata e Pisa, il titolo non può non far pensare al Candide di Voltaire. È il personaggio dell’opera omonima preso in giro perché sostenitore della metafisica di Leibniz e del migliore dei mondi possibili malgrado tutto vada al rovescio che non può essere che così perché creato da Dio. In effetti anche la rivoluzione si è dimostrata un’illusione rivelando che ogni ideologia collettiva che diventa un dogma distrugge le persone e le famiglie. La chiesa cattolica prima e la sinistra dopo hanno creato non pochi disagi nella vita intima e spesso si è verificato proprio un travaso dal primo mondo al secondo come alcune testimonianze alla presentazione del libro hanno sostenuto. È il racconto di un matrimonio durato cinquant’anni, di un legame forte, attraversato da crisi e sbandamenti, ostacolato dal peso del silenzio.
Una inchiesta intima, un viaggio nel tempo per dare risposta ad assillanti quesiti che spesso restano sospesi, e insieme un’analisi lucida che ricostruisce il passato dall’esterno, attraverso lo schedario dei ricordi personali, le testimonianze di amici e conoscenti, di lettere, di poesie, rispettando i vuoti della memoria e della documentazione.
La vicenda che il libro narra può essere letta come emblematica per tutta una generazione: la generazione che si sposa intorno al Sessantotto credendo ancora nel matrimonio ed è investita dalle passioni politiche, dall’onda contestataria degli anni Settanta e dalla repentina trasformazione del costume di cui è al tempo stesso protagonista e vittima.
Un racconto personale che si legge come un romanzo per la forza drammatica di sofferenze comuni, narrate con verità e crudezza, rifuggendo da qualunque abbellimento o ipocrisia.
Il libro racconta una famiglia ma anche una generazione, con ironia, con il coraggio dell’autoironia, un po’ di rabbia che nel tempo si è stemperato. Il libro nasce da questo bisogno di mettere in ordine la propria storia a partire dal ritrovamento di un carteggio di Candida, alias Ivanna, del marito Vincenzo con un amico. La protagonista ha vissuto una perdita molto precoce a livello emotivo per motivi di studio. Presto lascia infatti la famiglia e così si costruisce una corazza, proteggendosi dalle emozioni fino all’incontro con Vincenzo all’università. Un matrimonio tra studiosi che si conoscono alla Normale ma non una tranquilla relazione perché entrano in contatto con la fibrillazione sociale. Vincenzo in particolare fa una scelta precisa e si dedica al liceo rinunciando alla carriera universitaria. Diventerà un insegnante eccellente e sono molte le testimonianze al riguardo, con quella sua capacità di trasmettere passione 'con poco fare'. Candida invece si ritaglia un ruolo più appartato, con una carriera universitaria fatta di studio e accettando il marito senza credere fino in fondo le utopie nelle quali crede Vincenzo. Si allinea però di tanto in tanto con la sua durezza solo che comunicare le cose intime è sempre più difficile e piano piano i due vivono vite parallele a livello interiore. Il modello di fatto è all'inizio quello di una coppia fusionale tipicamente Anni Sessanta con una famiglia tradizionale ma nel tempo la coppia si torce fino a rompersi, mentre la società entra dentro la casa con la sua politica. Il riflesso del mondo di Lotta continua alla quale partecipa Vincenzo trasforma la sua famiglia: è totalmente dedito alla politica, disprezzando tutto il resto, di fatto allontanandosi dai figli che, come gli fa notare anche il figlio, lo valuta anche per come taglia l’insalata.
Purtroppo quando quella durezza si allenta, l’ideologia si stempera, Vincenzo si tufferà in un’altra passione.
Un pezzo importante del libro sono le case, riferimento spaziale delle cose che accadono, significative non tanto per la descrizione pedissequa quanto per la vita che vi si svolge, dalle case di Candida e Vincenzo prima del loro incontro, al monastero che accoglie il loro tentativo di una vita comune con un'altra coppia che poi fallisce, a varie case, da quella della rottura a quella della riconciliazione. Altro elemento essenziale i figli, fil rouge della coppia. In tal senso il libro è coraggioso soprattutto per come affronta il rapporto madre e figli tirando fuori questioni scomode. Anche gli amici giocano un ruolo essenziale. Sono soprattutto gli amici di Vincenzo che fanno parte della vita politica di lui e rispetto ai quali Candida mantiene una distanza di sicurezza. Infine ci sono gli amanti che alla fine però sfumano e scompaiono sullo sfondo del libro e della storia dei due protagonisti che doveva intitolarsi Annali di un matrimonio

La versione di Candida
di Ivanna Rosi
Le Lettere
Ufficio stampa Davis@Co: Caterina Briganti

Articolo di Ilaria Guidantoni

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