“La trama dell’invisibile sulle tracce di Antonio Tabucchi” di Maria Cristina Mannocchi

Scritto da  Mercoledì, 09 Novembre 2016 

Un libro dentro Tabucchi, un viaggio attraverso i suoi occhi più che un libro su Tabucchi. La storia di un incontro che diventa una vocazione, ripercorrendo i luoghi dei viaggi dello scrittore e soprattutto raccontandone in un viaggio in prima persona, sulle tracce del percorso dell’intellettuale, l’evoluzione culturale e sentimentale insieme. Una sorta di viaggio iniziatico inaspettato, cosicché le fantasie e l’impegno di una professoressa in una gita scolastica la portano a diventare scrittrice. Piccoli equivoci senza importanza, direbbe Tabucchi. Ma essenziali per la vita, anzi forse il cuore della vita.

Mi ha incuriosito del libro l’oggetto, Antonio Tabucchi, che ho letto e amato scoprendo attraverso le sue pagine la Lisbona della saudade e la poesia di Pessoa. All’inizio ne sono rimasta delusa trovando i racconti e l’impegno di una professoressa in gita scolastica che ha promosso un incontro ardito ed emozionante con la letteratura dal “vero” nel corso di una gita scolastica, osando scrivere allo scrittore. Certamente lodevole l’iniziativa e l’idea di appassionare i ragazzi ad uno studio alla scoperta delle fonti dirette. Mi è sembrato però nulla più che il libro di una professoressa illuminata. Apprezzabile il ritratto che emerge del grande autore, schivo, umile e disponibile. Nulla più. Seguendo però le tracce di Tabucchi il libro prende un altro indirizzo perché, come dice la stessa autrice, quando si prova a camminare nelle orme di qualcuno qualcosa non combacia e comincia così un nuovo viaggio di scoperta. Il secondo “capitolo” è quindi una sorta di viaggio iniziatico come accade a tanti di noi quando ci imbattiamo in un incontro speciale. D’altronde l’autrice crede ai miracoli che sono le persone belle.

Ma poi inizia una terza parte ideale, scritta in prima persona, come una finzione, il diario di Tabucchi allo specchio che ci restituisce un ritratto e un percorso insolito senza troppa fantasia, ma attraverso le sue città – che Cristina Mannocchi visita – i libri e gli autori della sua formazione. Ci restituisce lo spirito così come da lei vissuto e attraverso il quale ognuno di noi può disegnare a suo piacere un identikit.

E’ il lato più interessante del libro per il modo in cui è affrontata questa insolita biografia d’autore seguendo Antonio Tabucchi e la sua ironia toscana da Pisa e Firenze alla ricerca di un altrove a Parigi dove diventa auditeur libre e poi il ritorno, l’immersione nel sociale, nella questione degli zingari e della comunità di Don Alessandro delle Piagge nel quartiere popolare dell’Isolotto della città medicea. E ancora il “rovescio” della vita, quell’equivoco e il tempo che sfugge nell’incertezza della filosofia dell’ebreo russo naturalizzato francese Wladimir Jankélévitch alla Sorbona che impregnerà il suo libro più noto Sostiene Pereira, l’antieroe che quasi per sbaglio da un inciampo – come direbbe Don Alessandro – da un errore crea la positività. Poi Tabucchi, avventurandosi a Lisbona nella sua saudade, che diventerà la cifra della sua scrittura, comprende che gli piace più la letteratura che la filosofia e incontra Pessoa e la letteratura lusitana. Qui scopre la nostalgia che è rimpianto, dolore del ricordo di quello che saremmo potuti diventare o, come dicono i greci – così mi ha insegnato lo scrittore e traduttore Andrea Di Gregorio – la nostalgia è sempre del futuro.

In queste righe c’è un’impressionante rispondenza del mio mood che non potevo non sentire perché come fa notare l’autrice il nostro scrittore è “un’antenna vivente” ed è vero perché per essere intellettuali ma soprattutto scrittori basta ascoltare la realtà, soprattutto la gente ché la vita ha più fantasia di noi. E’ quello che sostengo sempre nei miei scritto e la filosofia dell’ascolto non può che diventare filosofia dell’accoglienza dove cultura e impegno sociale si saldano con i Rom di Tabucchi e l’emergenza immigrazione di oggi.

Non solo ma grazie a questo libro ho scoperto un Tabucchi non solo impegnato politicamente nella letteratura ma in prima linea nel sociale con quell’epigono del fenomeno dei “preti rossi” – espressione con la quale semplifico una realtà complessa – che nel mio libro su Firenze cito come uno degli aspetti del “rinascimento” nuovo di Firenze.

La scoperta più interessante è però la traduzione letteraria nell’opera di Tabucchi della filosofia di Jankélévitch, autore sul quale mi sono laureata e che era a suo modo artista lavorando molto sulla musica contemporanea e sull’ineffabilità dell’istante come inafferrabilità della vita e profondità della coscienza: quel tempo che può essere solo vissuto.

E’ stata una rilettura di Tabucchi illuminante per me e una straordinaria rivelazione, fatta di coincidenze che non possono essere meramente casuali, e che comunque rende il libro originale anche nel metodo di un nuovo modo di presentare un autore.

La trama dell’invisibile sulle tracce di Antonio Tabucchi
di Maria Cristina Mannocchi
Edizioni Ensemble
12,00 euro
I edizione giugno 2016

Articolo di Ilaria Guidantoni

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