"La terre et le sang" di Mouloud Feraoun

Scritto da  Martedì, 06 Dicembre 2016 

La letteratura algerina del Novecento conferma la narrazione poetica nello stile nutrita della lacerazione tra le due sponde del Mediterraneo: il destino di molti di appartenere in qualche maniera altrettanto autenticamente alla Fracia e all’Algeria. Un affresco della voce dell’Algeria rurale e del nomadismo cabilo dove il villaggio, la tribù, rappresentano il rifugio, l’ancora e la condanna di una sorta di collettivo ancestrale al quale non si sfugge.

 

Il tomanzo di Mouloud Feraoun, scrittore cabilo algerino francofono nato l’8 marzo 1913 a Tizi Hibel nell’Alta Kabylie (antico comune misto di Fort Nazionale) il cui nome è Aït-Chabane mentre Feraoun gli è stato attribuito dallo stato civile francese, è un affresco narrativo di un periodo dell’Algeria che ne ha segnato l’età moderna. Fuori dallo scenario della guerra d’indipendenza contro la Francia, sebbene l’autore sia rappresentante dell’intellettualità impegnata - è vittima, il 15 marzo 1962 ad Algeri, dell’assassinio di Château Royal, attribuito all’OAS, insieme ad altri cinque colleghi ispettori dell’Educazione Nazionale – narra il fenomeno dell’emigrazione e del ritorno alla terra natìa. In luce la lacerazione di un’identità molteplice legata all’eredità francese assimilata da una parte, al richiamo della terra e delle origini, dall’altra, ma anche segnata dalla difficoltà di reintegrarsi nelle dinamiche del villaggio. Mouloud Ferraoud, nel 1928, borsista, frequenta la scuola elementare superiore di Tizi-Ouzou e nel 1932 entra nella scuola Normale di Bouzaréah Alger (oggi Scuola Normale Superiore di lettere e scienze umane). Insegna diversi anni, poi diventa direttore e quindi ispettore dei centri sociali. Comincia a scrivere verso la fine degli anni Trenta il suo primo romanzo, Il figlio del povero, pubblicato per conto dell’autore nel 1950, che ottiene il Gran prix della città di Algeri. Solo nel 1954 Le Seuil lo pubblica spurgato di 70 pagine relative alla Scuola Normale di Bouzaréah. Nel frattempo si sposa e dal matrimonio con la cugina di Emmanuel Roblès nasceranno sette figli. Nel 1951 p in corrispondenza con Albert Camus e il parla dell’uscita il 15 luglio di quell’anno de La Terre et le Sang, ricompensato nel 1953 con il Prix du roman populiste.
L’edizione du Seuil pubblicano nel 1957 Les chemins qui montent, la traduzione dei Poèmes de Si Mohand (pubblicati da Editions de Minuit nel 1960). Il suo diario, redatto tra il 1955 e il 1962, sarà consegnato al Seuil nel febbraio del 1962 e pubblicato post mortem. Le titre, La terre et le sang, mette in evidenza il problema che attraversano tutte le coppie cosiddette “miste”, ieri come oggi e la curiosità insieme all’ostilità che il diverso suscita in una comunità chiusa e omogenea. L’autore all’inizio del libro dichiara che “la storia che seguirà è realmente stata vissuta in un angolo della Cabilia”, in un piccolo villaggio al quale si arriva da una strada bianca con una moschea, una scuola minuscola e case con al massimo due piani. E poco importa se si tratta della cronaca di una storia o del racconto di tante storie che certamente si saranno succedute in quegli anni. Amer, il figlio “perduta” di Kamouna è il figlio del villaggio che ritorna con una donna francese dalla pelle bianca che tutti si chiedono come sarebbe potuta vivere nel piccolo centro claustrofobico e immobile di quest’angolo di mondo. E’ interessante l’analisi psicologica che l’autore fa dei diversi punti di vista e del modo nel quale i cabili guardano la Francia e i francesi con un misto di attrazione e di paura, rispetto ad esempio alla possibilità di emigrazione: la promessa di un futuro migliore, di un orizzonte più aperto eppure nel Paese che ha schiacciato la propria patria. C’è tra l’altro forte il confronto tra il mondo rurale e urbano nella stessa Algeria che oppone l’individualismo urbano alla comunità rurale, la solitudine alla solidarietà, ma anche la libertà al controllo sociale in particolare su quello che di più privato esiste: la coppia e i figli.

La terre et le sang di Mouloud Feraoun
Editions du Seuil, Paris 1953 e 1962 con la Prefazione
6,70 euro

Articolo di Ilaria Guidantoni

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