“La scelta imperfetta” di Daniela Rossi

Scritto da  Domenica, 22 Aprile 2018 

Un romanzo autobiografico, appena sfumato rispetto alla storia della scrittrice che ha già messo in scena se stessa, eppure potrebbe essere una storia di fantasia. Coraggiosa confessione che non scivola mai nell’autoreferenzialità. Sembra strano ma questo libro è una testimonianza di come la vita abbia più fantasia di noi e sia spesso un romanzo. Basta saperlo guardare con gli occhi giusti. Daniela Rossi prova anche come la scrittura, quella autentica riesca anche raccontando il proprio quotidiano a diventare universale narrando un tema intramontabile e sempre indecifrabile: l’amore sconfinato di una donna che può reggere il peso del mondo ma spesso non riesce a sorreggersi. Formidabile il ritmo con i suoi capitoli senza titoli di due pagine al massimo.

 

La scelta imperfetta è fin dal titolo una metafora della vita, della possibilità che ci offre e nel caso della protagonista che ripropone a distanza di trent’anni, della libertà e della consapevolezza che disegnano orizzonti chiari, individuano con lucidità i punti oscuri eppure non riescono a dare la chiave per vivere sereni e contenti. Con umiltà ed estremo rigore la scrittrice, che è anche psicologa e pittrice, si assume la responsabilità della propria vita ma non la bolla in modo semplicistico come “la scelta sbagliata”. Il ritmo è forse la caratteristica più importante del libro con una scrittura piana, senza troppe ricercatezze, ma puntuale, iconografica che non manca di arrivare dritta al cuore delle cose come quando parla di “una grandinata di parole”. Il romanzo evoca il potere della parola giusta che non ha bisogno di diluirsi e dilungarsi e mantiene l’armonia della partitura con una cadenza incredibile di una pagina e mezzo due per ogni capitolo, una semplice progressione numerica che però riesce a mantenere la giusta respirazione e quindi il piacere del viaggio nella vita della protagonista. Le osservazioni, le descrizioni, le interpretazioni sono suggerite più che raccontate e tutto è contenuto nella storia stessa, trent’anni densi di vita, senza che però divenga una lettura farraginosa. Al contrario il filo è esile e la densità che si avverte sta tutta nel vissuto, intimo che, ci lascia intuire Daniela, spesso non è condivisibile nemmeno con l’altro perché in coppia si può dividere tutto ma non la coscienza. C’è qualcosa che ci individua, ci appartiene e non vale nemmeno la pena spiegare, rimproverare, perdonare – anche questo diventa un gesto intimo, dentro di noi più che verso l’altro – perché il sentire soprattutto quando è dolore non è facile da condividere nelle sfumature che fanno per altro la differenza. E’ proprio così, l’amore è intesa senza parole quando è felice ma diventa un muro invalicabile alla prima difficoltà. Il merito di questo libro è saper creare un romanzo che ha tutte le caratteristiche della narrativa semplicemente osservando la vita, anzi rileggendosi, ma con la capacità di assumere una dimensione universale e di dire qualcosa a tutti, forse dovuto anche alla formazione psicologica e all’esercizio della professione e della ricerca dell’autrice proprio nel campo della sessuologia, della terapia di coppia e del rapporto genitoriale. Non voglio svelare nulla della trama che per me è stato più facile seguire perché ho conosciuto prima il racconto dal vivo e forse proprio per questo mi è sembrato che la scrittura non si scollasse per nulla dalla sua vita, manifestando in questa aderenza la coerenza e la lucidità della persona. Se la più parte dei lettori non potrà apprezzare la sensibilità della persona certamente potrà riflettere su quella della protagonista sull’infinita gioia e dolore che in amore sembrano coestensivi; sull’irrinunciabilità di un amore anche se difficile; sulla capacità senza limiti della maternità nell’accoglienza delle difficoltà; sul senso pratico del femminile che si concilia con il romanticismo; sulla dimensione interiore dell’adolescenza e del primo amore che ci inchioda al passato e quell’età dove tutto sembra possibile; così come sulla speranza come dimensione interiore: l’apertura finale del libro, nelle ultime righe, che dicono per citare il titolo di un racconto di un’altra scrittrice e amica, Mariù Safier (recensito sempre su Saltinaria) Perché un amore non finisce quando finisce.

La scelta imperfetta
di Daniela Rossi
Historica Edizioni
Settembre 2017

Articolo di Ilaria Guidantoni

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